Giochi fatti nello scacchiere dei beni culturali. Le nomine per la Campania dovrebbero essere in gran parte già definite, sebbene non ci sia ancora la ratifica ufficiale, prevista per oggi. Da stamattina Pietro Giovanni Guzzo (prossimo alla pensione) dovrebbe essere alla guida della nuova sovrintendenza speciale di Napoli e Pompei che eredita il budget complessivo di circa 59 milioni. Più di cinquanta milioni di euro rimasti finora inutilizzati a Pompei e più di 8 quelli che gestiva Maria Luisa Nava, che si trasferisce alla soprintendenza per i beni archeologici di Salerno e Avellino (con sede a Salerno). Da Salerno si sposta invece Mario Pagano, che va alla guida della soprintendenza per i beni archeologici per le province di Caserta e Benevento. Confermati al loro posto Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, e Nicola Spinosa, alla soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli, come pure Felicita De Negri all'Archivio di Stato di Napoli, Maria Rosaria De Divitiis alla soprintendenza archivistica per la Campania con sede a Napoli. Si fanno i nomi di Ascione e Storchi per l'Archivio di Stato di Caserta e per quello di Salerno. Sulle scelte dei nuovi dirigenti esprimono preoccupazione i sindacati. Il segretario generale della Uil dei Beni Culturali Gianfranco Cerasoli ha inviato un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dichiarando che «si vogliono varare nomine senza il rispetto dei criteri della competenza, capacità e rotazione dopo cinque anni di permanenza nella stessa sede». Nella lettera, indirizzata anche al ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e al presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali Salvatore Settis, il sindacalista chiede a Napolitano di intervenire «per richiamare anche in questa vicenda il senso del rispetto delle regole, della trasparenza, affinchè le scelte di 216 dirigenti siano compiute nell'interesse del patrimonio che non è solo il nostro ma dell'intera comunità». La situazione più incerta è quella della soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per Napoli e provincia che potrebbe passare da Enrico Gugliemo a Stefano Gizzi. Interpellati al riguardo non rilasciano dichiarazioni né il direttore regionale Luciano Scala né lo stesso Guglielmo, che accenna però a decisioni «ancora non definitive». Per lui si parla di una destinazione a Caserta che peraltro già reggeva ad interini. Ed è una decisa bocciatura quella che pronunciano i sindacati sulla nomina di Giuseppe Zampino (finora a Salerno) a direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria. «Una decisione sbagliata e grave, che si ripercuoterà negativamente sulla Calabria», prosegue Cerasoli. «Zampino non doveva essere nominato, visto che nemmeno quattro giorni fa era stato destinato alla soprintendenza per i beni architettonici di Latina dopo l'esperienza di Salerno». La sua nomina, secondo il sindacalista, è uno schiaffo clamoroso verso una Regione che meritava un'attenzione diversa per i problemi che ha il territorio e per «tentare di rico-strure un tessuto di trasparenza e legalità in un settore cruciale della pubblica amministrazione delicatissimo che solo di risorse in contabilità speciale, accumulate nei cassetti, può vantare oltre 21 milioni di euro». Per la Uil «sarebbe opportuno» che il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero «facesse sentire la sua voce». La soprintendenza che lascia Zampino, quella per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Salerno e Avellino con sede a Salerno, resta per ora vacante, come quella nuova per i beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Napoli (con esclusione della città), Benevento e Caserta con sede a Napoli. Intanto, il destino di Guglielmo sta a cuore a molti, soprattutto perché con la riforma Rutelli il ruolo della sua soprintendenza finisce per essere cruciale. Cambia infatti la definizione stessa di paesaggio e si amplia la sua tutela. «Un'ottima modifica», secondo Carlo Iannello, docente di Diritto dell'ambiente alla Seconda Università di Napoli. «La migliore dalle leggi Bottai del '39, perché chiarisce molto bene le competenze Stato-Regioni». Il paesaggio, insomma, non è più solo ciò che è bello, ma tutto il territorio. La soprintendenza avrà più poteri? «Certo, il parere del soprintendente sarà vincolante e preventivo in materia paesistica». Chi sarà a capo dell'ufficio finora occupato da Guglielmo dovrà lavorare a stretto contatto con la Regione per la pianificazione del territorio e nel prossimo anno dovrà anche rivedere i vincoli esistenti. Un compito più che mai fondamentale e delicato.