Villa Raggio, la dimora contesa La dimora di via Pisa è finita nellasta della Regione, vinta da Fintecna, ma gli antichi proprietari, una nobile famiglia torinese, si sono rivolti al Tar, perché quando donarono la villa alla città, la vincolarono ad un uso sanitario, mentre ora è destinata ad appartamenti. Il ricorso della famiglia che aveva donato la dimora allasta della Regione LA REGIONE Liguria ha incassato 203 milioni di euro dalla Fintecna in cambio di parte del patrimonio immobiliare dallAsl 3. Ma a tre settimane da questo «grande risultato» - così lha definito Claudio Burlando, il Governatore - cè un primo e grave problema. Riguarda Villa Raggio, nel quartiere di Albaro, uno dei cespiti più importanti delloperazione. Civico 56 di via Pisa. Unantica dimora gentilizia dallalto valore storico ed artistico che da quarantanni - e cioè da quando una famiglia nobile torinese la donò alla città - è utilizzata a fini sanitari e assistenziali. Nel tempo ha ospitato una clinica per malati di tubercolosi, poi un Sert, sale per la riabilitazione ortopedica, un centro di salute mentale. Ultimamente funzionava da ambulatorio pediatrico e Medicina scolastica. Con la cartolarizzazione si è improvvisamente cambiato pagina. Dicono infatti che i nuovi proprietari abbiano in mente di ricavarne appartamenti residenziali - cè un bellissimo parco, tutto intorno - trovando anche lo spazio per un bel parcheggio. Ma attenzione, perché allora la famiglia nobile torinese aveva regalato la villa ad un patto: che fosse utilizzata a scopi «ospedalieri». Si chiama vincolo di destinazione. Quando hanno saputo del «grande risultato» realizzato con gli immobili Asl, dellaffare da 203 milioni ma soprattutto dei appartamenti in via Pisa con annesso posteggio, gli antichi proprietari di Villa Raggio ci sono rimasti male. Si sono rivolti a uno degli studi legali più prestigiosi del capoluogo piemontese - quello del professor Paolo Emilio Ferreri - e hanno fatto presente una cosa: che la villa lavevano donata per uno scopo ben preciso. E se qualcuno invece ci vuole semplicemente fare i soldi, allora se la riprendono indietro. Subito. Sono due le cause intentate, secondo un sistema che gli addetti ai lavori definiscono «doppio binario». Una civile, per impugnare gli atti di vendita delledificio di Albaro. Laltra amministrativa, per impugnare la delibera con cui la Giunta regionale aveva deciso di vendere Villa Raggio. E a questo proposito, giovedì prossimo al Tar è stata fissata unudienza per discutere della richiesta di «sospensiva» avanzata dalla famiglia torinese, sottoscritta proprio dalla capostipite che alla fine degli anni Sessanta fu protagonista della donazione. Visto che in villa non si cura più nessuno, allora rivuole tutto. Poco importa che la regione Liguria abbia fatto sapere di aver intenzione di investire parte dei 203 milioni - e quindi anche del denaro ricavato dalla vendita dellimmobile di via Pisa - nel settore «sanitario». Vale la pena di segnalare che il valore di Villa Raggio, come indicato nei documenti della pubblica amministrazione, è di poco inferiore ai tre milioni di euro. Risulta però che per lIstituto San Giorgio - perché è anche così che è conosciuta la struttura - un noto immobiliarista ne avesse offerto undici. Dalla brochure per illustrare loperazione di cartolarizzazione degli immobili del comparto sanitario della Regione Liguria: «Ubicato in zona residenziale di pregio, ledificio ha assunto lattuale configurazione allinizio del '900 con il passaggio alla famiglia Raggio. Immerso nel parco di pertinenza, si sviluppa su tre piani fuori terra, oltre a un piano seminterrato, con accesso diretto dallesterno, e il sottotetto abitabile. E complessivamente di elevata qualità architettonica, sia nellimpianto che nelle finiture: il piano nobile presenta gli affreschi originali quasi integralmente integri, oltre a qualche elemento di arredo (specchiere, lampadari, divanetti). Gli altri piani hanno subito trasformazioni interne per adeguarsi alluso sanitario. Complessivamente, limmobile richiede importanti interventi di restauro e di risanamento». Metri quadri 3.078, terreni per 15.518 metri quadri catastali. Ma è soprattutto un passaggio dellatto notarile, da ricordare: «Si ritiene pertanto possibile, visto il parere positivo espresso dagli uffici preposti, la trasformazione in immobile ad uso abitativo con frazionamento, senza neanche la necessità di reperire i posti-auto di pertinenza: cosa peraltro auspicabile, necessaria e consentita, sia a raso, con sistemazione superficiale drenante, sia in struttura». Appartamenti, parcheggi, «grande risultato»: ma non era così che doveva finire Villa Raggio.