Poco più di un secolo fa Cesare Beruto, ingegnere capo del Comune, disegnava il nuovo piano regolatore con l'esplicito intendimento che Milano diventasse ancora più bella, un piano molto apprezzato dai contemporanei, dai cittadini e dagli intenditori. Che nessuno oggi riconosca nelle strade di Milano l'impronta dell'opera d'arte è per la nostra città una disgrazia, ma non è un fatto così fuori dell'ordinario: dal Cinquecento al Settecento nessuno costruiva più nello stile gotico e nessuno era più in grado di apprezzare lo specifico carattere architettonico di ogni cattedrale. Soltanto con il revival gotico, quando tornò di moda, qualcuno ricominciò a studiarlo e Viollet- le-Duc ne fece poi un'analisi magistrale. Da allora in poi tutti furono di nuovo in grado di comprendere, volendo, una cattedrale gotica. Ecco un esempio. Beruto aveva disegnato, davanti a Santa Maria delle Grazie, una lunga strada verso la campagna via Ruffini, via Mascheroni, via Rossetti, viale Scarampo sicché chi fosse arrivato in città l'avrebbe vista là in fondo. E ancora oggi se la continuità di questa visuale venisse mantenuta chi arrivasse dalle autostrade verrebbe accolto da uno dei monumenti più significativi della città, dove è conservato il Cenacolo leonardesco. Nessuna città europea avrebbe una prospettiva così significativa e le migliaia di visitatori attesi per l'Expo, quelli che arriveranno dai loro Paesi in automobile o dalla Malpensa con un autobus o un taxi, avrebbero un memorabile benvenuto. Ma il progetto in corso sulle aree della ex fiera non tiene conto di questo suggerimento. Ha, infatti, disposto fabbricati che occludono questa vista. Le nostre città sono state costruite nel corso di mille anni per essere opere d'arte. Questa intenzione estetica è evidente per chi le sappia leggere una conoscenza alla portata di tutti e sembra strano che siano proprio gli italiani a ignorare di cosa sia fatta la loro bellezza. In questi giorni tutti sembrano d'improvviso i più appassionati cultori della bellezza, ma di una bellezza che sembra un contenitore cui ciascuno è libero di dare il contenuto e il significato che crede. Non è così, non è vero che de gustibus non est disputandum. Le regole costitutive della bellezza delle città, quelle che ne hanno fatto un'opera d'arte, sono l'esito di un processo millenario nel quale sono state coinvolte quaranta generazioni di cittadini, e sono ancora quelle che suggeriscono di abbellire una città con un nuovo teatro, una nuova biblioteca, un nuovo museo, tutti temi collettivi inventati centinaia di anni fa, accanto alle strade trionfali, alle passeggiate, ai boulevard cui sarà bene ricorrere anche ora. Che l'occasione dell'Expo sia la vetrina della nostra volontà di bellezza e non della nostra ignoranza.
Corriere della Sera
7 Aprile 2008
MILANO - LA BELLEZZA E LE REGOLE
MA
Marco Romano
Corriere della Sera
Cesare Beruto, ingegnere capo del Comune di Milano, ha disegnato un piano regolatore per la città nel 1900, con l'intento di renderla ancora più bella. Il piano prevedeva una strada lunga e panoramica che collegava la città al paesaggio circostante. Oggi, le strade di Milano sono state costruite in modo da occludere questa vista, che sarebbe stata un benvenuto per i visitatori. La città è stata costruita nel corso di mille anni per essere un'opera d'arte, e le regole costitutive della sua bellezza sono state stabilite da quaranta generazioni di cittadini.
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