Non c'è ancorasinergia sulle strategie politiche tra entie associazioni Tanti i beni culturali ed architettonici nel capoluogo, però restano quasi tutti inaccessibili Due domeniche fa: edicola di Francesco Lattanzi in via Gramsci. Entrano due turisti toscani: chiedono informazioni ed osservano. "Scusi ma perchè l'ufficio turistico è chiuso?". Osservano ancora: "Scusi perchè il museo è chiuso". L'intervista conosce un altro paio di domande e il commerciante maceratese è imbarazzato. Ieri, primo pomeriggio in piazza della Libertà ci sono una cinquantina di turisti. Attorno è tutto sprangato, chiuso. Teatro, torre civica, pinacoteca, musei e "naturalmente" anche l'ufficio turistico. L'unico bar aperto è il Maracuya in piazza San Giovanni. Il gruppo si dirige verso il Duomo, dalle parti della Curia le cose vanno meglio. Chiese e santuari la domenica sono aperti. C'era anche la giornata del Fai ieri che ha toccato alcune località della nostra provincia. C'è un fenomeno costante e crescente da diversi anni: aumentano i turisti in città, aumentano gli stranieri in arrivo e quelli che decidono di rimanervi ma ciò nonostante i portoni restano accuratamente sprangati. Appare velleitario investire diversi milioni di euro sul restauro e la destinazione museale di Palazzo Buonaccorsi se non c'è all'orizzonte un progetto di promozione e di gestione della struttura. Appare velleitario investire milioni di euro sui luoghi di Matteo Ricci se poi il tutto viene lasciato cadere, senza lasciare segni. Appare inconcludente investire due o tre milioni di euro all'anno sullo Sferisterio quando poi i turisti che arrivano sull'onda dei riflessi di immagine provocati dalla stagione lirica non trovano quello che cercano. Ognuno tiene ben stretto il proprio orticello museale evitando di metterlo in rete, nessuna comunicazione: storie a se stanti, "tappe delle Via Crucis" come sottolineava tempo fa il prof Carlo Cambi che però non fanno un percorso e del resto quello che emerge in tutti gli interventi dei personaggi che sono intervenuti sul dibattito legato allo sviluppo della città è che mancano sinergia e tavolo di confronto. Ognuno pensa di poter andare avanti da solo senza confrontarsi, senza fare squadra e i risultati sono quelli che si percepiscono ascoltando anche i commenti dei turisti che arrivano in queste domeniche di "tutto sprangato". Una città chiusa pur in presenza di eccellenze e di personaggi non solo storici che farebbero la felicità di qualunque ente di promozione turistica attento al territorio. Però si continua a investire in opere pubbliche senza pensare troppo al come far vivere i contenitori. La colpa? Sempre di qualcun altro. Ed allora il Comune si tiene stretta e ben chiusa la torre civica, si tiene il teatro lasciato al buon cuore del custode, lo Sferisterio appaltato a un'agenzia e il museo chiuso per lavori con un palazzo Buonaccorsi che prima o poi aprirà. Fondazione Carima si tiene il suo Palazzo Ricci, Regione, Provincia e Camera di Commercio rimangono alla finestra sostenendo comunque alcune iniziative. Ma non sembra ancora giunto il momento di aprire un confronto sui progetti da sostenere tutti insieme. "Pensare locale e muoversi globale" è uno slogan che si vorrebbe applicato anche nel nostro territorio ma si è rimasti a metà del guado. Idee molte e sempre più locali, scarsa invece la capacità di conquistare la ribalta. LUCA PATRASSI,