Gli uomini della Soprintendenza, si sa, non son tipi da improvvisare bilanci a spanna. «Siamo di fronte a una torre sventrata dal fuoco e pericolante - ha spiegato ieri il sovrintendente Francesco Pernice -, nessuno può avventurarsi, se non i vigili del fuoco, in quegli ambienti pericolanti e voi ci chiedete la lista degli oggetti andati distrutti? Ma se non siamo neppure riusciti ad avvicinarci a quelle stanze, come possiamo dirlo?». Già, come si fa? Eppure, girando il problema, una lista precisa si può fare. E' quella dei mobili e degli oggetti che i vigili del fuoco non sono riusciti a trarre in salvo. «Non è automaticamente detto che siano andati in cenere, almeno ce lo auguriamo - spiega Roberto Medico, direttore delle collezioni storiche del Castello - ma sicuramente, per il momento, sono oggetti preziosi che mancano all'appello e che speriamo con tutto il cuore di poter recuperare sotto una coltre di cenere». Ed eccolo, questo elenco che si spera molto provvisorio in cui non c'è il letto di Maria Adelaide che oggi si spera di poter recuperare e neppure l'inestimabile vaso di Meissen di Sassonia, chiamato «vaso delle palle di neve» che è stato portato in salvo dai volontari nella notte dell'incendio, così come una serie di tessuti preziosi, un crocefisso e un pregadio. Sala del Proclama Come già anticipato ieri, fortunatamente il documento firmato da Vittorio Emanuele II il 20 novembre 1849 è salvo: è infatti custodito all'Archivio di Stato. Non si è fatto invece in tempo a mettere in salvo due consolle di fine '700 laccate, ma «non importanti», un piccolo tavolo scrittoio dell'800, alcune sedie Luigi XVI non imbottite. Fra i pezzi più importanti che non sono stati tratti in salvo invece, c'è certamente il busto di Vittorio Emanuele II realizzato con una avveniristica tecnica galvano-plastica che lo fa apparire di bronzo, ma in realtà è di una lega molto più leggera databile fine Ottocento-inizio '900. Mancano all'appello anche alcuni dipinti del Sacro Romano Impero di autori vari. Toeletta della Regina Non è stata salvata, per il momento né la boiserie, né la tappezzeria, anche se i tessuti non erano più quelli originali, ma erano stati sostituiti negli Anni 70. Manca all'appello anche una piccola poltrona da toeletta. Mentre il salotto blu della regina sembra completamente salvo. Camera da letto del Re Il pezzo più prezioso di questa stanza è il letto in ferro, con struttura militare completamente smontabile e testile con le iniziali dorate «V. E.» del re. «Essendo di ferro - spiega il professor Medico - ci auguriamo che possa aver resistito alle fiamme e che la struttura abbia retto. Non sappiamo invece nulla del comò e della specchiera che non rappresentavano comunque pezzi particolarmente preziosi». Non si è riusciti a strappare al fuoco neanche la coperta originale del letto in tappezzeria in seta blu con inserti in argento che, a differenza del letto, è difficile che sia sopravvissuta alle fiamme.