Con modalità diverse e con un certo grado di genericità, forse inevitabile in campagna elettorale, ambedue i partiti mostrano consapevolezza che la questione abitativa, specialmente nelle grandi aree metropolitane, è diventata ormai un'emergenza. Significativa da questo punto di vista è in particolare la situazione a Napoli dove il deficit di case accumulato negli ultimi dieci anni ha assunto ormai dimensioni tali da richiedere interventi immediati e di ampia portata. Il governo Prodi negli ultimi mesi di vita ha dato anch'esso segno di aver avvertito la gravità della questione, ma ha potuto fornire una risposta solo molto parziale approvando nell'ultima Finanziaria uno stanziamento di 550 milioni di euro da assegnare ai grandi comuni per un primo intervento di emergenza. È stato calcolato che la quota spettante a Napoli si aggira intorno ai 40 milioni di euro, palesemente inadeguata rispetto al fabbisogno pregresso e potenziale. I Comuni, quelli maggiori in particolare, in assenza di iniziative importanti del governo, negli ultimi anni hanno anch'essi provato a fare da soli cercando di sperimentare nuove forme di finanziamento dell'edilizia pubblica, in taluni casi con risultati promettenti, in altri assai meno. Di positivo c'è però, in questi tentativi, l'intento di battere strade nuove per accrescere l'offerta di abitazioni rispetto ad una domanda che, per circa due decenni, è cresciuta nell'inerzia generale fino a diventare una questione con acutissimi contenuti sociali. I Comuni meritoriamente hanno insomma dato vita ad una sorta di laboratorio, alla ricerca di nuove formule per costruire case senza ricorrere a risorse pubbliche, non potendone per altro trovare, se non in minima parte, nei bilanci pubblici, statali e comunali. Alcune buone idee sono emerse, come ad esempio quella di spostare il peso del finanziamento dell'edilizia pubblica togliendolo da bilanci statali e comunali e trasferendolo sull'operatore privato. È emerso che questa via si può praticare e anche con successo. Certo, rispetto al modo tradizionale di fare edilizia pubblica si richiede però una radicale modifica dei ruoli sia per l'operatore privato che per i Comuni. Ma si richiede anche un insieme di nuove condizioni normative che spingano nella nuova direzione e la rendano praticabile. È questo lo spazio che ora si apre per un serio e mirato intervento di modifica legislativa e regolamentare da parte dello stato centrale e delle stesse Regioni cui pure spetta di cogliere positivamente i primi risultati conseguiti dai Comuni. Con il nuovo governo, di destra o di sinistra, si tratta insomma di irrobustire un sistema di norme in grado di mettere a regime queste prime sperimentazioni. I Comuni non possono in effetti essere lasciati soli a risolvere il problema della casa specialmente in presenza di un complesso di leggi che risale a molti anni fa, intriso di vincoli e di divieti, che non è stato pensato per disciplinare nuove forme di finanziamento dei programmi abitativi. Il compito del nuovo governo, insomma, dovrà essere appunto questo. E questo dovrà essere anche l'impegno delle Regioni che in materia di politica della casa hanno acquisito da anni competenze importanti e sarebbe ora che le esercitassero promuovendo il nuovo, adeguando le loro normative urbanistiche e di politica della casa. In un quadro di nuove condizioni, la stessa ricerca di risorse pubbliche da destinare ai programmi abitativi può diventare addirittura una questione secondaria, sicuramente non più preclusiva. In concreto, i Comuni, con meccanismi di trasparenza e di concorrenzialità, dovranno impegnarsi ad attrarre capitali privati per l'edilizia pubblica senza indebitare i propri bilanci ma usando l'urbanistica per remunerarli, facendo cioè con i privati quelle operazioni che comunemente si definiscono di «scambi complessi» o di «urbanistica contrattata» e che si praticano già con successo in alcuni Comuni. Per il prossimo governo si apre dunque una grande opportunità: organizzare con una legge-quadro una moderna politica della casa con l'obiettivo duplice di rispondere ad un sofferto bisogno sociale e insieme di promuovere un'importante passo avanti nel processo di svecchiamento dell'attuale sistema legislativo. ----------------------- 05042008 Chiudi MUGNANO DEL CARDINALE Bianco: impegno urbanistico Napolitano: diritto alla casa BIANCA BIANCO Mugnano. Se il maltempo non giocherà un brutto tiro agli aspiranti amministratori del comune mandamentale, anche questo week end dovrebbe essere dedicato ai comizi in piazza. Continua per questo la costante propaganda al programma delle civiche di Bianco e Napolitano. Quest'ultimo punta molto sulle politiche urbanistiche ed abitative: «Pensiamo che sia necessaria l'adozione di un piano regolatore generale, attraverso il quale siano soddisfatte sia l'esigenza di salvaguardia del territorio, sia quella del riconoscimento del diritto alla casa, bilanciate col diritto alla libera iniziativa economica. Bisogna ideare un piano regolatore che attenui i rigorosi requisiti tecnici richiesti per il rilascio del permesso a costruire, ma al contempo attuare un controllo più incisivo sulle richieste di concessioni a scopi speculativi». Nicola Bianco, sullo stesso tema della pianificazione territoriale, rilancia: «Sulla scia degli ottimi risultati di pianificazione territoriale ottenuti da Nuova Alleanza Popolare nelle passate gestioni amministrative, è intenzione della nostra compagine dare ulteriore impulsi a questi strumenti e realizzare quanto progettato. Il Piano Regolatore Generale approvato dopo un lunghissimo iter burocratico è risultato molto condizionato dalla perimetrazione delle aree a rischio idraulico imposta dalla Autorità di bacino nord-occidentale, pertanto sarà necessario eseguire gli indispensabili interventi di ingegneria ambientale volti alla mitigazione del rischio idraulico e conseguentemente ridurre le aree sottoposte ai vincoli».