La sovrintendente Nepi Scirè scrive alla collega Codello: «Così non va» Sotto accusa allestimenti e impiantistica curati dall'architetto Scarpa Grandi Gallerie dell'Accademia, progetto architettonico da rifare. A dirlo con una lettera protocollata inviata il 21 febbraio alla sovrintendente ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia Renata Codello, che dirige il cantiere del museo è la «padrona di casa», la soprintendente al polo museale Giovanna Nepi Scirè. Sotto accusa in particolare le soluzioni progettuali per gli impianti e l'allestimento per le Grandi Gallerie proposte dal consulente architettonico Tobia Scarpa e accettate dalla direzione lavori, considerate troppo invasive e impattanti per la tutela della storica pinacoteca. E proprio per le contestazioni mosse dalla dottoressa Nepi Scirè, l'architetto Scarpa rassegnava le sue dimissioni dall'incarico nella riunione del 30 gennaio. Dimissioni ora rientrate dopo la mediazione dell'architetto Codello, anche se tensione e problemi restano palpabili. «A volte parlando ci si lascia andare più del dovuto commenta la Nepi Scirè ma io non ho ricevuto comunicazione di dimissioni da parte dell'architetto Scarpa, che non mi risulta essere stato sostituito. Certo, sul progetto architettonico e sugli allestimenti c'è ancora molto da lavorare, ma sono fiduciosa che alla fine troveremo soluzioni all'altezza di un grande museo come le Gallerie dell'Accademia». Ancora più secco l'architetto Tobia Scarpa: «Per quanto riguarda le Gallerie dell'Accademia e la progettazione, meno si chiacchiera e meglio è per tutti. Non confermo e non smentisco dimissioni. Il mio referente resta l'architetto Codello». Sotto l'atmosfera apparentemente ovattata del cantiere delle Grandi Gallerie, che ha già accumulato circa due anni di ritardo l'ultimo aggiornamento dei lavori condotti dalla Sacaim parla del Natale del 2009 come possibile data di conclusione del restauro covano problemi che riguardano, in una città come Venezia, il rapporto dell'architettura contemporanea con un edificio antico. Ciò che scrive Nepi Scirè a Codello (e al suo predecessore, Giorgio Rossini) è in questo caso eloquente. «In conclusione scrive la sovrintendente richiamandoci a quanto già scritto riguardo al carattere delle Gallerie dell'Accademia, non chiediamo ovviamente nessuna "imitazione" o "falsificazione", come scrivete, ma un recupero attento all'unità originaria del luogo. Ci dispiace che questa evidenza non sia rilevata. La Soprintendenza scrivente respinge le soluzioni architettoniche proposte, non entra nel merito di quelle impiantistiche e richiede un ripensamento complessivo del progetto anche alla luce della scelta di un nuovo consulente architettonico, a seguito delle dimissioni dell'architetto Tobia Scarpa, nella riunione del 30 gennaio. Ripensamento che si basi sulle linee guida qui esposte, ayocando a sé un ruolo attivo di controllo delle interferenze tra soluzioni architettoniche e visibilità e sicurezza delle opere d'arte». Ma se nel frattempo sembra le dimissioni sono rientrate, i problemi restano. Ecco i principali, secondo quanto scrive Nepi Scirè. Mascherature impianti. «Chiariamo scrive la sovrintendente che non sono gli impianti di per sé "invasivi" ma sono le soluzioni adottate per mascherarli che lo diventano e il tentativo di integrazione con il contesto storico è assolutamente irrisolto». Si parla di «quella sorta di "scultura" che diventa in Sala XXIII il sistema di ricambio dell'aria», si suggerisce di sostituire le mascherature «o con contropareti espositive continue», «oppure con strutture a vista» e si rileva, anche in altri interventi «un'incapacità di dialogo con l'edificio storico, attraverso l'inserimento di mascherature impiantistiche che contaminano le strutture architettoniche inserendosi tra le stesse in modo invasivo». Scelta del pavimento. «Risulta secondo la Nepi per materiali, texture e cromìa, del tutto inadeguata e disarmonica rispetto al contesto ambientale, avulsa dalla realtà storica in cui si inserisce e pare evocare ambientazioni e funzioni del tutto distanti dal museo». «La proposta dei pavimenti in marmo chiaro a riquadri regolari così come dei controsoffitti così fortemente "disegnati", dai connotati tipici degli spazi direzionali e di riunione, appaiono snaturare sia la vocazione originaria degli spazi sia la loro futura prestigiosa destinazione museale». Illuminazione. «Rinuncia a qualsiasi tentativo di integrazione con il contesto storico. Il "braccio", il sistema a T, l'acciaio corten, la canalizzazione continua si sommano all'inadeguatezza del sistema puntiforme e ritmato, che evidenzia la presenza invasiva». Finitura pareti. Non piace al sovrintendente la scelta di pareti in mattoni a vista con semplice scialbatura. «Si auspica scrive non solo la ricerca di una finitura per le pareti duratura nel tempo, ma soprattutto una soluzione che garantisca la salute delle opere. Siamo rimasti, peraltro, molto perplessi nel leggere dei "gravi fenomeni di umidità presenti nelle strutture al piano terreno" e vorremmo essere rassicurati sul fatto che tali fenomeni siano stati risolti con provvedimenti idonei».