I beni culturali dividono, almeno per quanto riguarda le competenze: netta scissione tra chi le vuole lasciare interamente allo Stato (come ora) e chi le vorrebbe affidati a «un'istituzione terza», con una compartecipazione della Regione. Favorevoli a questa seconda ipotesi (una proposta partita dalla Toscana, prima in Italia), i Ds nazionali. Andrea Ranieri, della segreteria nazionale diessina, l'ha definita «una difesa contro la politica liberista del governo». Rimane comunque l'opposizione del soprintendente al Polo museale fiorentino, Antonio Paolucci. Il confronto è stato aperto ufficialmente ieri durante il convegno organizzato dai Ds su "I beni culturali alla prova delle riforme' e dell'autonomia". Si è parlato anche della norma sul silenzio assenso per la vendita dei beni demaniali, in base a cui, in mancanza di un divieto esplicito all'alienazione dei singoli immobili, questi potrebbero essere venduti. «La giunta non ha ancora valutato la possibilità di un ricorso alla Corte costituzionale spiega il presidente della Regione, Claudio Martini ma durante il dibattito è stato segnalato che questa norma potrebbe violare i presupposti della riforma del titolo quinto della Costituzione». L'ex ministro Paolucci ha ribadito invece la sua contrarietà a una maggiore autonomia della Regione nella competenza sui beni culturali, sottolineando il rischio, per le soprintendenze, di doversi trovare a fare i conti con un'ingerenza troppo forte da parte degli enti locali. «La proposta della Toscana valorizza e difende i beni culturali commentato Franca Chiaromonte, diessina, della commissione parlamentare alla cultura Si tratta di un disegno alternativo a quello del centro destra, che ha una politica allarmante, basti pensare all'iniziativa scellerata sul silenzio assenso». «La nostra proposta interviene l'assessore regionale alla cultura, Mariella Zoppi chiede la compartecipazione Stato-Regione nella tutela dei beni culturali, riconosce allo Stato la funzione di indirizzi: generale, rivendica maggiore autonomia nella gestione e nella valorizzazione dei beni. Il soprintendente andrebbe infatti a far parte di un'agenzia che farebbe da mediatrice fra Stato e Regione». «Antonio Paolucci è convinto che si tratti solo di una pura redistribuzione del potere. Non è così. la replica del presidente Martini alle critiche dell'ex ministro Il fatto è che siamo arrivati alla consapevolezza dell'importanza dei beni culturali per la Toscana, che contribuiscono alla crescita civica, sociale, economica e, perché no, pure demografica della nostra regione. Per questo pensiamo che sia importante rafforzare l'autonomia della Ragione». «Non vogliamo distruggere il "modello soprintendenza" conclude Martini ma renderlo un "sistema terzo" fra Stato e Regione dotato di forti competenze, di poteri di controllo e di vincolo». Il progetto della Regione sarà portato in discussione in consiglio regionale a febbraio, dopodiché si aprirà il confronto con il governo.