Passa la proposta di An: niente sanatoria. Aumenti in arrivo per le sigarette. Sviluppo già a rischio 2 miliardi su 5. Niente condono edilizio su spiagge, fiumi e altre aree demaniali. È questo il primo risultato del forcing di Alleanza nazionale per alleggerire il provvedimento che confluirà nel decreto legge omnibus all'esame del Consiglio dei ministri lunedì prossimo. È un passaggio che non è stato ancora formalizzato in un incontro interministeriale, che dovrebbe tenersi oggi, a livello tecnico. Ma è certamente la questione su cui il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, incasserà un via libera dai ministeri delle Infrastrutture (che è incaricato di scrivere il testo) e probabilmente anche dell'Economia, consapevole di dover pagare un prezzo in termini di gettito al secco no al condono pesante ribadito martedì da Gianfranco Fini. L'eliminazione delle aree demaniali si tradurrebbe, infatti, in una sforbiciata del gettito atteso, dai 3,3 miliardi che avrebbe voluto Tremonti a 2,5 miliardi circa. Sforbiciata sostanziale, ma forse ancora accettabile, considerando che l'ipotesi iniziale di quindici giorni fa era a 1,5 miliardi di euro. Matteoli, dopo aver incassato la riapertura della trattativa su tutti gli aspetti del condono, gettito compreso, ieri si è mostrato subito ottimista sulla possibilità di raggiungere un accordo nel Governo e nella maggioranza. E ha trovato un alleato a sorpresa nella Lega Nord, che ultimamente non rinuncia ai dissensi dalle posizioni di Tremonti. «La nostra posizione - ha detto il capogruppo alla Camera, Alessandro Cè - è sempre la stessa: non siamo favorevoli a un condono edilizio se non come ipotesi residuale. Mi riferisco a un condono minimo per quegli abusi di necessità o legati a una normativa spesso poco chiara». Il ministro dell'Ambiente ha poi affinato ieri con i suoi collaboratori gli altri paletti da presentare alla riunione di oggi. Poco da dire su quello che riguarda le aree vincolate: qui la partita Matteoli l'aveva già sostanzialmente vinta, anche se adesso rilancia e chiede il divieto assoluto di sanatoria sulle aree soggette sia a vincolo assoluto che a vincolo relativo. Un irrigidimento ulteriore della posizione, dunque. Ma la questione più spinosa resta quella dell'inserimento o meno delle nuove costruzioni nel perimetro del condono. Su questo punto, Matteoli sa di non potersi irrigidire più di tanto. Il suo "no" assoluto è destinato a stemperarsi nelle prossime ore se si vuole garantire comunque alla sanatoria un gettito minimo accettabile: le sole opere interne frutterebbero, infatti, meno di un miliardo di euro e sarebbero del tutto insufficienti all'obiettivo di fare cassa. Il compromesso che si profila all'orizzonte è allora quello di escludere la sanatoria di nuove costruzioni da tutte le aree ambientalmente sensibili. E di limitare la sanatoria a «volumetrie limitate», come già dicono nell'entourage di Matteoli. Difficile dire in quale numero si tradurrà questo paletto quando oggi si farà la discussione tra ministeri. La logica politica impone che An, per segnare una vittoria, spunti una riduzione rispetto ai 750 metri cubi (250 metri quadrati) contenuti nella sanatoria del '94 e nelle bozze dei giorni scorsi. Si potrebbe scendere ai 450 metri cubi (150 metri quadrati) previsti come primo scaglione dalla sanatoria del '95 o, forse, a un livello intermedio (600 metri cubi200 metri quadrati) per non falcidiare troppo il gettito atteso. Se la modifiche imposte da An restassero in questo ambito, l'accordo si potrebbe trovare a un gettito compreso fra due e 2,5 miliardi. Una quota non marginale di questo gettito - dice An - dovrebbe poi confluire in un fondo per la riqualficazioen e l'abbattimento degli ecomostri. Una posizione, in verità, che non dice nulla di nuovo rispetto a quelle già proposte dal ministero delle Infrastrutture, e in parte recepite dall'Economia, nelle settimane scorse. Ma ieri è stata anche la giornata delle opposizioni sul condono, con l'assemblea unificata dei parlamentari dell'Ulivo e di Rifondazione comunista. Il documento conclusivo ribadisce, da una parte, che un condono da tre miliardi di euro non si può assolutamente definire leggero. Dall'altra sottolinea la posizione politica delle opposizioni, annunciando non solo la volontà di «contrastare in Parlamento ogni provvedimento di condono edilizio», ma anche di «promuovere incontri e iniziative in tutto il paese». Per Ulivo e Rc il condono «avrebbe effetti devastanti sull'ambiente e sulla legalita», agraverebbe i rischi idrogeologici e «calpesta le competenze di Regioni e Comuni». Viene infine denunciato che «il semplice annuncio di una nuova sanatoria ha alimentato una ripresa preoccupante dell'abusivismo».
Nessun condono sulle aree demaniali
Il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli ha confermato che il governo non intende concedere una sanatoria edilizia su aree demaniali. Il ministro ha affermato che il governo non intende concedere una sanatoria edilizia su aree demaniali. Il ministro ha affermato che il governo non intende concedere una sanatoria edilizia su aree demaniali. Il ministro ha affermato che il governo non intende concedere una sanatoria edilizia su aree demaniali. Il ministro ha affermato che il governo non intende concedere una sanatoria edilizia su aree demaniali. Il ministro ha affermato che il governo non intende concedere una sanatoria edilizia su aree demaniali.
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