Nuovi corsi bloccati da ormai due anni per le scuole di alta formazione di restauro, ma entro il 2008 la situazione potrebbe uscire da uno stallo che ha di fatto fermato la formazione di due istituti considerati tra le eccellenze del Paese. Dall'entrata in vigore del Dlgs 1562006. che disponeva correzioni e integrazioni al Dlgs 422004 relativo ai beni culturali. l'Istituto centrale per il restauro di Roma e l'Opificio delle pietre dure di Firenze hanno chiuso le iscrizioni (che passano attraverso un concorso) a causa del mancato riconoscimento ufficiale della qualifica di restauratore. In particolare, l'incertezza nonnativa nasce dall'assenza del regolamento (ancora non emanato) che impedisce agli istituti di ottenere l'equiparazione universitaria del titolo riconosciuto. «Abbiamo interrotto i corsi da due anni - afferma il responsabile della scuola e vicedirettore dell'Icr, Massimo Bonelli - mentre stiamo andando avanti solo con gli allievi del terzo e quarto anno. La speranza è quella di ripartire entro l'anno, visto che a novembre potrebbe essere pronto il regolamento per le scuole di alta formazione». Una commissione formata dal ministero dei Beni culturali e dall'Università è al lavoro con l'obiettivo di sciogliere il nodo che sta bloccando l'attività delle scuole. «Puntiamo a portare la durata dei corsi - continua Bonelli - da quattro a cinque anni, in linea con i titoli universitari, anche se siamo favorevoli a una formazione di lunga durata che comprenda tutto il quinquennio rispetto a un 32. La base, in ogni caso, non cambierà di molto rispetto all'attuale impostazione della scuola: la pratica occuperà il 60-65 dell'attività dello studente». Il regolamento che disciplinerà il corso di laurea magistrale in conservazione e restauro dei beni culturali prevede sette settori di specializzazione: materiali lapidei e derivati, superfici decorate dell'architettura; manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile, manufatti scolpiti in legno, manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati o dipìnti; arredi e strutture lignee; materiali e manufatti in tessuto e pelle; materiali e manufatti ceramici, vitrei, in osso, avorio e cera, metallo e leghe; materiale librario e archivistico, cartaceo, fotografico, cinematografico e digitale; strumentazioni musicali e strumenti scientifici. «Nell'lcr di Roma - continua Bonelli - svilupperemo quelle che sono le nostre caratteristiche e peculiarità: materiali lapidei e superfici dell'architettura, i dipinti, i materiali e i manufatti in metallo, leghe, vetro, ceramica». Il settore del restauro conta circa 30mila addetti che vengono formati da varie tipologie di scuole. Oltre a quelle di Roma e Firenze, riconosciute come istituti ad alta formazione, ve ne sono molte altre in tutto il territorio a livello regionale, provinciale e privato. «In questo settore l'insegnamento - sostiene Bonelli -, ha vissuto tanti anni in una situazione di anarchia. Il restauro ha bisogno di regole certe per garantire l'alto livello di specializzazione degli studenti che escono da questi corsi». Il decreto prevede che l'insegnamento del restauro è impartito dal-l'Icr, dall'Opd, mentre le altre scuole dovranno accreditarsi previa verifica dei requisiti organizzativi e di funzionamento. Ai corsi dell'Icr partecipano in media 20 studenti per ogni anno. Il corso ha carattere teorico e pratico. Le lezioni riguardano le discipline storiche, tecniche, chimiche, fisiche, biologiche, della tutela e della documentazione. Le esercitazioni pratiche consistono in attività di restauro; esercitazioni che si svolgono nell'ambito dei singoli insegnamenti delle materie scientifiche a scopo di illustrazione e integrazione della parte teorica: tirocini estivi di applicazione pratica in sede e fuori sede. La frequenza delle lezioni, delle esercitazioni e delle applicazioni pratiche di restauro è quotidiana e obbligatoria. Al secondo, al terzo e al quarto anno si accede per idoneità, su giudizio espresso dai consiglio didattico. La valutazione di idoneità espressa al termine del quarto anno costituisce titolo di ammissione agli esami di diploma. Gli allievi non idonei non sono ammessi a ripetere l'anno di corso. L'esame finale per il conseguimento del diploma consiste nella discussione della tesi sul lavoro svolto. Le migliori tesi degli allievi dell'Istituto centrale per il restauro e dell'Opificio delle pietre dure negli anni 2003-2005 sono state raccolte nel volume «A scuola di restauro» (Gange-mi editore) presentato la settimana scorsa a Roma