GENOVA - «Il mare era nebbioso e cupo. Sul ponte il capitano Pietro Massardo aveva ricevuto via radio un avviso che riferiva di sottomarini nelle vicinanze, ma non ne fece cenno ai passeggeri». Così un articolo del 1966 su The Journal of Modern History evoca laffondamento del piroscafo «Ancona» avvenuto il 17 novembre 1915. Poteva trasportare 2.500 passeggeri, la maggior parte in terza classe. Quel giorno a bordo si trovavano una dozzina di cittadini americani, nove furono tra le 206 vittime del naufragio. Si aprì un caso diplomatico tra gli Usa e Vienna poiché il sottomarino che silurò l«Ancona» issava bandiera austroungarica, in realtà era tedesco. Era il famoso U-38 comandato da Max Valentiner. L«Ancona», armato dalla società di Navigazione Italia di Genova, giace ora a cinquececento metri di profondità in acque internazionali tra la Sardegna e la Sicilia, a circa go miglia marine a ovest di Marettimo e a 6o miglia a Nordest di Bizerta. La società americana di «recupero tesori» Odissey Marine Exploration ha individuato la scorsa estate lesatto punto nautico del relitto e ha chiesto al Tribunale di Tampa, in Florida, i diritti sul piroscafo e lautorizzazione al recupero. L«Ancona» non trasportava solo una sessantina di passeggeri in prima classe e un gran numero di emigranti imbarcati a Napoli e Messina diretti a New York in cerca di fortuna, ma anche dodici barili di lingotti doro. Si presume si trattasse di pagamenti fra banche. E alloro che punta lOdissey. «Fermiamoli, impediamo che lAncona sia violato», ha detto il sovrintendente del mare della Sicilia, Sebastiano Tusa, durante il convegno nazionale di archeologia navale che si è svolto lo scorso weekend a Cesenatico. Tusa ha rivolto un appello agli studiosi: «Come Sovrintendenza abbiamo chiesto alla Farnesina di intervenire. Il governo italiano lo può fare appellandosi alla convenzione dellUnesco del 2001 che tutela i cimiteri di guerra definendoli intoccabili». L«Ancona», dice Tusa, è un cimitero di guerra: è affondato nel corso di unazione bellica, silurato dal sottomarino tedesco al termine di una intera giornata di comunicazioni via radio con il comandante che rifiutava di consegnare la nave. «Il tribunale di Tampa - spiega Tusa - ha dato un anno di tempo per farsi avanti a chi volesse fare opposizione alla richiesta dellOdissey. Madrid ha subito fatto opposizione con lavvocato James Goold perché in un primo momento sembrava che al centro dellinteresse dei cacciatori di tesori ci fosse una nave spagnola. SullAncona però la Spagna non ha potestà, mancano pochi mesi alla scadenza di Tampa e ora tocca allItalia». La segreteria generale della Farnesina ha chiesto tre settimane fa alla Sovrintendenza del Mare il dossier sull«Ancona»: «Lo abbiamo mandato subito», dice Tusa. Come per il Titanic la tragedia dell«Ancona» è in parte imputabile al numero insufficiente delle scialuppe di salvataggio. Le fasi dellaffondamento furono drammatiche. Alcune scialuppe furono lanciate a mare troppo presto con il piroscafo ancora in navigazione e furono sommerse dalle onde, altre si impigliarono negli equipaggiamenti di bordo e il panico fece il resto, tutti coloro che non riuscirono ad abbandonare la nave morirono. Lo stesso sottomarino che attaccò l«Ancona», lU-38 di Valentiner, silurò nel Mediterraneo senza preavviso il 30 dicembre la nave di linea inglese Persia, salpata da Londra per Bombay, con a bordo il tesoro di un maraja. Nel recupero del tesoro del Persia fu trovata una copia del Daily Mirror con il resoconto dellaffondamento del piroscafo italiano sotto il, titolo «The Ancona Crime».