Michail Piotrovsky è Direttore del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e Presidente Comitato scientifico Ermitage Italia Mi viene spesso posta questa domanda: l'Ermitage possiede già alcuni Centri in diversi paesi, qual è il senso di aprirne di nuovi, e in cosa si differenzia il Centro italiano da quelli già attivi da diversi anni in Gran Bretagna, in Usa e in Olanda? Ho già risposto che la politica culturale che l'Ermitage porta avanti nel creare i suoi Centri in varie parti del mondo vuole essere una collaborazione impostala su un piano diverso e tale da travalicare in maniera significativa i rapporti economici tra stati, poiché si basa su risorse che. diversamente dalle materie prime, sono inesauribili. Cosa ci aspettiamo dal nostro Centro in Italia? Nessun altro paese come l'Italia possiede un numero altrettanto illimitato di opere d'arie, né fu certo voluto dal caso se in Italia fin dal XVIII secolo furono fondate istituzioni culturali in rappresentanza di Accademie di Belle Arti straniere. Ci rincresce tuttora che la Grande Caterina, colei che fondò il nostro Museo, non abbia promosso un'analoga iniziativa. Desidero, tuttavia, ricordare che fin dai primi anni del Settecento i migliori tra i pittori, gli scultori e gli architetti russi furono premiati con la possibilità di soggiornare in Italia come pensionnaire. Ma potrei addurre anche un altro esempio, risalente a un'epoca ancor più lontana nel tempo, e cioè la costruzione di chiese e di cittadelle nell'antica Russia, che fin dal XIII secolo vide arrivare in Russia diversi architetti italiani, sia nel caso degli anonimi unisti modenesi autori delle chiese di Pereslav'-Zalesskij, che nel caso del celebre Aristotele Fioravanti o di colui elle in Russia è nolo come Aloiz Novyj. artefici del Cremlino di Mosca. Si tratta di due esempi entrambi estremamente significativi per la ragione che quelle opere d'arte poterono essere realizzate grazie alla reciproca compenetrazione e allo scambievole arricchimento delle culture di nostri due popoli; i pittori e gli scultori russi poterono lare propria l'esperienza maturata in seno alle arti in Europa occidentale, mentre gli architetti italiani nel realizzare le loro opere riuscirono a conformarsi alla tradizione architettonica della Russia. Non dissimile fu anche quanto avvenne, secoli dopo, con le opere d'arte italiane ospitale nei musei della Russia e diventate parte del nostro patrimonio culturale, senza peraltro perdere il loro legame col paese in cui erano state realizzate, e proprio per poter meglio comprendere e valutare questa eredità che noi oggi dobbiamo operare congiuntamente. E' in questo lavoro congiunto che io vedo il compito fondamentale del Centro italiano, i cui principi basilari trovano realizzazione nella grande mostra internazionale dedicata allo straordinario artista ferrarese Benvenuto Tisi detto il Garofalo. La storia della presenza dei quadri di Garofalo in Russia è al contempo una storia dei lontani rapporti culturali tra l'Italia e la Russia. Il restauro delle opere di Garofalo all'Ermitage ne è stato un ulteriore contributo, come lo è anche questa mostra. Stiamo, io credo, proprio sulla giusta strada: percorrerla sarà un vero piacere, sia per gli studiosi che per il vasto pubblico.