La commissione cultura della Camera ha modificato il decreto di riforma della Biennale. Il parlamento ha quindi chiesto di correggere il documento originale del ministro Giuliano Urbani, che tanto polverone aveva sollevato a Venezia. Ieri mattina la commissione ha ascoltato il sindaco Paolo Costa (che è anche vicepresidente della Biennale) e il presidente della Provincia, Luigino Busatto, raccogliendo in sostanza tutte le perplessità manifestate dai due rappresentanti veneziani, che a Roma hanno portato due atti di indirizzo votati all'unanimità dai rispettivi consigli. La revisione del decreto è anche un segnale politico chiaro, con il ministro che ha dovuto raccogliere le critiche di una parte del centrodestra. Nei giorni scorsi, infatti, l'eurodeputato di Forza Italia, Renato Brunetta, aveva manifestato perplessità sul decreto. E anche il presidente della Regione, Giancarlo Galan, ieri si è fatto sentire. Galan, come Costa e Busatto, doveva essere ascoltato in commissione, ma per impegni istituzionali non ha potuto essere a Roma. Tuttavia ha mandato una lettera ad Adornato, in cui sostiene «quanto votato all'unanimità in proposito dal consiglio comunale di Venezia e a quanto deciso dal recente consiglio d'amministrazione della Biennale». «Quando si dice autonomia e indipendenza della parte culturale della Biennale - afferma Galan - si intende dire che il consiglio d'amministrazione della futura fondazione può e deve avere come suo ambito di riferimento culturale un comitato scientifico composto da individualità culturali e non da enti culturali». «Autonomia e indipendenza -prosegue - significano che nel consiglio d'amministrazione della futura fondazione non possono sedere dei privati i cui interessi possono confliggere con alcuni settori della Biennale stessa Qui occorre essere chiari ed espliciti: del consiglio d'amministrazione non possono far parte produttori o enti o società produttrici di cinema, né galleristi o collezionisti d'arte o musei. Se così fosse, addio autonomia e indipendenza per i settori cinema, arti visive, e così via». Le modifiche che la commissione cultura apporterà al decreto di Urbani saranno votate martedì 16 dicembre e in questi giorni si cercherà di cercare l'unanimità. Le novità riguardano cinque punti. Primo: sparirà la consulta per la Biennale, con funzioni di supporto, che Urbani voleva composta da Triennale di Milano, Quadriennale di Roma, Ente teatrale italiano. Teatro La Fenice, Fondazione Scuola di cinema e Cinecittà Holding. Secondo: rispetto al decreto originario sparirà anche la possibilità di istituire, per ciascun settore della Biennale, un direttorie composto da tre persone. La responsabilità dei settori continuerà a essere in capo a un solo direttore che potrà servirsi di consulenti. Terzo: il decreto Urbani introduceva il vincolo di mandato per i consiglieri di amministrazione della Biennale. Invece la commissione cultura chiede che il vincolo sia cancellato: gli amministratori non risponderanno a chi li nomina, ma al programma. Quarto: sparisce la possibilità di adottare "atti di indirizzo" da parte del ministero. Tutto resta com'è: il ministero può intervenire solo in presenza di bilanci in rosso per 2 anni con perdite superiori al 30 per cento del patrimonio o per gravi violazioni regolamentari. Quinto: si cercherà di definire la presenza dei privati. Nel cda della futura fondazione, composto da 7 consiglieri, i posti dati ai privati dovrebbero essere uno se la partecipazione sarà inferiore al 20 per cento delle quote, due se sarà tra il 20 e il 25 per cento, tre se sarà compresa tra il 25 e 40 per cento, quota massima.