Iniziano il 20 giugno i lavori di restauro sarà ricreata lantica "spina" in terra rialzata La stampa dei progettisti mostra i 340 metri lungo cui i correvano i dodici carri Dal lato della Fao la Torre della Moletta ospiterà uno spazio informativo -------------------------------------------------------------------------------- A VEDERSELO COSÌ DAVANTI AGLI OCCHI - nitido, pulito, perfetto - il Circo Massimo sembra quasi già fatto. Dincanto, sulla stampata laser dei progettisti, gli è tornata, lì, nel centro, la lunga, lunga spina: quei 340 metri intorno a cui, i 12 carri correvano sfrenati mentre Roma impazziva per loro. E sembra già ricongiunto al Palatino, senza più il via vai di macchine che lo vìola ancora oggi. Persino la sua zona a ridosso della Passeggiata Archeologica, già scavata da anni, sembra promettere nuove sorprese e permetterti di capirlo meglio questo cuore ovale di Roma, dove ancora oggi si celebrano le feste più sentite dalla capitale. Lultima grande si sta allontanando nel tempo: fu quando il divus Totti e la divina Ferilli celebrarono lì, in pompa magna, lo scudetto per la Roma Capoccia del campionato 2000-2001. A sentirselo raccontare come sarà, alla fine dei lavori milionari che iniziano il prossimo 20 giugno dalla voce di Eugenio La Rocca, che - essendo non solo Soprindendente di Roma, ma anche docente di archeologia a La Sapienza - del Circo Massimo vede passato e futuro, questa appare come una delle restituzioni più vistose tra quelle che Antonio Cederna ha sempre sognato e anche chiesto, per decenni, a gran voce. La Rocca: «Stiamo cercando di riportare a casa i vecchi sogni che Roma ha suscitato dall800 a oggi. È un massacrante, entusiasmante, lavoro di ricucitura: via dei Fori Imperiali, lAppia Antica con il tunnel nuovo che lha fatta rivivere, ora il Circo Massimo... Qui giocheremo tutto per recuperare questarea così importante per la nostra storia: fu drenata dallacqua già dai Tarquini, 2500 anni fa, ma, allora, era solo una enorme pista sterrata; fu Cesare, poi, nel 46 a. C., a fare i primi lavori in muratura, anche se solo la cavea più bassa era in pietra, tuttintorno cerano tribune di legno. E proprio quelle costruzioni furono uno dei focolai principali dellincendio neroniano nel 64. Con Traiano le tribune cominciarono a diventare quel portento che conosciamo ormai solo dalle riproduzioni depoca. Ripuliremo tutto in modo da essere praticabile e leggibile, con una recinzione curva e semplicissima, del tipo che abbiamo usato per il Palatino, e lì continueremo a indagare nella zona già scavata, il lato verso la Fao, al cui centro cera un Arco di Tito, e arriveremo a metterne in evidenza le fondazioni. Paradossalmente del Circo Massimo abbiamo poche informazioni e quelle poche sono abbastanza confuse. Plinio ci parla di 250 mila spettatori, ma altri - come Dionigi - dicono 150 mila, molto più verosimili; qui noi oggi ci troviamo un invaso lungo 600 metri ma, invece, le fonti ci parlano di 400 o 450 metri. Ci baseremo anche su monete, bassorilievi e certi altri stadi simili, per rievocarne le proporzioni e ricongiungerlo al Palatino dove è previsto un nuovo ingresso alla Casa di Augusto appena riaperta. Via dei Cerchi - che è lì da sempre - lì resterà: sarà solamente risistemata per pedonalizzarla. La spina? Sarà ricreata creando uno spessore di terra rialzata. E - in attesa di avere qui il nuovo Museo di Roma Antica - piazzeremo dei pannelli informativi per spiegare come funzionavano le gare, qui». Rifarlo lì dovera, comera, sepolto comè da cinque metri e mezzo terra, ormai che il Circo Massimo dei Romani, là sotto, galleggia su una enorme falda acquifera, non è proprio pensabile. Del resto non sarebbe facile neppure ricostruirne la spina, come la sacralizzarono poi gli imperatori: bisognerebbe, infatti, recuperare a Piazza del Popolo lobelisco di Ramses II e, a San Giovanni, quellaltro di Tutmosis III che, importati dallEgitto, vennero piantati proprio lungo la spina da Augusto il primo, da Costanzo II laltro, per poi esser traslocati dai furori urbanistici dei papi. In pista succedeva davvero di tutto, tipo, oggi, al Palio di Siena: alle curve si stringevano gli avversari; si facevano accordi per frenare il più forte; si