A quasi due anni dall'appello a Rutelli la situazione è peggiorata per il Museo Etrusco A due anni dal primo grido di aiuto la situazione al Museo Etrusco è immutata, se non peggiorata. Mancano i soldi per le necessità più elementari, come la carta per le fotocopie o per pagare le bollette della luce. Il sito internet è pronto, ma non c'è un computer per aggiornarlo. Con quest'anno è scattata anche l'emergenza «custodi». Il museo Etrusco a Villa Giulia è al limite della sopravvivenza. E con lui gli altri undici musei, da quello di Civita Castellana a Cerveteri, che costituiscono un patrimonio archeologico unico al mondo. «Va sempre peggio», ripetono ad una voce i dirigenti archeologi della sovrintendenza dell'Etruria meridionale, da Buccia Caruso a Rita Cosentino, direttore archeologico del museo di Cerveteri, a Marinella De Lucia che cura Civita Castellana a Flavia Tracco: «Non abbiamo i soldi per i materiali di uso più comune, dalla colla per i restauri, all'acqua distillata. Non ci sono i fondi per le necessarie riparazioni: se qualcosa si rompe, resta rotta». La prima denuncia, riportata dal Corriere della Sera, risale al 17 luglio 2006, quando rivolsero un appello a Francesco Rutelli, ministro dei Beni culturali: «Riteniamo - scrissero - di farle sapere che la nostra condizione è ormai insostenibile e perfino la nostra ostinazione nel tenere in piedi le strutture non basta più». Allora, per dimostrare il livello di «distrazione irreversibile», raccontarono l'episodio dei custodi di Tarquinia, necropoli protetta dall'Unesco, dove i custodi si misero davanti ai contatori della luce perché l'Enel non staccasse la corrente per le bollette non pagate. Un appello senza risposta. Un anno fa, il 18 giugno 2007, il nuovo grido di aiuto: parlarono della situazione di degrado del museo di Villa Giulia, uno dei più belli della capitale visitato da centomila persone l'anno, nonostante la mancanza di adeguata segnalazione. Trovarlo è quasi una caccia al tesoro: i turisti vi arrivano solo con l'aiuto di una guida, le indicazioni sono poche o minime. Adesso, per la terza volta chiedono ascolto. Oggi come un anno fa indicano nella «totale dipendenza dalla direzione regionale per i fondi, per qualsiasi tipo di spesa», molti dei loro problemi. Mesi e mesi per avere un rimborso, anche minimo: «La burocrazia ci strangola - dicono - Qualsiasi spesa deve passare attraverso lunghi percorsi amministrativi, per cui il pochissimo che arriva, giunge con ritardi insopportabili». A Villa Giulia, apparentemente la situazione è sotto controllo. Ma una buona parte delle sale del museo sono chiuse, circa un quarto: da due anni il ballatoio è inaccessibile per i visitatori. Problemi di stabilità lo rendono inagibile, eppure qui è conservato il «cuore» delle collezioni più antiche. E ai tanti problemi se ne aggiunge un altro: la carenza di custodi per gli undici musei. Nell'ultimo periodo, poiché chi va in pensione non è sostituito, si è passati da 409 a 360. Così Civita Castellana, dove sono le collezioni più antiche, quelle del «territorio falisco», la mattina è chiuso (solo il sabato e la domenica è aperto tutto il giorno): si va a orario, per mancanza di personale. Ma «la sicurezza della struttura è comunque garantita», precisano. A Cerveteri «siccome "non muoio manco se m'ammazzano" come dice Guareschi - racconta la responsabile, Rita Cosentino - sono ricorsa a tutti gli aiuti possibili e immaginabili: volontari, associazioni. In questa situazione di grande povertà ho fatto perfino a fare una mostra, con una colletta per comprare i materiali. E in cambio di "visite guidate" gratis riusciamo a contenere la bolletta dell'Ama». La lettera Nel luglio del 2006 il primo appello degli archeologi al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. In una lettera parlarono dei tesori etruschi in abbandono e «distruzione irreversibile»