Qualche militare in arrivo dalla Scuola dApplicazione di Torino, un paio di ufficiali coinvolti in missioni umanitarie, alcuni studenti della facoltà di Conservazione dei beni culturali. Ci sono anche due medici che hanno partecipato a missioni in Afghanistan, alcuni operatori della Protezione civile e di organizzazioni non governative. «Abbiamo ricevuto richieste anche dallAfrica, da ong che operano in zone dove i militari non hanno sensibilità per il patrimonio». Parola di Antonio Panaino, preside della facoltà di Beni culturali a Ravenna e direttore della Scuola per la tutela dei beni culturali nelle aree di crisi, organizzata dallUniversità in collaborazione con lEsercito, prima a partire delle cinquanta summer school messe in campo questanno dallAlma Mater. Sono 50 i posti a disposizione, metà per militari e metà per civili. Anche se resta ancora qualche possibilità di iscrizione (entro l11 aprile, costo 100 euro, info www.fondazioneflaminia.it), la scuola dei «caschi blu» del patrimonio artistico ha avuto successo, tanto che si pensa di ripetere e di allargare lesperienza. Sono di varia provenienza i primi allievi della scuola che dal 15 al 17 aprile partecipano alle lezioni, allAccademia militare di Modena, tenute da docenti universitari e militari. Si parte con lillustrazione della Convenzione dellAja sulla tutela dei beni culturali in caso di guerra, adottata nel 54, e si prosegue con una rassegna delle attività sul campo dellesercito italiano e degli studiosi dellateneo. Il noto archeologo Maurizio Tosi illusterà i casi di Gerusalemme e Samarcanda, Pierfrancesco Callieri parlerà della missione archeologica italiana in Iran, lo stesso Panaino di quella nella Valle dello Yaghnob, in Tajikistan, Carlo Cereti (Sapienza di Roma) di quella nel Kurdistan iracheno. I capitani Matteo Rizzitelli e Chiara Galli parleranno del Kosovo, con un approfondimento del generale Antonio Venci sulla partecipazione italiana alla missione Kfor. «Un paese debole va difeso proteggendo le sue radici storico-culturali - dichiara il rettore Pier Ugo Calzolari un paese si sfigura quando si tenta di sovrapporgli un modello culturale diverso e gli italiani lo sanno bene visto i secoli di dominio che hanno sopportato». «I soldati - aggiunge Giuseppe Maggi, generale di corpo darmata e comandante della Scuola dApplicazione di Torino - sono i migliori ambasciatori del nostro paese allestero. Vogliamo preparare al meglio il personale che opera nelle missioni e questa collaborazione con lUniversità che nasce come pilota può essere incrementata e potenziata per darle una forma strutturale». I nostri militari sono presenti in diverse zone del mondo. Presidiano una parte della cosiddetta «terra dei monasteri» in Kosovo, nel sud del Libano sono in unarea ricca di centri di grande interesse (uno tra tutti, Tiro, patrimonio dellumanità dellUnesco). Non ci sono militari «ma sarebbe meglio se ci fossero», dicono gli studiosi, a Paikuli, nel Kurdistan iracheno, dove da due anni stanno lavorando a una torre monumentale del III secolo.
BENI CULTURALI - I nuovi caschi blu dellarte? Studenti, medici (e militari)
La Scuola per la tutela dei beni culturali nelle aree di crisi, organizzata dallUniversità in collaborazione con lEsercito, ha avuto successo con la sua prima edizione. I 50 posti a disposizione sono stati prenotati da militari, ufficiali coinvolti in missioni umanitarie, studenti della facoltà di Conservazione dei beni culturali e medici che hanno partecipato a missioni in Afghanistan. La scuola offre una formazione su come proteggere i beni culturali in caso di guerra, con lezioni tenute da docenti universitari e militari. Lesperienza è stata richiesta anche dallAfrica, da ong che operano in zone dove i militari non hanno sensibilità per il patrimonio.
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