Il governo chiede di tagliare gli emendamenti. Ma la Lega dice: meglio il voto ROMA Governo e maggioranza vorrebbero evitare un nuovo voto di fiducia sulla manovra per il 2004, ma la difficoltà nel tagliare gli emendamenti rende tutt'altro che semplice questo obiettivo. Così ieri sera, al termine di un vertice (il secondo della giornata) con il ministro Tremonti, l'ipotesi più quotata era quella di una fiducia parziale, sui punti più importanti del disegno di legge. E il capogruppo della Lega Alessandro Cè ha detto chiaramente che il suo partito preferisce a questo punto andare alla fiducia. Cioè alla soluzione già prescelta due volte, alla Camera e al Senato, per il decretone che quest'anno accompagnava la manovra. Il relatore della Finanziaria, Gianfranco Blasi, ha fatto notare che dal governo non è ancora pervenuto l'emendamento con le risorse per la sicurezza, che dovrebbe assicurare fondi per 650 milioni di euro. In arrivo anche l'emendamento del ministero del Welfare sugli ammortizzatori sociali che richiede uno stanziamento di circa 120 milioni. Un altro nodo aperto è quello della Consip, la società del ministero dell'Economia che gestisce gli acquisti della pubblica amministrazione. «Stiamo cercando una mediazione equa tra le posizioni dei partiti della maggioranza - ha spiegato Blasi - l'obiettivo è quello di ridefinire le regole per assicurare maglie più larghe che consentano alle piccole e medie imprese di sopravvivere. Su questo tema si lavora dentro la maggioranza per arrivare a un emendamento di sintesi del relatore». Il relatore ha fatto sapere che si lavora anche a una rimodulazione dei canoni demaniali marittimi. Al centro delle verifiche di queste ore è la copertura finanziaria delle novità. Molto dipenderà, come ha notato lo stesso Blasi, dalla stima sul gettito del condono fiscale per il 2002. Si parla di una somma intorno ai 2 miliardi, ma queste entrate aggiuntive dovranno essere confrontate con i minori introiti di provvedimenti come il condono edilizio e il concordato preventivo per le piccole imprese, già messi in cantiere, che rischiano però per motivi diversi di non incontrare molto favore. Intanto resta alta la protesta contro la cessione degli edifici della difesa: stamattina ci sarà una manifestazione davanti a Montecitorio.