Manifesto di 40 cineasti contro la fusione decisa da Cinecittà Holding per ridurre gli sprechi Giro di vite del ministero su viaggi e consulenze di Filmitalia Saranno pure grandi artisti ma quando gli tocchi i privilegi apriti cielo. È bastato che il consiglio d'amministrazione di Cinecittà Holding decidesse di accorpare Filmitalia per scatenare la protesta di alcuni registi italiani e della loro nicchia politica. Contro la fusione decisa dal braccio operativo del ministero dei Beni Culturali si sono schierati: Angelo Barbagallo, Marco Bellocchio, Antonio Capuano, Lionello Cerri, Roberto Cicutto, Saverio Costanzo, Alessandro D'Alatri, Tonino De Bernardi, Giorgio Diritti, Nicola Giuliano, Ugo Gregoretti, Gianmario Feletti, Michelangelo Frammartino, Daniele Luchetti, Salvatore Maira, Davide Marengo, Vincenzo Marra, Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Nanni Moretti, Fabrizio Mosca, Gabriele Muccino, Laura Muscardin, Andrea Occhipinti, Stefano Odoardi, Ferzan Ozpetek, Lucio Pellegrini, Giuseppe Piccioni, Alessandro Piva, Domenico Procacci, Rita Rognoni, Sergio Rubini, Gabriele Salvatores, Ettore Scola, Paolo Sorrentino, Marina Spada, Paolo e Vittorio Taviani, Maurizio Totti, Paolo Virzi, Gianni Zanasi. Ma nonostante firme così di peso il cda di Cinecittà Holding, riunitosi ieri, ha deliberato la proposta di fusione per incorporazione della controllata Filmitalia S.p.A. L'operazione è stata motivata con l'obiettivo di contenere le spese di enti pubblici e società partecipate dallo Stato. «Tale piano genererà risparmi in virtù di una gestione accentrata e sinergica» si legge nella nota del cda, «liberando fondi che saranno reinvestiti nella promozione del nostro cinema all'estero». L'incorporazione di Filmitalia genererà un risparmio di circa 500 mila euro sulle spese di gestione pari al 20 dei costi. Oltre ai registi, che rappresentano la pietanza pregiata del banchetto, sono scesi in campo come contorno anche il Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani che ha commentato così la fusione: «Sarebbe un errore strategico disperdere l'esperienza e il patrimonio professionale di un gruppo di lavoro che ormai da anni esprime competenza e impegno appassionato per il cinema italiano all'estero». E in aggiunta il Sngci ha sottolineato come: «Il tema della promozione all'estero si sta dimostrando per il cinema italiano una priorità strategica. Non oscuriamo il cinema italiano all'estero». Ma nessuno vuole ridimensionare il cinema italiano, semmai tagliare un po' di persone al seguito dei vari festival, rappresentati da delegazioni molto spesso numerose e costose. «Del resto quando iniziò il nostro mandato che coincise con l'incarico preso dal ministro Rutelli - spiega l'ad di Cinecittà Holding, Francesco Carducci Artenisio - di società ce n'erano oltre una decina. E il nostro obiettivo è stato sempre quello di accorporarle per avere solo una grande società, allo scopo di evitare sovrapposizioni di gestione e sprechi inutili di risorse umane ed economiche». E di spese economiche non ce n'erano poche. Basta guardare i bilanci. Il presidente del cda di Fimitalia, Irene Bignardi, già inviato e critico cinematografico della Repubblica percepisce per la suo incarico 75.000 euro lordi annui e come presidente aveva formulato la richiesta all'assemblea di portare il compenso a 100 mila euro netti. I costi sono lievitati nell'ultimo periodo. Soprattutto per seguire i numerosi festival cimenatografici sparsi nel globo: da Locarno a Venezia fino ad Annecy Villerupt e Montpellier. Nel bilancio al 31 dicembre 2006 come ricavi complessivi da contributi del ministero 835.188 euro mentre i costi sono stati di 856.752, dei quali 506.926 solo per consulenze, pubblictà e collaborazioni. Nel mirino dei costi ci sono finite le delegazioni al seguito dei festival. Qualche esempio? 40 persone agli Open Roads negli Usa, 16 accompagnatori a Tokyo e 12 a Shangai. Per quanto riguarda invece il personale di Filmitalia, Cinecittà Holding precisa che si ha la «ferma intenzione di valorizzare tutte le professionalità». Da Moretti a Muccino, tutti contro Rutelli che taglia i viaggi-premio Torna Nanni Moretti e proprio nel rush finale della campagna elettorale piazza lì un bel girotondo contro il governo uscente. Nel mirino c'è il ministro uscente dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, colpevole per il regista più coccolato della sinistra di avere tagliato i fondi alla promozione del cinema italiano. Con Moretti è scesa in campo la crème della cinematografia italiana che un tempo sorrideva a Walter Veltroni: da Marco Bellocchio ai fratelli Taviani, da Ettore Scola a Gabriele Muccino, da Sergio Rubini a Ferzan Ozpeteck. Furibondi con Cinecittà holding che ieri ha deciso di fondere in se stessa una società, Filmitalia, che promuoveva all'estero i registi e i loro film. Pagando loro aerei e alberghi, rigorosamente in prima classe...A presiedere la società è ancora l'ex critico cinematografico di Repubblica, Irene Bignardi. Non è per risparmiare sulla sua poltrona che ieri si è decisa la fusione fra controllante e controllata: percepisce infatti un gettone da 75 mila euro lordi all'anno, avendo Cinecittà holding da tempo respinto la sua proposta di elevare l'emolumento a centomila euro netti l'anno. Ma il taglio che con il beneplacito di Rutelli gli amministratori della società hanno immaginato, è proprio quello alle collaborazioni e alle spese di rappresentanza. Puntando più sulla promozione dei prodotti artistici all'estero che al trasporto, vitto e alloggio delle delegazioni artistiche oggi scese scandalizzate in piazza. Nei resoconti di bilancio figuravano biglietti di prima classe, e alla naturale richiesta di spiegazione qualcuno ha risposto che gli artisti non se la sentono di stare stretti stretti in business. Spazi creativi necessari- sia pure a opera ultimata e semplicemente da promuovere- anche nelle stanze di albergo. Si apprende da quei bilanci quel che il pm John Woodckock ha svelato a proposito di Alfonso Pecoraro Scanio: in Italia l'antichissima «sinistra al caviale» preferisce gustarlo in alberghi a sette stelle. A Milano come in Dubai o a New York. Così Filmitalia solo nel 2006 ha trasportato 12 artisti a Mosca, altri 40 alla rassegna americana Open Roads, ancora 16 artisti a Tokyo per il Festival del cinema italiano, e ancora 12 più Gabriele Salvatores a Shanghai: poteva in questi anni mancare una visitina in Cina? Fa un po' tristezza un'intellighentia lì a girotondeggiare furiosa per il declassamento a bordo degli aerei, pronta sdegnata a rifiutare una notte a quattro stelle. Alla faccia di una campagna elettorale che ne inventa una al giorno per aiutare chi non arriva alla fine del mese... Franco Bechis