Le Regioni brindano alla nuova versione del codice dei beni culturali, redatta tenendo conto delle loro istanze, anche se sono consapevoli del fatto che l'adeguamento degli strumenti locali esistenti per la tutela del paesaggio alle modifiche di disciplina comporterà molto lavoro. A dire la verità, gli strumenti di pianificazione paesaggistica attualmente in vigore nelle Regioni italiane al momento lasciano un po' a desiderare, complice anche il fatto che la disciplina nazionale è oggetto di continue modifiche. Solo poche Regioni (Emilia Romagna, Liguria, Marche e Valle d'Aosta, come illustrato nella tabella in alto) possono vantare piani paesaggistici completi che si occupino unicamente del paesaggio, coprendo tutto il territorio. Inoltre, alcuni dei piani adottati sono stati successivamente bocciati dai Tar. Protagonista della riforma è la copianificazione obbligatoria Stato-Regioni, che resta facoltativa dove non c'è vincolo paesaggistico (circa il 50 del territorio). «Anche se c'è una differenza sostanziale tra paesaggio e bene paesaggistico - premette Rosaria Amantea, dirigente del dipartimento Urbanistica in Calabria e coordinatrice tecnica per la riforma del codice come esponente della Regione capofila per il paesaggio - occorre far dialogare la tutela dei beni paesaggistici con la valorizzazione del paesaggio; in questo senso, l'obbligo di copianiflcazione Stato-Regioni è positivo, così come è un bene aver riconosciuto la sua non necessità in quei territori dove non c'è vincolo». È un fatto, però, che già alcune Regioni hanno sperimentato accordi di copianiflcazione, senza fare distinguo. È il caso dell'Emilia Romagna, dove già nel 2003 è stata firmata un'intesa con il Governo per la revisione del piano paesaggistico dell'89, e della Campania, che ha firmato un protocollo d'intesa con il Mibac e il ministero dell'Ambiente sulla cui base entro il 1 maggio dovrebbe adottare un piano territoriale regionale a valenza paesaggistica, riguardante però, in questo caso, solo parte del territorio regionale. Ci si chiede se sia tutto da rifare. «Sulla nuova versione del codice deve essere espressa una grande riserva - prosegue Amantea - resta un codice che regolamenta i beni paesaggistici e non il paesaggio nella sua totalità, il testo quindi andrebbe perfezionato, rendendolo maggiormente aderente alla convenzione europea del paesaggio, ratificata con la legge 142006».
paesaggio: Le Regioni brindano alla nuova versione del codice dei beni culturali
Le Regioni italiane hanno accolto la nuova versione del codice dei beni culturali, che tiene conto delle loro istanze. Tuttavia, le Regioni sono consapevoli che l'adeguamento degli strumenti locali esistenti per la tutela del paesaggio alle modifiche di disciplina comporterà molto lavoro. Alcune Regioni, come l'Emilia Romagna, la Liguria, la Marche e la Valle d'Aosta, hanno piani paesaggistici completi che coprono tutto il territorio. Tuttavia, altri piani sono stati bocciati dai Tar. La copianificazione obbligatoria Stato-Regioni è facoltativa in alcuni territori.
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