Il racconto di uno dei carabinieri che hanno sfidato le fiamme "Il fuoco avanzava sopra di noi dovevamo salvare quei tesori" Ci siamo fermati tre ore dopo quando i pompieri ci hanno avvertiti che il soffitto stava crollando Non si sente un eroe il maresciallo Simone Martinelli. Dice di aver fatto semplicemente il proprio dovere. E però grazie a lui e ai suoi colleghi del Battaglione carabinieri Piemonte se i danni dellincendio divampato laltra notte nel torrione di sud-est hanno potuto essere limitati. Il maresciallo Martinelli è uno di quei carabinieri che il sovrintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte Francesco Pernice ha indicato come gli eroi della notte di fuoco al Castello di Moncalieri. Il suo racconto riassume quello di tutti coloro che mentre il fuoco sbriciolava la torre, incuranti del pericolo, hanno lottato contro il tempo e il fumo per salvare il patrimonio storico e artistico della stanze reali. «Sono stato svegliato dagli allarmi - racconta il maresciallo, 30 anni, di Aulla, provincia di Massa Carrara, da due anni in servizio alla Prima compagnia del battaglione - Credo fossero le cinque e qualche minuto. Mi sono affacciato alla finestra. Io dormo in una stanza della torre gemella, allaltro angolo del castello. Ho visto le fiamme uscire tra le tegole del torrione e sono corso in cortile dove il capitano stava già radunando i miei compagni. Mentre aspettavamo i vigili del fuoco abbiamo avviato le prime operazioni di intervento: raccogliere le manichette in dotazione per poterle poi fornire ai pompieri. Ci siamo anche avvicinati alla torre per capire se il fuoco si limitasse al tetto o se invece stesse estendendosi anche ai piani inferiori. Nel frattempo sono arrivati i vigili del fuoco e hanno iniziato a pompare acqua sulle fiamme poi il loro grido dallarme: il fumo stava invadendo le stanze reali. Era questione di tempo e ben presto sarebbe arrivato anche il fuoco, portato dai soffitti dei piani superiori che stavano crollando uno sullaltro, sbriciolati dal calore. Non cera tempo da perdere. Sono due anni che vivo qui e come tutti i miei compagni mi sento un "castellano". Il castello è la nostra casa. Capivamo tutti che quello che stava per bruciare era un pezzo di storia patria, un tesoro inestimabile per il suo valore. E in momenti come questo che ringrazi laddestramento. Abbiamo formato una catena umana. Ero tra i primi della fila, dentro la stanza della Regina e abbiamo iniziato a portare via quanto potevamo. Mi passavano tra le mani quadri preziosi, arazzi delicatissimi. Porgevo tutto al carabiniere che mi era accanto e afferravo quello che mi passava il compagno davanti a me, in mezzo alla stanza, mentre continuavo a guardare il soffitto cercando di scorgere le prime crepe mentre il fumo diventava sempre più denso e il fuoco crepitava sulle nostre teste. Certo, avresti voglia di lasciar perdere e correre il più lontano possibile da quella fornace che ti sta bruciano sopra la testa ma resti perché restano il compagno che hai accanto e quello che hai davanti. E tuo dovere. Abbiamo continuato così, cercando di strappare più oggetti che potevamo alle fiamme che sentivamo avanzare mentre la stanza diventava di minuto in minuto sempre più calda. Ogni mobile, ogni tendaggio che riuscivamo a portare fuori veniva sistemato in stanze sicure. Mi sentivo gridare: "Avanti, più in fretta, presto, dentro cè ancora molto, presto prima che arrivi lincendio". Siamo riusciti a portare in salvo anche il pregadio della regina Maria Adelaide. Era pesante ma era tale la tensione che lo abbiamo sollevato come se fosse un fuscello. Abbiamo smesso solo quando i vigili del fuoco ci hanno detto che era ora di ripiegare, che stava per caderci addosso il soffitto. Ci siamo ritrovati in cortile, neri di fumo e sudore condensato. Ho guardato lorologio erano le otto. Erano passate tre ore da quando mi era affacciato alla finestra della mia stanza...». Dopo essersi dato una lavata il maresciallo Martinelli ha iniziato il suo turno di servizio. Ha passato la giornata di sabato a Porta Palazzo a dare la caccia ai commercianti abusivi e ai clandestini di via Cottolengo. E tornato al Castello alle 19, si è tolto la tuta antisommossa e ha dato una mano ai colleghi a sistemare gli oggetti salvati in modo che gli esperti della Sovrintendenza potessero capire ciò che era andato perduto e ciò che si poteva recuperare. Ieri ha fatto servizio dordine pubblico allo Stadio.