Carta, anzi legge canta, e non guasterà ricordare dove e come il governo Berlusconi, con Urbani ai beni culturali e Tremonti all'economia, ha danneggiato o provato a danneggiare il patrimonio artistico del tanto decantato «tesoro» d'Italia. Sarebbe da riderci su, se non fosse drammatico immaginare cosa può accadere di nuovo. La legge numero 112 del 2002 è passata alla storia come quella della famosa «Patrimonio dello Stato spa». Il governo Berlusconi voleva cernire il patrimonio pubblico immobiliare, di interesse culturale, quello di pregio, che si poteva cedere alla Patrimonio spa e venderlo per «fare cassa» sorpassando di fatto eventuali controlli delle soprintendenze. Rispettando la filosofia di fondo: vendere. Decideva il ministro dell'economia e finanze (Tremonti) «di concerto» con il titolare dei beni culturali. Altra perla: le vendite di beni pubblici passati alla Patrimonio spa dovevano contribuire alla nuova società gemella, la Infrastrutture spa del ministero alle Infrastrutture, per finanziare le «grandi opere pubbliche» tanto amate da Berlusconi. Senza dimenticare un altro misfatto frenato, col tempo, da diffuse proteste: quello del cosiddetto «silenzio-assenso». Nella Finanziaria di fine 2003 fu introdotto un emendamento dove, se una soprintendenza (spesso oberata dal lavoro e con personale insufficiente per valutare in tempo) non dava il suo parere alla vendita o meno di un bene entro 60 giorni, il «silenzio» equivaleva a un tacito «assenso». D'altronde il Codice dei beni culturali nella prima redazione del 2002 emblematicamente partiva proprio da una constatazione in realtà fallace e fasulla (fasulla perché musei e quant'altro portano turismo e rendono indirettamente, se proprio vogliamo metterla in termini di soli quattrini): abbiamo tanta arte, come renderla economicamente redditizia? Sempre quel Codice in una versione iniziale conteneva un dettaglio potenzialmente devastante: definiva come bene culturale quel che è «di interesse particolarmente importante». Cancellando gran parte della nostra arte. Contro la Patrimonio Spa scoppiarono polemiche accese tra l'altro da Settis. Non a caso nel novembre 2002 nacque a Pisa il sito internet www.patrimoniosos.it proprio per contrastare quella legge e creare un osservatorio su cosa rischiano i beni culturali. Però già un segnale inquietante nel 2001 spianava la strada alla Patrimonio Spa: la legge 410 del novembre 2001 istituiva le Società di cartolizzazione degli immobili pubblici (sintetizzate con un significativo quanto involontario acronimo, le «Scip»), collegandole alla allora neonata Agenzia del demanio, che tuttora esiste ma almeno con più limiti alle eventuali vendite. Un'altra «perla» tra le altee merita una citazione: l'«archeo-condono». Il parlamentare Gianfranco Conte di Forza Italia, poi nominato nel 2005 sottosegretario, come emendamento alla Finanziaria 2005 propose che un privato in possesso illecito di reperti archeologici (quanto viene dal terreno è dello Stato) ne diventava legittimo proprietario dichiarando di averli «in buona fede» e, suprema beffa, pagando il 5 del loro valore. «Ottime notizie per tombaroli, depredatori e trafficanti di antichità» scrisse Settis scandalizzato.