Bari avrà un nuovo piano regolatore, precisamente un Pug ossia un Piano urbanistico generale, a distanza di oltre trent'anni da quello di Ludovico Quaroni, redatto nella fattispecie tra il 1965 e il '73. Ad occuparsene sarà l'urbanista Gianluigi Nigro, già consulente per il piano della Capitale e autore di quelli di Ravenna e Matera, che guiderà un pool composto dagli architetti Francesco Cellini, preside della facoltà di Architettura di RomaTre, e Mauro Saito, firmatario di numerosi interventi urbani a Matera, Andria e prossimamente a Bisceglie, e infine dall'urbanista Francesco Nigro. Una scelta che mette insieme competenze parallele, di urbanisti e progettisti, utili presupposti per ridisegnare la Bari che verrà. Nel processo di formazione del piano due sono le tappe istituzionali di particolare rilevanza, l'approvazione del Documento programmatico preliminare (Dpp) in Consiglio comunale, cui sta appunto lavorando il gruppo di Nigro, e la successiva formazione e approvazione del Pug (dapprima in Consiglio comunale e poi a livello regionale). In soldoni, se il Dpp contiene gli obiettivi generali, il Pug renderà invece esplicite le scelte progettuali alla luce di una approfondita analisi dello stato fisico, ambientale ed economico della realtà territoriale e della dimensione sociale dei bisogni, delle aspettative e dei desideri della popolazione residente. Professor Nigro, da cosa siete partiti in questa fase preliminare, e soprattutto in che modo la vostra idea di città differisce da quella che ci consegnava il piano Quaroni? «Il piano Quaroni aveva una visione di grandissimo respiro, che però puntava molto sulla risoluzione della barriera della ferrovia. Proprio per questo non ha potuto attuarsi appieno. Ci sono alcune indicazioni fondamentali sugli assi di sviluppo che secondo noi vanno mantenute. Il tema molto importante che però ai tempi di Quaroni era sottovalutato, non certo per un suo demerito ma per una sorta di generale disattenzione al problema, è il sistema ambientale e paesaggistico. Siamo perciò partiti dall'idea generale che l'insediamento umano debba essere garantito nella qualità ecologica». E' previsto un approccio partecipativo dei cittadini per verificare la compatibilità delle scelte progettuali? «E' fondamentale in questa prima parte confrontarsi con la riflessione della comunità barese sul suo futuro, non solo relativamente all'assetto fisico della città, ma anche rispetto al suo "rango": al modo in cui la città si percepisce e vuole essere percepita. Bisogna mettere insieme tutto ciò che serve ad elaborare una visione sul proprio futuro, ossia reti infrastrutturali e reti ambientali. C'è da fare un grande lavoro di incontro da inserire nel quadro conoscitivo che noi andremo a costruire per dar vita ad un progetto che sia veramente collettivo e condiviso. In altre parole il problema non è vincere ma convincere, discutere insieme alla gente del futuro della città e del suo territorio. Noi vorremmo essere utili alla comunità e aiutarla a riflettere su se stessa. Per intenderci, alle particelle catastali arriveremo solo in un secondo momento». Possiamo dire che il progetto giusto è quello di tutti, quello cioè che interpreta un generale senso della città? «Certamente. Prima capiamo chi siamo e poi sarà facile stabilire dove dobbiamo andare e quello che ci serve». Oltre alla questione ambiente, come vi indirizzerete in relazione alle previsioni di crescita e sviluppo del territorio? «Affronteremo i temi dello sviluppo economico, immobiliare, dei grandi servizi metropolitani e urbani, del ruolo di Bari rispetto al famoso Corridoio 8. Ci devono però essere degli elementi unificanti, che per noi riguardano soprattutto la visione sintetica e plurale della città, una nuova ottica dove sia prevista la prospettiva mediterranea ma anche la qualità urbana, perché i cittadini devono innanzitutto riconoscersi nei luoghi che abitano». Sarà dunque una visione urbana a più scale? «Dovremo tener conto della scala internazionale e di quella