In una delle scene più celebri del film «II sorpasso» di Dino Risi, il timido Jean Louis Trintignant, lanciato a tutto gas sulla via Amelia, esprime al vulcanico Vittorio Gassman la sua ammirazione per le necropoli etrusche poco distanti. Lo spericolato autista smorza sul nascere l'entusiasmo del giovane amico sostenendo che, di fronte alle tombe degli antichi, non sa resistere al sonno, come gli accade soltanto davanti alle pellicole di Michelangelo Antonioni. La stessa «cicagna», per dirla alla romana, sembra paralizzare, da decenni ormai, tutti coloro che tengono i cordoni della borsa destinata al sostegno finanziario dei musei etruschi laziali. Quello di Civita Castellana la mattina, proprio quando potrebbero visitarlo le scolaresche di mezza Italia, resta chiuso a causa della mancanza dei custodi. A Cerveteri, per la pulizia e il riordino dei siti, ci si affida alla pratica benemerita dei volontari. Negli uffici amministrativi del Museo Nazionale di Villa Giulia, dove pure sono in corso, non da oggi, importanti restauri, mancano la carta per le fotocopie e i soldi per la luce, i computer spesso non funzionano, gli archeologi si lamentano. Tutto l'ambiente storico della celebre villa del Vignola possiede una straordinaria rilevanza. Di fronte all'Apollo di Veio o al Sarcofago degli Sposi, ci rendiamo conto che in luoghi come questi Roma ne siano consapevoli, oppure no, i suoi amministratori veglia sulle radici dell'umanità. È sempre difficile comprendere, quando si tratta della cosa pubblica, quali siano le competenze di ciascuno: dove si fermi la responsabilità dell'uno e inizi quella dell'altro. Nei grovigli burocratici e giuridici ci si perde. Quello che invece risulta innegabilmente chiaro è lo scollamento fra gli operatori addetti alla tutela e alla gestione di un patrimonio inestimabile e i quadri politici regionali, molti dei quali si ha l'impressione di vederli comparire soltanto d'estate, nei giardini del Ninfeo, durante la diretta televisiva del Premio Strega.