L'ASPETTATIVA è quella di un terno al lotto. O comunque di un buon colpo di fortuna. Leventuale legge speciale per Firenze non è dietro langolo, chiunque vinca le elezioni del 13 e 14 aprile. Infatti non esistono leggi «speciali», se non in tempo di guerra. Casomai si può parlare di leggi specifiche, ossia proposte per risolvere il grande problema di una città o di un territorio. Ma liter non è affatto accelerato. Al contrario, non essendo un provvedimento valido per lintero Paese, il proponente deve trovare adeguati sostegni. Necessariamente anche fuori del proprio schieramento politico. La trafila è lunga e uguale a quella di tutte le altre leggi: si iscrive la proposta che va in commissione, dove rischia di finire nel cimitero delle leggi; infine, se ha la fortuna di approdare in aula, è indispensabile trovare una maggioranza sufficiente a farla approvare. E bisogna che il governo abbia i soldi per finanziarla. Lipotesi di una legge speciale per Firenze è stata avanzata tante volte negli ultimi quarantanni, cioè dallalluvione del 66 in poi. Due i temi ricorrenti: appunto lArno (che è sempre un pericolo per la città e due terzi della Toscana, i danni di un nuovo diluvio, secondo lAutorità di bacino, supererebbero 115 miliardi di euro n.d.r.) e i beni culturali (cè la necessità di salvaguardare il patrimonio darte e cultura per il quale Firenze è, da sempre, quello che è e conta quello che conta). Ma concretamente non è successo mai nulla. Semmai esiste una proposta di legge, non nazionale ma regionale per Firenze, avanzata diversi mesi fa dal gruppo di Forza Italia. Proposta arenata fra le carte della commissione affari istituzionali anche per la formulazione, giudicata troppo generica. Infatti recita: «Si stanzia una somma per Firenze e si nomina un comitato per elaborare i progetti». E chiaro che, per andare avanti, serve un titolo più preciso, più mirato. Ma è ovvio che deve essere lo Stato e non certo la Regione a trovare grandi risorse per Firenze. Magari sulla falsariga di quanto è avvenuto per le altre «città-vetrina» dItalia: Venezia e Roma. La legge per Venezia porta il numero 249 e una data lontana: 31 marzo 1956. Titolo: «Provvedimento per la salvaguardia del ca- rattere lagunare e monumentale di Venezia, attraverso opere di risanamento civico e dinteresse turistico». Venne rifinanziata, con unaltra legge, la numero 171 del 16 aprile 1973. Prima di Roma, ottenne attenzione e soldi Siena con la legge numero 3 del 3 marzo 1963: «Provvedimento per la tutela del carattere storico, monumentale e artistico Siena e per opere di risanamento urbano». Legge accolta dalle contrade, e si capisce perché, con esultanza pari a quella riservata alla vittoria di un palio. E dieci anni dopo altri festeggiamenti per il rifinanziamento. Quindi venne la volta di Roma: legge numero 396 del 15 dicembre 1990. Titolo: «Interventi per Roma capitale della Repubblica». Beneficiata, negli ultimi anni, anche Lecce. Con legge numero 59 del 9 marzo 2001: «Norme per il restauro, la tutela e la conservazione del patrimonio urbanistico, architettonico, artistico e barocco di Lecce». Morale? Per una legge specifica occorre un progetto preciso. E un grande accordo politico, naturalmente trasversale. Ma soprattutto bisogna scegliere il momento giusto: quando nelle casse statali ci sono i soldi.
FIRENZE - Quel poker di città che riuscì nellimpresa
La legge speciale per Firenze non esiste. Non esistono leggi speciali per Firenze, a meno che non si tratti di un provvedimento valido per lintero Paese in tempo di guerra. La trafila per la legge è lunga e uguale a quella di tutte le altre leggi. La proposta di legge avanzata dal gruppo di Forza Italia è stata arenata fra le carte della commissione affari istituzionali. La proposta recita: Si stanzia una somma per Firenze e si nomina un comitato per elaborare i progetti. La legge per Venezia porta il numero 249 e una data lontana: 31 marzo 1956. La legge per Siena porta il numero 3 del 3 marzo 1963.
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