dell'abitare. Un elemento importante che non vogliamo trascurare è quello della buona qualità architettonica, in modo che ci siano profitti d'impresa ma anche ricadute sulla città pubblica in termini di qualità urbana diffusa. L'espansione va vista in funzione delle necessità della città di riqualificarsi, portando qualità ma senza aprire nuovi fronti di degrado». Il nodo ferrovia Spiega Nigro: «Il piano Quaroni puntava molto sulla risoluzione della barriera della ferrovia. Proprio per questo non ha potuto attuarsi appieno. Ma manterremo molte sue indicazioni sugli assi di sviluppo». I tempi 240 giorni per elaborare il Dpp da sottoporre all'approvazione del Consiglio. Poi, il Pug Il lavoro prende spunto dai segni del paesaggio Per Gianluigi Nigro il paesaggio è uno dei «segni» che rende visibile e restituisce i caratteri e l'identità di un luogo. Pertanto, quando disegna un piano urbanistico, è da questo che parte per riconoscerlo, per farlo conoscere e per valutarlo come risorsa e ricchezza, e in ultima analisi per promuoverne l'inserimento in percorsi di valorizzazione e di identità dei territori in esame. Nigro, nato a Ortona nel 1936, è professore associato di Urbanistica alla facoltà di Architettura dell'università La Sapienza di Roma dal 1983. Svolge attività di ricerca presso il dipartimento di Pianificazione territoriale e urbanistica dell'università La Sapienza di Roma dalla sua formazione (1983) ed è membro del Collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Pianificazione territoriale e urbanistica dell'università La Sapienza di Roma e della scuola di specializzazione in Pianificazione urbanistica dalla sua attivazione (1991). È stato responsabile scientifico di ricerche per il ministero dell'Università e della Ricerca scientifica e del Cnr. Autore di scritti e pubblicazioni di pianificazione e di urbanistica per Nuova Italia Scientifica, Officina Edizioni, Edizioni delle Autonomie, Gangemi Editore e per riviste specializzate ( Urbanistica Informazioni, etc). E' stato membro del Comitato scientifico di Urbanistica e membro del Comitato di direzione di Urbanistica Informazioni dal 1980 al 1992. Coordinatore e responsabile scientifico-organizzativo di numerosi seminari e convegni, nazionali e regionali sulla pianificazione territoriale e urbanistica, e in particolare delle Rassegne nazionali di Urbanistica di Stresa (1984), Ferrara (1989), Venezia (1994). Ha avuto un ruolo attivo all'Istituto Nazionale di Urbanistica dal 1973, di cui è stato presidente dal settembre 1990 all'ottobre 1992. Svolge attività di consulenza per amministrazioni pubbliche centrali, per regioni ed enti locali in materia di programmazione, pianificazione paesistica, territoriale e urbanistica. Si è occupato del piano urbanistico di Roma ed è autore tra gli altri di quelli di Ravenna e di Matera. Punto di forza dei sui interventi è sicuramente l'inserimento nel processo di pianificazione della disciplina paesistico-ambientale, dove appunto il paesaggio è assunto non solo come categoria di tutela ma come categoria di progetto. Non vengono del resto mai trascurati fattori come la dimensione metropolitana, il principio della sostenibilità, la qualificazione delle periferie, la priorità della storia. E sul piano delle modalità operative vengono individuate come scelte strategiche la perequazione, la co-pianificazione e la partecipazione delle comunità per l'individuazione di obiettivi condivisi. Nigro si apppresta ora a firmare il Pug di Bari, che dovrà leggere la città del presente e saper immaginare quella prossima ventura. Entro 240 giorni il suo gruppo dovrà elaborare il Dpp ( documento programmatico preliminare) per poi passare, dopo l'approvazione da parte del Consiglio comunale, alla strutturazione definitiva del Pug.
Corriere della Sera
3 Aprile 2008
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MA
Marilena Di Tursi
Corriere della Sera
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Bene culturale
Luogo
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