Già interrogate decine di persone è già un mistero intorno al rogo che ha devastato il torrione sud est del Castello Reale di Moncalieri: i rilevatori di fumo fantasma. La ditta che stava eseguendo i lavori di restauro, la Sicer di Biella, non ne aveva. Secondo quanto afferma lingegner Emanuele Giletti, responsabile della sicurezza nel cantiere dei restauri: «Non cera alcun obbligo, a che li avessero. E chi fa la valutazione del rischio che decide se prescriverli oppure no». Questa ulteriore cautela, tuttavia, pare non fosse stata adottata. I rilevatori di fumo, però, esistevano: sono quelli di cui è dotato il museo. Ce nerano al quarto e al terzo piano, andati completamente distrutti. Si possono ancora osservare al primo piano, lunico non crollato: sono posizionati agli angoli della stanza affrescata nella quale è stato trovato ricovero alla maggior parte del mobilio tratto in salvo dai carabinieri e dai vigili del fuoco che hanno effettuato il primo intervento. Sono importanti perché, dalle prime testimonianze raccolte dalla procura di Torino (linchiesta è condotta dal pm Laura Longo sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Raffaele Guariniello) non sono mai scattati. I carabinieri del Battaglione Piemonte, di stanza al castello, si sono accorti dellincendio dalle fiamme. Lintervento dei vigili del fuoco è stato da loro richiesto alle 5 del mattino in punto, ma secondo quanto riferisce un emissario della Soprintendenza, larchitetto Giovanni Lauria: «I segnalatori hanno fatto il loro dovere: lallarme è scattato almeno unora prima». Una tesi che, però, per ora non trova riscontro nelle indagini della procura. Gli accertamenti della magistratura sembrano infatti puntare proprio sul mancato segnale. Se così fosse accertato, significherebbe che si è persa almeno unora prima di andare in soccorso della torre del castello. Unora nel corso della quale lincendio ha continuato a espandersi e a nutrirsi dei raffinati e preziosissimi legni delledificio storico. Linchiesta, tuttavia, non si presenta facile. Sotto la lente della magistratura dovrà passare una congerie di personaggi coinvolti. IL Castello di Moncalieri è di proprietà del demanio. E affidato ai carabinieri del Battaglione Piemonte, ma allinterno ci sono due appartamenti, quelli aperti al pubblico, sotto legida della Soprintendenza. Poi ci sono la ditta che eseguiva i lavori di restauro, la Sicer, e altre due ditte in subappalto. Individuare responsabilità ed eventuali negligenze sarà complesso, anche per le possibili sovrapposizioni. Si parte questa mattina, con nuovi interrogatori.