Stanziati tre milioni di euro per l'acquisto della parte privata dell'abbazia Riunificare la Badia di Settimo. Era l'impegno del ministro Rutelli. E il vicepremier ha mantenuto la promessa, anche se sul filo di lana. Nella giornata di ieri infatti il consiglio superiore per i beni culturali ha dato il via libera allo stanziamento di tre milioni di euro da assegnare alla soprintendenza toscana per l'acquisto della parte privata dell'abbazia millenaria. Una notizia che da nuova linfa alla trattativa per l'acquisto del bene. Per quello che diventerà, ci sono idee chiare: dopo il restauro si parla di un centro studi sui movimenti monacali, e naturalmente di un museo. Ma non mancano anche le iniziative culturali, come concerti o rappresentazioni teatrali, che già rappresentano il fiore all'occhiello dell'attuale Badia, la parte pubblica restaurata grazie all'impegno del priore, don Carlo Maurizi, che da tempo si batte per la riunificazione. Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Provincia, Matteo Renzi, il vero 'regista' fiorentino dell'operazione. «Una buona notizia - ha detto Renzi - che segna anche la dimensione dell'impegno di questo governo per il nostro territorio. Bisogna ringraziare il ministro Rutelli per aver mantenuto la parola data. Ora la palla passa alla soprintendenza per avviare la trattativa e perfezionare la compravendita». Per Renzi, una soddisfazione anche personale, dopo i tanti incontri con don Carlo e con i residenti di Badia a Settimo che da tempo attendevano la notizia. Una grande soddisfazione anche per il priore della Badia, don Carlo Maurizi, è stata la sua ostinazione, la sua voglia di ristrutturare la parte pubblica e restituire alla collettività un bene inestimabile, a convincere le istituzioni a muoversi. E a vincere una diffidenza radicata in paese, frutto di una divisione tra Peppone e don Camillo, che ha portato l'antica abbazia a finire negli anni 'strangolata' tra fabbriche e insediamenti produttivi che ne avevano mortificato la storia e il lignaggio. Tra le fabbriche, la superstrada, i grandi magazzini, l'area dell'abbazia resiste ancora, con il suo boschetto di pini. E sembra quasi un'oasi nel cemento. Nella chiesa riposano le spoglie di Dino Campana, il poeta maledetto dei canti orfici che è morto poco lontano nell'ex manicomio di Castelpulci, un'altra villa dal destino incerto. La storia del monumento. Preghiera, arte e potere è un simbolo del Medioevo L'abbazia prima cluniacense, poi gestita dai monaci cistercensi arrivati da San Galgano, è un simbolo dei movimenti monacali del medioevo. Agli inizi del 1300 la reputazione dei frati di Settimo era tanto solida che la Repubblica fiorentina accordò loro protezione. Nel 1308, un incarico di grande prestigio venne assegnato ai conversi della Badia: la custodia del sigillo della Repubblica, ossia il segno che rappresentava giuridicamente, in tutte le sue manifestazioni di volontà, l'autorità dello Stato. I monaci divennero i pagatori delle maestranze durante la costruzione del Palazzo della Signoria, delle mura a Porta San Gallo e a Sant'Ambrogio. Nel corso dei secoli la Badia fu ampliata e arricchita di importanti opere d'arte, come la cappella di Sanjacopo, affrescata nel 1315 dal pittore Buffalmacco. Alla seconda metà del Quattrocento risalgono gli affreschi di Domenico Ghirlandaio, le tavole della sua bottega e la Deposizione dalla Croce di Francesco Botticini
Badia a Settimo, arrivano i soldi
Il ministro Rutelli ha mantenuto la promessa di stanziare tre milioni di euro per l'acquisto della parte privata dell'abbazia di Settimo. Il consiglio superiore per i beni culturali ha dato il via libera allo stanziamento, che permetterà di avviare la trattativa per l'acquisto del bene. La parte pubblica dell'abbazia è già stata restaurata grazie all'impegno del priore, don Carlo Maurizi. La trattativa si concentrerà sulla parte privata, che include la chiesa e il boschetto di pini. Le idee per il futuro dell'abbazia includono un centro studi sui movimenti monacali, un museo e iniziative culturali come concerti e rappresentazioni teatrali.
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