C'è qualcosa che non va nei rapporti tra politica e cultura se il Bagutta, il più vecchio premio letterario italiano (lo hanno vinto Gadda, Calvino, Primo Levi), invece che a un romanzo è andato quest'anno al saggio di un giurista, o meglio a una spietata catilinaria contro l'attuale inquilino di Palazzo Chigi. Malgrado le indiscutibili doti letterarie dell'autore, "Le strane regole del signor B." di Franco Cordero (Garzanti) non si può certo definire un puro esercizio di stile. Possibile che la narrativa non avesse nulla da offrire? Anche su Fanfani e Andreotti ogni tanto qualcuno scriveva un pamphlet, ma nessuno gli ha mai dato il Bagutta, Si potrebbe liquidare l'incidente come una deliberata provocazione, se non fosse che in giuria siedono grecisti, romanzieri e poeti insigni (e 'era pure, fino alla morte, il nostro Pontiggia) molti dei quali pubblicano i loro libri nella casa editrice del «Signor B.»: tutto, insomma, meno che una manica di sovversivi. La verità è un'altra: al Bagutta è andato in scena, ancora una volta, il dramma dell'incomunicabilità tra mondo della cultura e maggioranza al potere. È fin troppo facile prendersela con il settarismo degli intellettuali. Quando il fossato diventa così largo, anche chi sta sull'altra sponda - i politici - dovrebbe cominciare a preoccuparsi. La cultura in Italia non è mai stata una priorità dei governi, ma quello attuale sembra volerla espungere dalla propria agenda. Nei giorni scorsi qualche brillante ingegno ha proposto di migliorare la legge delega sull'ambiente, con un emendamento che depenalizza totalmente gli abusi edilizi nelle aree protette. Un bel premio, meglio del Bagutta, per chi costruisce grattacieli sulle spiagge. Dopo il "silenzio assenso" per la vendita degli immobili di interesse artistico, è un'altra pugnalata a quel «Codice dei beni culturali» che Giuliano Urbani sta tentando di varare. Tanto che il ministro, per difendere la sua creatura, ha scritto una lettera accorata al «Signor B.». Urbani ha avuto l'intelligenza di attorniarsi di consulenti prestigiosi e senza tessera di partito (non perdetevi la lezione che Salvatore Settis terrà per il Fai, mercoledì sera al Teatro Strehler di Milano). I nostri intellettuali, invece di isolarsi nello sdegno, potrebbero dargli una mano, anche aiutandolo a correggere la rotta quando è necessario. Bisogna impedire che quel ministero venga bistrattato o smantellato per fare cassa. Perché la cultura è la nostra principale risorsa, la nostra identità, il vero collante che ci tiene uniti. Una ricchezza che appartiene a tutti: a quelli che amano il Signor B. come a quelli che lo detestano. r.chiabergeilsole24ore.com