Una sinistra moderna, consapevole dei grandi e irrisolti problemi del governo del territorio nel nostro Paese, ha il compito di superare resistenze e vecchi schemi che da decenni bloccano la capacità di approvare una compiuta riforma urbanistica e di avanzare proposte innovative per delineare i principi di tale riforma. Nella scorsa legislatura, facendo tesoro delle esperienze regionali più innovative e con un lungo lavoro di confronto politico e di dialogo con istituzioni, mondo della cultura, forze economiche, i Democratici di Sinistra, la Margherita e forze della sinistra sono pervenuti ad una proposta condivisa poi confluita in disegni di legge depositati alla Camera e al Senato dai parlamentari dell'Ulivo-PD che ancora oggi possiamo considerare come riferimento per una legislazione che eviti il degrado delle città, del paesaggio e dell'ambiente in nome di un efficientismo sregolato che consegna alla speculazione edilizia e alla rendita immobiliare il patrimonio più prezioso della comunità italiana. Vanno scongiurati, con una precisa scelta di campo riformista contraria alla finanza creativa dei condoni e ad ogni baratto tra deregulation urbanistica e disponibilità di investimenti, nuovi tentativi di privatizzare le politiche territoriali consegnandole nelle mani di una progettualità affaristica senza cultura civile ed estranea alle responsabilità del pubblico pianificare e di regole semplici, nette e condivise cui condizionare le attività private. È una scelta politica che deve prevenire altre riedizioni di un neoliberismo camuffato da sussidiarietà sociale, secondo modelli già conosciuti con l'iniziativa legislativa del centro-destra. Come si sottolinea nel programma del PD, «in tema di pianificazione dell'uso e del governo del territorio l'ideologia della deregolamentazione è cattiva consiglie-ra. La direzione deve essere quella, seguita nei paesi europei più avanzati, di minimizzare il consumo di suolo vergine, e di puntare invece sulla riqualificazione delle aree già costruite». Tutto questo richiede di far propria fino in fondo la cultura del "piano pubblico". Un piano che, con tutta la legittimazione politica e la condivisione civica di cui deve dare prova, sa interagire col mercato perché sa disciplinarne impulsi e opportunità, stimolandone la creatività, senza lasciarsene catturare. Va dunque messo in valore il lavoro svolto da dirigenti politici e amministratori, da esponenti del mondo della cultura, dell'Università, e da centri di analisi e formazione come l'Istituto nazionale di urbanistica. E va anche recuperata la riflessione che, a sessantanni dalla formulazione del messaggio neo-riformistico di Adriano Olivetti, si sta alimentando attorno all'esigenza di un governo inclusivo, avveduto e parsimonioso: dunque ben pianificato del territorio. La salvaguardia dei valori storici e paesistici dovrà essere un cardine delle politiche territoriali. Essa dovrà essere saldamente ancorata alla pianificazione urbanistica e paesistica secondo quanto stabilito dal Codice del paesaggio, riformato dal Ministro Rutelli in accordo con la Conferenza unificata, che consentirà una più efficace forma di collaborazione tra Soprintendenze, Regioni ed Enti locali. Per il risparmio energetico occorre valorizzare, anche qui, l'esperienza che molte regioni vanno compiendo in riferimento alle nuove costruzioni. Ma per la nuova come per l'edilizia preesistente occorrono parametri minimi nazionali con cui coordinare la normazione regionale da applicare nei piani urbanistici. Le opzioni della pianificazione comunale debbono raccordarsi con le istituzioni provinciali e regionali in funzione di programmi e finanziamenti per la mobilità adeguati a quel livello di governo. Anche il cosiddetto consumo di suolo va affrontato all'interno del pubblico pianificare. La sensibilità culturale e ambientale dei nostri tempi, impone una giusta politica del limite e la massima e consapevole cautela nella destinazione di suoli ad usi urbani. Avendo però chiari gli esatti termini del problema, che sono quelli di una pianificazione urbanistica ove quantità e qualità degli interventi debbono trovare una comune misura in adeguate tecniche di ponderazione sia dei carichi urbanistici, anche laddove si tratti non di nuova edificazione ma di recupero di volumi esistenti, sia del loro impatto ecologico, estetico, paesistico, energetico, e costituire un'alternativa a vecchie e nuove forme di rendita urbana e rurale. Un governo riformista del territorio deve assumere come suo segno specifico questo genere di pubblica pianificazione e postula una classe politica nazionale che, nelle scelte legislative che l'attendono, sia dotata di questa consapevolezza, di questa concretezza colta e densa di valori civili e sociali, propri di una sinistra del fare e della responsabilità. Gae Aulenti, Paolo Avarello, Giuseppe Campos Venuti, Domenico Cecchini, Patrizia Colletta, Riccardo Conti, Giuseppe Dematteis, Roberto Della Seta, Concetta Fallanca, Francesco Ferrante, Bruno Gabrielli, Carlo Gasparrini, Benedetto Gravagnuolo, Vittorio Gregotti, Fulvio Irace, Carlo Magnani, Maurizio Marcelloni, Raffaella Mariani, Luigi Mazza, Antonio Monestiroli, Massimo Morisi, Federico Oliva, Domenico Piglionica, Ermete Realacci, Amerigo Restucci, Edo Ronchi, Pietro Rubellini, Gianvalerio Sanna, Fabrizio Vigni, Edoardo Zanchini I promotori di questo documento, nell'invitare a sottoscriverlo, fanno appello al voto per il Partito Democratico alle elezioni politiche del prossimo 1314 aprile. Il documento è pubblicato sui siti web del Partito Democratico (www.partitodemoaatko.org) e dell'Associazione "Romano Viviani. Idee e pratiche per il governo del territorio e lo sviluppo locale" (www.associazioneviviani.org). Per sottoscriverlo è sufficiente inviare una e-mail a segreteriaassociazioneviviani.org