Stefano Boeri la mette sul motoristico: «L'Expo è un acceleratore. Un turbo per bruciare i tempi della modernizzazione in una società urbana frammentata e difficile da guidare». Docente al Politecnico di Milano, direttore di "Abitare", fondatore dell'agenzia di ricerca Multiplicity, Boeri è un architetto leader tra i "cinquantenni", e impegnato, tra l'altro, sui progetti di Porta Nuova del gruppo Hines e del Cerba di Umberto Veronesi. Quali le opportunità e quali i rischi in una Expo col turbo? «Il primo punto è la frammentazione delle élites. Se Barcellona e Torino, per i Giochi olimpici, hanno goduto di élites coese, a Milano la sfida è diversa. Le nostre eccellenze sono plurali, pensiamo all'editoria, la sanità, il design, la moda, la finanza, alcuni settori dell'informatica e delle università. Non c'è mai il protagonista unico: non nella medicina, dove c'è una forte presenza cattolica ma anche buona ricerca pubblica,-non nella moda, dove i leader, nomi che tutti conoscono, giocano ognuno per sé, senza fare sistema. L'Expo obbligherà le migliori energie milanesi ad affrontare progetti condivisi, a spingere nella stessa direzione. A cominciare dalla politica». La sfida del 2015 è una occasione unica per le infrastrutture urbane. «Certo. Si potranno implementare le reti del trasporto pubblico, il verde, le energie sostenibili. Un disegno ambizioso sarebbe estendere la rete del metrò fino agli svincoli delle tangenziali, che formano l'anello esterno di Milano, con vere piattaforme di interscambio. Dobbiamo affrontare lo shock delle 650 mila auto che entrano in città ogni giorno. Si potrà estendere l'area dell'Ecopass. Ma occorrono decisioni forti: impedire lo sviluppo edilizio nell'Anello verde metropolitano, specie a sud e a ovest. Ci vuole un patto per la città. Un patto che prescriva: qui si può densificare, là si deve preservare». Sarà arduo evitare l'assalto speculativo. «Ma se vogliamo evitare un'Expo come autocelebrazione di un gruppo di eccellenze, dovremo evitare che si organizzi una casta di politici, immobiliaristi, banchieri (e mettiamoci anche gli architetti) libera di muoversi senza vincoli. I timori sono fondati, condivido l'auspicio dell'economista Marco Vitale: l'Expo sia un'occasione di democrazia urbana e di trasparenza. E aggiungo: un'occasione di coesione sociale e crescita culturale. Non solo padiglioni, grattacieli, maxischermi. Nuove scuole. Nuovi musei». Qualcosa che resti ai cittadini. «L'Expo non può essere una cattedrale mediatica che il giorno dopo si svuota, né una kermesse puramente promozionale. Si cita sempre Barcellona, ma attenzione: il Villaggio Olimpico ha funzionato, si è integrato nella città, il Forum 2004 no. Così a Siviglia: la città nuova lungo il fiume oggi è abbandonata, uno spreco di denaro e architettura». Un'idea in più per Milano 2015? Qualcosa di cui non si è parlato? «Sì. Entro il 2015 dovrà essere restaurata, riorganizzata e rilanciata Brera. La Pinacoteca è, per contenuti, di livello mondiale, paragonabile agli Uffizi, ma il mondo lo ignora. Brera per me non vale meno della Scala, né del Cenacolo di Leonardo. È una eccezionale risorsa inespressa. Spero che questa idea entri in circolo».
Expo. Un patto per la città. Colloquio con Stefano Boeri
Stefano Boeri, architetto e docente al Politecnico di Milano, sostiene che l'Expo 2015 sia un'opportunità per accelerare la modernizzazione di Milano, una città frammentata e difficile da guidare. Boeri identifica la frammentazione delle élite come il primo punto da affrontare, poiché le migliori energie milanesi devono lavorare insieme per affrontare progetti condivisi. La politica è un'altra sfida da affrontare, con l'obbligo di prendere decisioni forti per evitare lo sviluppo edilizio nell'Anello verde metropolitano e per impedire l'assalto speculativo. Boeri auspica un patto per la città che prescriva di densificare in alcune aree e preservare in altre.
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