volava in paradiso quando si era i primi a tagliare il traguardo. La folla aveva dei suoi idoli, strapagati, ma il Circo ebbe i suoi martiri. Il più famoso? Scorpo, un campionissimo, con 2048 vittorie, che - morto in pista - meritò un epitaffio di Marziale, così dolce, e amaro insieme, che è bello far conoscere: «Io sono Scorpo (...) che il destino invidioso ha portato via a soli 27 anni: dal numero delle mie vittorie ha creduto fossi vecchio». Il tifo era davvero sfrenato. Del resto il Circo era, quasi, un mondo a parte. Certo, la sua struttura - gradinate, tribune, sedili di prima, seconda e terza categoria; la tribuna dellimperatore; il pulvinar rialzato per le divinità - dando ai Cesari il posto dei Cesari, agli dèi il posto degli dèi, al popolo quel che rimaneva libero, era una struttura che rispettava lordine gerarchico che teneva in a posto la città e limpero. Poi, però, cera licenza di fischio per tutti: persino nei confronti dellimperatore si osavano sberleffi e prese in giro, impensabili fuori da lì. Riuscirà lo spazio informativo - per ora previsto nella Torre della Moletta, lì, nel lato verso la Passeggiata Archeologica e la Fao - a raccontarcele tutte queste storie? Certo che no. Ma proprio lì, a pochi passi dalla pista ovale - in quellenorme complesso di palazzoni dove si ritiravano i certificati elettorali che non ti erano arrivati a casa - sorgerà il nuovo Museo della Città di Roma che, con i suoi 32 mila metri quadri previsti, promette di stupirci con effetti davvero speciali: ad accompagnare i reperti attualmente esposti al Museo della Civiltà Romana e la miriade di reperti conservati nei depositi, ci sarà infatti il virtuale per mostrare sia quel che, ormai, non cè più, che per presentare le ultime antiche novità che salteranno fuori dai cantieri archeologici di Roma. E sì, le vie del virtuale sono infinite. Difficile, invece, che vi trovi spazio quel che di cosmologico e di archeoastronomico il Circo suggerisce a tutti quelli che ne conoscono gli sviluppi bizantini. E sì, a immaginarselo con tutti i significati che, via via, gli sono stati attribuiti, il Circo Massimo (e il Circo in genere, come anche lIppodromo) appare come un grande impianto sacro di mnemotecnica spaziale di cui La Rocca non vuol proprio sentir parlare. E, anzi, ne ragiona con qualche fastidio: «Giochi intellettuali tardi: tutte queste allegorizzazioni della vita quotidiana non appartengono alla prima Roma. Lo dico sempre ai miei studenti: «Le cose sono molto più semplici di quanto non possa apparire. Non bisogna costruirsi strutture mentali che, poi, i Romani stessi non sarebbero stati in grado di capire». Gli unici modi di raccontarle tutte le simbologie che nel Circo si coagulano e che man mano - soltanto da un certo momento in poi - si fanno sempre più chiare è, quindi, di affidarsi agli scritti della Nuova Roma, quella Costantinopoli che dal 324 in poi clona lì sul Bosforo mode, modi e passioni della Roma imperiale ormai in disarmo. Be, a Bisanzio, fior di fonti ci raccontano dellIppodromo (voluto lì da Settimio Severo), che tanto diverso dal Circo Massimo non era. Antonio Carile, ordinario di Storia Bizantina a Bologna, se le è spulciate tutte, insieme alle analisi dei moderni, per uno scintillante saggio (pubblicato anni fa ne La città gioiosa) e - convinto che «il simbolismo circense, antico quanto il circo stesso» possa contribuire a interpretare meglio cosa gli Antichi vi vedessero di sacrale e cosmologico - a un certo punto scrive: «Nellansia antica e tardoantica di riprodurre il cosmo, nelle scenografie della operatività sociale, il circo rappresenta il circulus anni, il polus e i limites aetherei, larena simboleggia la terra - ma quando è cosparsa di polvere preziosa è il cielo stesso - lobelisco sulla spina è il sole allo zenit, leuripo (il canale che costeggia la spina. Ndr) è lOceano, mentre le due metae, appositamente orientate, sono lOriente e lOccidente, i dodici carceres (per i cavalli. Ndr) sono i mesi dellanno e le dodici poste zodiacali. I quattro colori (delle squadre. Ndr) rappresentano il succedersi delle quattro stagioni e al tempo stesso gli elementa mundialia. Crederci? Non crederci? Erano davvero soltanto corse quelle 24 corse?