MILANO - Inorridisce. Al pensiero di quei grattacieli sbilenchi e storti che sorgeranno con larrivo dellExpo. Silvio Berlusconi, con puntualità meneghina, rilancia la polemica sulla città del futuro. Nel giorno in cui 200 (500 mila secondo gli organizzatori del Comitato Grazie Milano Expo 2015) festeggiano il sindaco Letizia Moratti, la «vincitrice» della battaglia contro Smirne, il Cavaliere-architetto tira un segno rosso sui progetti milanesi. Soprattutto uno, quello della vecchia Fiera con i tre grattacieli di Daniel Libeskind, Zaha Adid e Arata Isozaki. «Credo che questi progetti che circolano rientreranno perché io come altri milanesi sono inorridito, non hanno nulla a che fare con la tradizione, larchitettura, e lurbanistica milanese». Ce lha soprattutto con il grattacielo storto di Libeskind che non svetta come un razzo verso il cielo. Scherzando, ha chiesto se era «possibile raddrizzarlo» perché comunicava un senso di impotenza. E promette di mettersi a capo della protesta. Nessuna riposta diretta della Moratti. Ma dal pullman scoperto della Victory Parade che lha trasportata in trionfo per corso Buenos Aires, il sindaco ripete un concetto. «LExpo non sarà una colata di cemento. Servirà per rendere la città più bella e più verde». Ribadisce che non ci saranno torri, grattacieli, torriglioni o cubi. Ma è un dialogo tra sordi. Perché il progetto di Citylife, firmato dai grandi architetti stranieri, non fa parte del pacchetto Expo. «E' una polemica che non esiste - attacca Formigoni - perché la Fiera non fa parte dei progetti Expo. - Citylife, firmato dai grandi architetti stranieri, non fa parte del pacchetto Expo. «E una polemica che non esiste - attacca Formigoni - perché la Fiera non fa parte dei progetti Expo. E inoltre, le opere realizzate a Milano sono molto belle: il restauro del Pirellone, la nuova sede della Regione, Garibaldi-Repubblica». E comunque la Fiera porta la firma dellex giunta di Gabriele Albertini. Lo ricorda maliziosamente il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati: «Sono progetti targati Albertini. Ma Silvio Berlusconi non era consigliere comunale a Milano sia durante il governo Albertini che adesso con la Moratti? Non doveva far altro che presentare una mozione per chiedere la modifica dei progetti quando sono stati approvati. Non credo che avrebbe fatto fatica a convincere la sua maggioranza». II parere degli architetti Le critiche di Berlusconi e Celentano ai nuovi grattacieli, approvati dal centrodestra ma non confacentisí con lidentità della città; laccusa di Piano, che vede lExpo come opportunità solo per immobiliaristi e affaristi. Due domande per tre progettisti. MASSIMILIANO FUKSAS «Quella di Renzo è guerra preventiva» Sono in atto due guerre di religione: quella dei Torrioni contro i Piattoni, quella del giustizialismo preventivo che pensa di non fare nulla perché forse qualcuno ruberà. Le torri si fanno se la città ne ha bisogno, servono per non consumare territorio: a Torino il mio grattacielo anziché 2000 mq prenderebbe 7 ettari «in orizzontale»! Ma non darei peso alle parole di Berlusconi: tra due giorni magari dirà il contrario. La valutazione dipende solo dalla qualità di architettura: il Pirellone è bellissimo perché rappresenta qualcosa. Quella di Piano è guerra preventiva, lExpo è un successo di Milano e dellItalia: a Torino, con le Olimpiadi, si è dimostrato limportanza di questi eventi; Milano può conquistare aree estranee allo spazio urbano. MARIO BOTTA «Non copiamo Dubai per sentirci moderni» Sui tre grattacieli avevo già detto: il progetto di Piano era migliore per la ricucitura urbana. In quel progetto cè troppo contrasto tra il tessuto urbano consolidato di Milano e quello aperto che si propone, ma la colpa è della città che ha ammesso un concorso che chiedeva solo un vago rispetto del 50o di verde. Ma non vuol dire che vanno bene solo i vecchi Navigli! Non si deve fare il falso 8oo ma essere autenticamente moderni; e ciò vuol dire non fare architetture di Dubai nel centro di Milano. LExpo è unopportunità che supera le contingenze. Il pericolo di un uso speculativo cè, ma mi sembra che la Moratti la stia gestendo bene. Se è riflessione critica rispetto ai problemi del mondo, lExpo resta interessante. ITALO ROTA «Cenacolo e grattacieli sinergia di libertà» Lidentità di Milano è in continua evoluzione: un tempo cosmopolita, poi rifecondata dagli europei e oggi dagli immigrati. LItalia ha bisogno di una città contemporanea per non diventare una Disneyland del passato, e Milano è la sola candidata. I tre grattacieli e il Cenacolo insieme sono una sinergia, unidea di libertà. Una volta spezzato il veto del fare nulla, si potrà pensare anche unarchitettura contemporanea specifica per Milano. Piano ha combattuto per valori, come lattenzione per lambiente, ora accettati; penso che la Moratti possa combattere altre sfide, come quella di costruire con saggezza: non conosciamo né filosofie né regole dellExpo, quindi vedremo. Il fatto che tutti i Paesi insieme contribuiranno sarà una garanzia.
MILANO - Berlusconi e lExpo: quelle torri non si fanno
Il Cavaliere Silvio Berlusconi ha lanciato una nuova polemica contro i progetti di grattacieli per la Fiera di Milano, che secondo lui non sono in linea con larchitettura e lidentità della città. Berlusconi ha criticato in particolare il progetto di Daniel Libeskind, che considera "storto" e "senza senso di impotenza". Il sindaco Letizia Moratti non ha risposto direttamente alle critiche, ma ha ribadito che lExpo non sarà una colata di cemento e che non ci saranno torri o grattacieli. Altri architetti, come Massimiliano Foksas e Mario Botta, hanno difeso i progetti, considerandoli moderni e autentici.
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