Nel nuovo «codice per i beni culturali e il paesaggio» Italia Nostra stenta a riconoscere «una svolta storica». Si tratta invero di un assai cauto intervento correttivo che ripristina talune essenziali garanzie, ad esempio in tema di alienazione di beni culturali pubblici (non però nei controlli sui trasferimenti privati all'estero), ma non sa riconoscere nel «centro storico» un unitario bene culturale e, per talune sue disposizioni, segna perfino un arretramento rispetto alla precedente revisione. È sanzionata infatti l'opzione esclusiva per la «gestione» in forma indiretta al fine di assicurare il migliore livello di valorizzazione dei beni culturali pubblici (è così sancita la mortificazione della responsabilità istituzionale). Né più si vuole che il parere della Soprintendenza rimanga in ogni caso vincolante (anche a regime) quando la Regione abbia delegato i Comuni a rilasciare l'autorizzazione paesaggistica. Bene invece che i nuovi piani paesaggistici (e l'adeguamento di quelli esistenti) siano redatti d'intesa da Regione e Soprintendenze e che il Ministero possa autonomamente riconoscere nuovi ambiti di tutela paesaggistica, dettandone la disciplina. Mentre contrasta con il principio costituzionale dell'esercizio unitario della funzione di tutela la previsione che, una volta approvati i piani paesaggistici, il parere delle Soprintendenze sulle progettate trasformazioni fisiche dei luoghi cessi di essere vincolante. È un cedimento subito nella sede della conferenza Stato-Regioni che contraddice il testo, sul punto rigoroso, elaborato dalla commissione presieduta da Salvatore Settis. E se pure ci si voglia dichiarare soddisfatti per il recupero di essenziali funzioni alle istituzioni di tutela dello Stato, non può essere ignorato il problema che le Soprintendenze a quelle funzioni non sono in grado di far fronte (perché mantenute in vistosa carenza di energie professionali e mezzi) e dunque l'effettiva salvaguardia del paesaggio esige misure straordinarie che rimandano alla responsabilità politica del nuovo Parlamento e del Governo che verrà. E non è segno confortante che questo tema (l'adempimento di un precetto costituzionale) sia assente nel dibattito elettorale e che si stenti a riconoscere nel programma dei partiti un prioritario impegno al riguardo.
Tutela e vincoli, la svolta che non c'è
Il nuovo codice per i beni culturali e il paesaggio Italia Nostra prevede un intervento correttivo cauto, che ripristina alcune garanzie, come l'alienazione di beni culturali pubblici, ma non riconosce un unitario bene culturale nel centro storico. La legge sanziona l'opzione esclusiva per la gestione in forma indiretta e limita la responsabilità istituzionale. I nuovi piani paesaggistici devono essere redatti in comune tra Regione e Soprintendenze, ma il parere delle Soprintendenze sulle trasformazioni fisiche dei luoghi non sarà più vincolante. Questo cedimento contraddice il testo elaborato dalla commissione presieduta da Salvatore Settis.
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