Il jaccuse di Canfora sul papiro Il filologo presenta il suo libro contro lautenticità e ne discute con Cavina Pernigotti e Tosi -------------------------------------------------------------------------------- TUTTO comincia quando un mercante armeno propone allUniversità di Milano di esaminare un papiro in cui compaiono cinque colonne di un testo greco, disegni del corpo umano e figure di animali. Gli esperti chiamati in causa datano il reperto al primo secolo a. C. e ne identificano il testo come parte della perduta Geografia di Artemidoro di Efeso. Ma è davvero così? Una delle più famose e recenti querelle tra studiosi del mondo antico, la disputa sul «papiro di Artemidoro», arriva a Bologna con la presentazione del libro di Luciano Canfora, il professore di filologia classica che sostiene la tesi del falso (il principale indiziato è Costantino Simonidis, uno dei personaggi più ambigui vissuti nellEuropa ottocentesca, e falsario di fama). Lincontro sul volume edito da Laterza, «Il papiro di Artemidoro», si tiene oggi alle 17.30 alla sala dello Stabat Mater dellArchiginnasio. Interverranno, con lautore, Anna Ottani Cavina, legittologo Sergio Pernigotti, Renzo Tosi, coordinati dal latinista Ivano Dionigi. Lo scontro accademico che ha visto Canfora opporsi a Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, difensore dellautenticità del papiro, sta facendo il giro del mondo e darà vita anche allAlma Mater a ulteriori seminari e dibattiti. Perché in fondo, ricorda Renzo Tosi, docente di letteratura greca, cè in gioco la nostra visione della lingua e della cultura greca, la nostra concezione dellantico. «Mi sono molto appassionata al caso perché il libro di Canfora è rigorosissimo sul piano dellindagine, è costruito su unanalisi allo spasimo», commenta Anna Ottani Cavina che da storica dellarte ha studiato i disegni. «Sono troppe le tracce di un mondo più moderno di quello di un papiro», la sua convinzione. «Daltra parte il principio è che un falsario è un uomo del suo tempo, in maniera inconscia proietta convinzioni ed elementi della cultura a lui propri e che a distanza emergono». Ornella Montanari, grecista dellAlma Mater, stigmatizza la dinamica degli schieramenti. «E un dibattito che ha diviso gli studiosi in partigiani e nemici, ma che in realtà che dovrebbe rimanere, o tornare ad essere, scientifico». Intanto il giallo sul papiro di Artemidoro, acquistato dalla Fondazione per larte della Compagnia di San Paolo, tiene banco fuori dallaccademia. La sintesi è di Dionigi: «Mi pare che i classici ignorati dal legislatore, emarginati dalle scuole, questi grandi inutili sembrano prendersi la rivincita. Il dubbio e le divergenze sono salutari per le nostre discipline».