L'altalena delle Borse e la crisi di altre forme di investimento finanziario ha riportato in primo piano il mercato dell'arte. Comprare un'opera d'arte può rappresentare un investimento con rendimenti interessanti. Per professionisti, appassionati, imprese. E l'esenzione fiscale è considerata da tempo uno degli strumenti più rilevanti per incentivare l'investimento privato in cultura, soprattutto in Italia. Occasione di dibattito ieri a Milano al Convegno organizzato da Arte Fiera Bologna proprio sulle opportunità offerte dalla defiscalizzazione di questo tipo di investimento. «Nel nostro Paese - sottolinea Massimo Di Carlo presidente dell'Associazione nazionale gallerie d'Arte -c'è un'aliquota del 20, quando in Francia è del 5,5, in Gran Bretagna del 6 in Germania pari al 7». Differenza che secondo gli operatori penalizza il mercato nazionale, pesa sul giro d'affari totale, sugli indici di professionalità e «sulla mole del sommerso - aggiunge Di Carlo poiché questa realtà spinge molli ad operare non troppo alla luce del sole o a comprare all'estero e di questo il Legislatore deve tenere conto». Tra i vincoli del mercato anche la normativa italiana che regola l'esportazione di opere d'arte. «Un freno forte alle potenzialità del mercato - conferma Domenico Filipponi, direttore sviluppo di Christie's -poiché per opere prodotte oltre cinquant'anni fa serve, per l'esportazione, l'autorizzazione della Soprintendenza alla libera circolazione. In altri paesi - aggiunge - se l'opera è considerata importante lo Stato la compra». Discorso difficile in Italia: per le risorse scarse, un partimonio pubblico già imponente. «Abbiamo poche risorse - replica il sottosegretario di Stato ai Beni e alle Attività Culturali Nicola Bono - a disposizione 10milioni di euro l'anno per l'acquisto di opere d'arte. Quanto alla necessità dell'armonizzazione dell'Iva, il problema va posto a livelli globali trovando intese con i Paesi Ue». «Aliquote più basse migliorerebbero il mercato italiano - concorda Marco Semenzato della casa d'aste Finarte - penalizzato da queste differenze. I veri problemi per noi restano la legge per la tutela del bene artistico e il grave disinteresse politico per il settore». Ma la sfida per il rilancio del mercato dell'arte passa anche attraverso il rapporto con le imprese e l'economia, Con la legge n.342 nel 2000 fu introdotto il principio di esenzione fiscale integrale per le aziende che sostengono la cultura per esempio attraverso donazioni. «Legge buona che però ha creato problemi per il ricevente - spiega Massimo Sterpi avvocato esperto di diritto dell'arte - per l'introduzione di una soglia di 270miliardi di lire al di sopra della quale si sarebbe pagata, solo sulla percentuale in eccesso della donazione, un "una tantum" del 37. Particolare che ha dissuaso molti operatori dall'utilizzare la norma temendo di dover pagare questa tassa che poi non è mai stata pagata. 11 primo anno infatti - afferma Sterpi - si è giunti a 17milioni dì euro di donazioni il secondo anno a 15 miliardi. Un passo avanti potrebbe però venire dal progetto di legge che il ministro Urbani sta studiando e si pensa che venga eliminato questo tetto». L'impresa resta di fatto uno dei soggetti acquirenti più interessanti per il mercato dell'arte. «Il discorso defiscalizzazione non esaurisce il tema -spiega Michele Trimarchi, economista il rapporto cultura-azienda è centrale e lo dimostra l'attenzione crescente dell'impresa per l'arte. Una domanda complessa che traduce uno scenario in cui la cultura non è più oggetto esterno all'azienda ma diventa anche modalità con cui ci si organizza».