E' stato l'artista Nardini a scegliere il "falbo" per le facciate degli immobili del centro storico Per stabilire il colore delle facciate del nuovo complesso edilizio Di Sabatino, in corso Trieste, verrà da Ancona un funzionario della Sovrintendenza. Un problema non nuovo per la città, almeno per quanto riguarda il centro storico. Un problema che si è venuto a creare quando i palazzi non furono più in totale travertino, ma iniziarono gli intonaci. Su tutti si impose il pensiero del professor Pio Nardini (1863-1948), nominato ispettore onorario dei monumenti e degli scavi di Ascoli Piceno, da parte della Sovrintendenza. Notissimo docente (veniva dalle Belle Arti di Firenze), pittore, autore di affreschi (Le loggette esterne del palazzo Bazzani- Carisap e tanto altro), e prezioso restautore di antichoi dipinti, venne incaricato dal Comune di studiare e proporre un colore che mettesse fine alle arlecchinate che si stavano evidenziando nel centro storico. Il professore studiò il problema (con altri artisti come Vittorio Giordani, Publio Coppola ed altri) arrivando alla soluzione. A lui, infatti, si deve il nome, piuttosto singolare, di falbo (che va dal giallo pallido unito al marroncino): una composizione che si avvicina al colore del travertino che, dal suo biancore iniziale, passa al cosiddetto primo colore del tempo! Per anni il falbo venne rispettato, ma poi... Nel 1959, il vescovo Morgante ordinò dei lavori interni ed esterni dell'Episcopio. La presenza dell'antico immobile in piazza Arringo con la sua facciata in cemento, vide impegnato con tecnici ed esperti ascolani, il sovrintendente architetto Mestorino. Al termine di molti assaggi, venne scelto un colore troppo vicino al grigio-cemento. Non piacque a nessuno, venne allora rifatto, ma non si raggiunse un grado visivo accettabile. L'anno scorso la parete è stata ridipinta: questa volta con un buon paglierino che non disdice più. E pensare che per gli esperti il vero falbo sarebbe il colore dato al palazzo Bartoli (nella foto).