Le nuove colate di cemento? Potrebbero cadere a ridosso dei corsi d'acqua. Per il momento non ci sono nuovi progetti in cantiere, ma si tratta comunque di uno scenario reso possibile dall'approvazione, avvenuta l'altra sera in consiglio comunale, di quella che in gergo tecnico si chiama «variante di adeguamento della disciplina urbanistica vigente allo studio per la definizione del reticolo idrico minore». In sostanza il documento votato stabilisce quali siano i corsi di pertinenza comunale e nello stesso tempo stabilisce le regole per la loro gestione, compreso alcuni importanti criteri che potrebbero favorire eventuali nuovi stravolgimenti dell'assetto urbanistico in prossimità, appunto, dei piccoli fiumi. Come per esempio il Respaù che scorre vicino all'area Ticosa, o la Roggia nei pressi della futura cittadella dello sport a Muggiò. Proprio qui potrebbero diventare disponibili porzioni in più di terreno per l'edificazione. Stando a quanto precisato anche dall'ufficio stampa di Palazzo Cernezzi, la delibera «individua e determina le fasce di rispetto dei corsi d'acqua ». Di fatto «il divieto assoluto d'intervento è stato portato da 10 a 4 metri». NUOVI INTERVENTI «La prima fascia hanno chiarito dal Comune - è di pertinenza del corso d'acqua stesso per una larghezza di 4 metri: in tale spazio sono vietate diverse attività tra cui la costruzione di edifici, manufatti di ogni tipo, fatte salve opere che rivestono carattere di intervento pubblico o di regimazione idraulica, e il deposito di materiali di qualsiasi genere. Il secondo ordine di tutela è individuato nella fascia che si discosta dall'argine del corso d'acqua fino a 10 metri e vi sono vietate le attività sopraccitate precedenti fatta salva la possibilità di deroga, previa verifica della compatibilità idraulica e geologica dei lavori. La precedente disciplina in materia stabiliva invece l'impossibilità di ogni attività fino a 10 metri dal corso d'acqua ». Su questo punto la minoranza ha presentato un emendamento specifico che però non è stato approvato. «Abbiamo chiesto che si decidesse fin da subito, per chiarezza, dove dovesse essere posto il divieto dei 4 metri e dove quello dei 10 metri ha commentato Mario Lucini (Pd) che ha proposto gli emendamenti e invece si è deciso di dare la possibilità a chiunque di chiedere sempre e comunque l'autorizzazione fino ai 4 metri. Spetterà poi agli uffici decidere. È ovvio che queste nuove regole non vanno di certo verso una limitazione e salvaguardia del territorio dall'edificazione». LE RISTRUTTURAZIONI - Cosa succederà a quelle costruzioni che già esistono e si trovano a meno di 4 metri dalle sponde dei corsi d'acqua? Non saranno di certo abbattute. Anzi, potranno essere oggetto di ristrutturazioni edilizie. E anche questo è un aspetto fortemente criticato dall'opposizione. «Sarebbe stato meglio prevedere la possibilità solo di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro o di risanamento. Purtroppo si è scelto di prevedere anche la possibilità di interventi di ristrutturazione edilizia, il che può significare tante, troppe cose». DEVIARE I FIUMI - Tra le regole della gestione del cosiddetto "reticolo idrico minore" è stata inserita anche la possibilità di deviare i corsi d'acqua naturali. Lucini, riguardo a questo punto, ha manifestato forti timori in qualità non solo di consigliere ma soprattutto di geologo: «Non credo sia una cosa opportuna deviare il corso dei fiumi naturali, anche se piccoli. Mi risulta che anche lo stesso Genio Civile abbia manifestato alcune perplessità al riguardo».