Perplessità anche nel centrodestra. Traverso (An): «Continuo a credere che un patrimonio storico come questo debba restare alla città» Zanotto: «Sconcertante la decisione di alienarlo». Bragantini: «Darlo a privati è più conveniente» «Siamo alla svendita dell'argenteria di famiglia...». Così Giampaolo Fogliardi, parlamentare, ricandidato per il Pd, liquida la decisione della Giunta di Palazzo Barbieri di cambiare la destinazione d'uso di alcuni palazzi storici della città in vista di una loro alienazione. Si tratta di palazzo Forti, palazzo Pompei, Palazzo Gobetti e dell'ex monastero di San Domenico sede dei vigili. «Ricordo», esclama Lucia Cametti, consigliera comunale di An, «che l'alienazione era stata voluta dalla precedente amministrazione comunale». Ma palazzo Forti, sede della Galleria d'arte moderna non era compreso. «È vero», replica, «ma gli altri sì e nessuno si era stupito, a parte la sottoscritta: Denunciai che si volevano svendere i gioielli di famiglia. A questo punto però, penso che il Comune faccia bene a far cassa, perché se non ci sono i soldi, anch'io vendo la mia casa, per realizzare qualcosa. Quindi credo che faccia bene, per realizzare qualcosa di concreto per la città». Paolo Zanotto, ex sindaco, ora consigliere del Pd, non ci sta: «È sconcertante che si voglia vendere un bene come palazzo Forti per farne uffici o negozi. E se rimanessero invenduti il Comune rischerebbe il dissesto poiché i soldi preventivati servono per comprare le aree di San Giacomo e del Polo finanziario». È d'accordo, invece, Matteo Bragantini, assessore provinciale e segretario della Lega: «Un ente come il Comune non può avere tanti immobili e magari non utilizzarli o sottoutilizzarli. È più conveniente», sostiene Bragantini, «venderli ai privati poiché è bene che abbiano una funzione non solo culturale ma anche economica. Non possiamo pretendere che tutti i palazzi storici della città e della provincia siano trasformati in musei. Ne abbiamo così tanti che sarebbe veramente uno spreco di risorse». Elena Traverso, consigliera comunale di Alleanza nazionale si dice «un po' critica». «Penso», commenta l'esponente finiana, «che i palazzi storici, come palazzo Forti, siano un un patrimonio della città e sarebbe quanto mai utile cercare di salvaguardare questo patrimonio». La decisione della Giunta sarà portato all'esame del Consiglio comunale. «Si faranno valutazioni più approfondite», aggiunge Elena Traverso, «sulla base anche di un ragionamento sul bilancio. Per quanto possibile, come ero contraria alla vendita di Castel San Pietro», afferma, «continuo a pensare che il patrimonio storico di una città debba continuare a restare della città». Stefano Casali, consigliere di Forza Italia, non ha dubbi. «È una scelta giusta, l'importante», sostiene, «è valutare a chi venderli e con quali garanzie, nel senso che venderlo al compratore giusto può far sì che questo palazzo sia valorizzato per il bene della città». «E c'è anche un secondo vantaggio», continua il consigliere Casali: «nelle casse dell'amministrazione comunale entrerebbero risorse importantissime e preziose per risolvere problematiche che si trascinano da molti anni». Possibilista è l'assessore regionale Giancarlo Conta: «Le necessità di Comuni ed enti pubblici oggi sono di fare cassa, ma anche qui ci vuole il buon senso di cogliere l'opportunità di un migliore utilizzo degl immobili, se pensiamo a tutte le caserme che abbiamo a Verona. Non sempre», osserva, «possono essere utilizzati a livello residenziale ma, se si potesse fare sarebbe un bene perché c'è molto bisogno di case e di valorizzare questi edifici».E.S.