Dopo i tesori storici perduti, le sale, gli affreschi, il mobilio e gli intarsi, ora il castello di Moncalieri corre un altro rischio: il crollo della torre sud-est. Il fuoco è spento ma intorno alla struttura le squadre dei vigili del fuoco sono impegnate dallalba al tramonto. La priorità è: evitare che la torre, trasformata in una bocca aperta che urla contro il cielo, si accartocci su se stessa. Ledificio sventrato dal rogo ha cominciato a perdere i pezzi, piano dopo piano. Lincendio, esploso tra il quarto piano e il sottotetto, ha mangiato la soletta in legno. Questa, crollando, ha abbattuto il pavimento tra il terzo e il quarto piano. E questultimo, a sua volta, ha fatto crollare anche quello tra il secondo e il primo. Ora le macerie del tetto e dei tre piani superiori sono sorrette, in fragile equilibrio, dal soffitto del primo piano. «Non sappiamo quanto questa situazione possa durare» dice preoccupato un funzionario dei vigili del fuoco impegnato nelle operazioni. Il pericolo maggiore è rappresentato dalle travi. Gli antichi sostegni di legno, massicci e anneriti, continuano in realtà a bruciare dallinterno. Ogni tanto se ne stacca uno che precipita per decine di metri, prima di schiantarsi sul già pericolante soffitto del primo piano. Ieri la squadra 41 dei vigili del fuoco ha operato per ore per riuscire ad alleggerire la struttura. Il tetto è stato completamente liberato dalle tegole e dalle strutture pericolanti, ma non basta. Scatola di cartone «Ci sono cinque travi pericolose - spiega lingegnere Emanuele Giletti, responsabile della sicurezza del cantiere dei restauri, dopo un sopralluogo dallalto effettuato col cestello - due verranno sollevate e portate fuori dalla torre, per le altre tre si dovrà procedere al taglio». Loperazione è necessaria, se non si vuole che prima o poi ceda anche lultima pavimentazione. Ma così facendo si corre un altro rischio: il crollo dei muri esterni. Rimuovere le travi significa eliminare il reticolo che tiene i muri esattamente alla stessa distanza. La torre, in pratica, è come un enorme parallelepipedo di cartone, fragile rispetto a qualunque distorsione. Oggi si valuterà se procedere a un cerchiaggio, ovvero a imbrigliare le mura. La pioggia di ieri sera, inoltre, ha creato un altro problema: il peso dellacqua potrebbe compromettere ulteriormente la stabilità delledificio. Per questo stamane la Soprintendenza chiederà alla procura lautorizzazione a posizionare una copertura sul torrione. Dopo la messa in sicurezza della torre, si procederà con le indagini. I vigili del fuoco dovranno ricostruire la dinamica dellincendio, rintracciando il punto in cui ha avuto inizio. La procura è interessata a verificare il funzionamento dei rilevatori di fumo. Finora le testimonianze non fanno pensare che siano scattati, facendo perdere tempo prezioso. La ditta che seguiva i restauri, la Sicer di Biella, è in liquidazione dal maggio 2007. Sembra che non avesse un obbligo ad avere segnalatori di fumo per il cantiere. Certo è che il gruppo elettrogeno, utilizzato dagli operai, risultava spento. Oggi si procederà a nuovi interrogatori (una decina quelli già fatti). Nel frattempo gli esperti della Soprintendenza, in collaborazione con i vigili del fuoco, procederanno al setaccio dei cumuli di macerie. Sotto quintali di cenere e di detriti potrebbero trovarsi tesori recuperabili, una volta appartenuti alle stanze distrutte.