In seguito prese il nome di Largo dei Bologna poiché vi aveva sede la dimora, poi divenuta Palazzo Villafranca, di Aloisio Bologna, barone di Montefranco (ma secondo alcune fonti il Bologna sarebbe un certo don Luigi, barone di Campofranco: agli esperti e agli eruditi lultima parola). «Danni bellici, manomissioni, demolizioni, incuria hanno sfigurato laspetto di questa che era una delle più belle piazze palermitane». Così limprescindibile guida del Bellafiore. Rispetto a qualche tempo fa, questo storico angolo, ancorché non privo di una sua trascurata magnificenza, è stato oggetto di un parziale restauro che lha sottratto a uno scandaloso abbandono senza peraltro riconsegnarlo a quellantico splendore che oggi possiamo soltanto intuire (come nel caso della Chiesa di San Nicolò dei Carmelitani che nellOttocento fu trasformata in ufficio postale e di cui oggi è rimasto ben poco). Poiché, come ogni slargo cittadino, la piazza è adibita sostanzialmente ad area di parcheggio, la sua proporzionata eleganza è quasi annullata dallammasso insolente delle carrozzerie. Una squadra di posteggiatori amministra pigramente lincessante viavai delle automobili. A notte vi si scorgono per terra numerose e altrettanto insolenti bottiglie, per lo più di birra, che attestano festose libagioni, peraltro non impertinenti nella secolare storia di questa piazza in cui si sono incrociati il linguaggio altisonante del potere e quello corrosivo del popolo. E tuttoggi una certa aria goliardica ne mitiga unaltra più severa, per via del fatto che nella piazza convivono una sede distaccata della Facoltà di Scienza politiche e il Tribunale militare di Palermo. La statua bronzea di Carlo V è il fulcro scenografico della piazza, che si può dire raccolga e armonizzi intorno a sé come un centro di attrazione. Opera dello scultore Scipione Li Volsi, il monumento, in un primo tempo destinato allottangolo di piazza Vigliena, fu eretto nel 1631. Il piedistallo marmoreo si deve a Giacomo Cirasolo e Luigi Geraci. I bassorilievi invece furono eseguiti nel 1632 da Giovanni Travaglia. Raffigurano unaquila imperiale bicipite, unidra a sette teste (che suppongo intenda paragonare la potenza dellimperatore alle imprese di Eracle) e appunto le Colonne dErcole con inciso laudace motto "plus ultra" che si riferisce alle colonie spagnole nel Nuovo Mondo. La statua ricorda la vittoria di Carlo V a Tunisi e il suo trionfo a Palermo nel 1535 ricorrendo con efficace sintesi a una posa tipica e a fogge antiche destinate a conferire alla piccola macchina celebrativa unaura di romana austerità (le modeste proporzioni dellomaggio sono forse una delle ragioni che hanno consentito allappiedato - e quindi non troppo elevato sui passanti - Carlo V di scampare alla rabbia iconoclasta delle sommosse popolari). Limperatore è raffigurato classicamente, con tanto di corona dalloro, nellatto solenne di giurare fedeltà ai privilegi e alle costituzioni del Regno di Sicilia. Ma il gesto, estrapolato dal riferimento storico e quasi divenuto astratto nel suo simbolismo, si è sempre prestato a una molteplicità di interpretazioni parodistiche e satiriche. Il braccio destro proteso sembra infatti indicare un livello ipotetico che talora si è identificato sarcasticamente con laltezza dellimmondizia e talaltra con la quantità di denaro occorrente per vivere a Palermo o per ottenere giustizia. Trasformato così in un indicatore dei malvezzi cittadini, Carlo V è stato inoltre il latore irresponsabile delle pasquinate contro i poteri costituiti che venivano poste ai suoi piedi. Oggi quel suo braccio a mezzaria sembra voler imporre un limite (non plus ultra) allassalto delle automobili che ovunque sintrufolano. Di fronte alla statua si erge come una quinta scenografica il superbo prospetto di Palazzo Belmonte Riso. Qui, nel XV secolo, aveva luogo un edificio appartenente a Isabella dAragona, poi ceduto alla famiglia Afflitto nel secolo successivo e infine acquisito dai Principi Belmonte di Ventimiglia nel 1778. Il Palazzo nel 1841 divenne proprietà di Pietro Riso, barone di Calabria. Adibito a sede della Federazione dei Fasci Palermitani, fu duramente colpito dai bombardamenti del 1943. Negli anni Sessanta rischiò di diventare un albergo. Il terremoto del 68 gli inferse quasi il colpo di grazia. Acquisito dalla Regione, fu a lungo lasciato in uno stato di abbandono. Oggi si avvia a completamento il suo recupero, ma già negli anni scorsi, nonostante le ferite e le menomazioni, era stato riproposto come spazio espositivo e museale. Alle spalle di Carlo V sorge invece il settecentesco Palazzo Ugo delle Favare, anchesso offeso nella sua mole robusta, ma non orbato della sua estrosa grazia. Alla sua sinistra (lato occidentale) si mostra nella sua imponenza il Palazzo Alliata di Villafranca, costruito nel XVII secolo proprio ove sorgeva la dimora dei Bologna, ma radicalmente ristrutturato in seguito ai danni arrecati dal terremoto del 1751. Una lapida vi ricorda una breve pennichella (tra le tante) di Giuseppe Garibaldi: «In questa illustre casa il 27 maggio 1860 per sole due ore posò le stanche membra Giuseppe Garibaldi. Singolare prodezza fra limmane scoppio delle micidiali armi di guerra sereno dormiva il genio sterminatore dogni tirannide». In realtà lepisodio fu meno fragoroso di quanto la stele pretende. Così infatti nelle sue "Memorie" lEroe dei due mondi lo registra: «Da Porta Termini, a Fiera Vecchia, e da questa, io giunsi a Piazza Bologna, ove, vedendo difficile di poter concentrare un forte nucleo dei nostri, sparsi nella grande metropoli, scesi da cavallo e presi stanza in un portone. Posando la sella della mia cavalla Marsala per terra e le pistoliere, una pistola, percuotendo nel suolo, prese fuoco; e la palla mi sfiorò il piede destro, portando via un pezzo della parte inferiore del pantalone". Collocato in modo strategico nellitinerario turistico, a un passo dai Quattro Canti, a due da Piazza Pretoria, non lontano dalla Cattedrale, il Largo dei Bologna meriterebbe di essere uno dei salotti più prestigiosi della città, ma limpressione che suscita è piuttosto quella di una decadenza a malapena rattoppata. E appena voltato langolo in via Giuseppe DAlesi (il nostro Masaniello) eccoci già nella fascinosa e fatiscente casba.
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Largo dei Bologna, una delle piazze più belle di Palermo, è stata sfigurata dai danni bellici, manomissioni, demolizioni e incuria. Il suo restauro è stato parziale e non ha riconsegnato la piazza al suo splendore originario. La piazza è adibita ad area di parcheggio e la sua eleganza è annullata dalle carrozzerie. La statua bronzea di Carlo V è il fulcro scenografico della piazza, opera dello scultore Scipione Li Volsi, eretta nel 1631. La statua rappresenta Carlo V con una posa tipica e antica, con corona d'oro, e rappresenta la vittoria di Carlo V a Tunisi e il suo trionfo a Palermo nel 1535.
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