Milano censura Peter Greenaway? Il rischio c'è, sostiene Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura. L'avvincente performance che l'artista-regista gallese si accinge a realizzare sull'Ultima cena di Leonardo potrebbe essere bloccata. Il Consiglio nazionale dei beni culturali, pur apprezzando il progetto promosso dal Salone del mobile, ha dato infatti una valutazione negativa per motivi tecnici: un rischio di deterioramento dell'affresco per la sovraesposizione alla luce. Ora la decisione è in mano al ministro Francesco Rutelli. L'installazione, inizialmente programmata per sei settimane, aveva ricevuto tutti i necessari pareri favorevoli fino allo stop del nuovo direttore regionale lombardo per i Beni architettonici, Gino Famiglietti, che sulla base di alcune perizie tecniche, ha negato l'autorizzazione. Secondo le perizie, la luce che L'ultima cena di Leonardo dovrebbe ricevere potrebbe accelerare il processo di deperimento. In pratica l'affresco è catalogato tra le opere delicate che non possono ricevere più di 120 milioni di lux all'anno; ma, ha spiegato Sgarbi, già per il tempo in cui il Cenacolo è aperto al pubblico si arriva a un totale di 160 milioni di lux, ben oltre il tetto previsto. «Stando quindi a questa teoria - ha fatto notare -dovremmo chiudere il Cenacolo anche in condizioni normali». Ma la performance di Greenaway, in una serata, esporrebbe l'opera a un'illuminazione meno dannosa del normale, perché colorata, non diffusa e non statica. «Per ripareggiare i lux - dice Sgarbi - basterebbe aprire il Cenacolo due ore più tardi la mattina successiva». Se non arriva il via libera, viene meno la presenza di Greenaway a Milano. Per Sgarbi «c'è il sospetto che a qualcuno non piaccia l'idea che un artista moderno "sporchi" una presunta sacralità di Leonardo. Ma Greenaway ha già lavorato su Rembrandt, su Picasso e probabilmente lo farà su Velasquez».