Continua la battaglia fra il soprintendente al Polo museale fiorentino Antonio Paolucci e la giunta Martini sull'ipotesi di regionalizzazione della gestione e della tutela dei beni culturali. Nel corso di un convegno organizzato ieri dai Ds al Teatro del Sale, il soprintendente ha ribadito ancora una volta la sua preoccupazione per l'ipotesi portata avanti dal governatore toscano e dall'assessore Mariella Zoppi: «Le soprintendenze rischiano di perdere la loro autonomia - ha spiegato Paolucci, che è stato anche ministro dei Beni culturali -. Ci sentiamo più protetti e garantiti dal sistema attuale». E per ribadire la sua preoccupazione di venire condizionato dai poteri locali, davanti a dei relatori chiaramente in disaccordo con le sue idee, Paolucci non ha esitato a fare l'esempio del Giardino di Boboli: «Se fossi stato condizionato dal sindaco o da altri rappresentanti del potere politico locale, forse non avrei potuto mettere il biglietto a pagamento al monumentale giardino fiorentino». Affermazioni che si scontrano palesemente con il piano del governatore toscano e della sua giunta, assessore alla cultura Mariella Zoppi in testa. Martini mette le mani avanti e spiega: «Facciamo questa richiesta non perché qui c'è la metà del patrimonio artistico nazionale, oltre 20 mila luoghi di interesse artistico, e neppure perché abbiamo dimostrato di essere bravi a gestirlo, ma perché vogliamo realizzare un'esperienza pilota in Italia per la valorizzazione dei beni culturali come importante elemento di sviluppo di tutto il nostro territorio». Inoltre il presidente della giunta toscana assicura che «la Regione non vuole sostituirsi allo Stato, ma vuole associarsi ad esso, contribuendo con energie e risorse a migliorare la tutela e la gestione di questo patrimonio; sarebbe infatti molto utile realizzare un bilancio critico, mettendo in evidenza luci e ombre sull'attuale modello centralista di funzionamento del settore». Secondo il presidente «l'autonomia speciale può essere l'occasione per incrementare le risorse da investire nel settore, dando la possibilità alla Regione e alle altre istituzioni sul territorio di sollecitare nuove e più consistenti forme di mecenatismo e di finanziamento da parte di fondazioni, imprese, associazioni, singoli cittadini». Ovviamente dalla parte del governatore toscano si schiera lo stato maggiore del dipartimento cultura dei Ds, giunto appositamente da Roma per spalleggiare la sua proposta. Per la responsabile nazionale dei beni culturali della Quercia, la deputata Franca Chiaromonte «la regionalizzazione delle competenze in materia di beni culturali punta alla valorizzazione e alla difesa del settore». Nel suo intervento al Teatro del Sale la parlamentare diessina ha parlato di «un grave allarme per i Beni culturali in Italia, a causa delle politiche del centrodestra, a seguito dell'iniziativa scellerata dell'istituzione del silenzio-assenso sull'alienazione dei beni. Mentre la proposta della Giunta toscana va invece nella direzione opposta, cioè mira a valorizzare e difendere il settore, quindi è un disegno alternativo alle politiche della Cdl». Le fa eco il responsabile cultura, scuola e università della segreteria nazionale dei Ds, Andrea Ranieri: ««Non capisco, davanti a questa volontà di privatizzazione del settore dei beni culturali portato avanti dal centrodestra, le preoccupazioni dei sovrintendenti: anche noi e la Regione Toscana siamo per la difesa del loro ruolo pubblico». L'iniziativa suscita invece le preoccupate proteste di Forza Italia. Il coordinatore regionale degli azzurri Denis Verdini bolla l'iniziativa di Martini, definendola una «pretesa della Regione Toscana di togliere allo Stato la gestione dei beni culturali. È solo l'ultimo capitolo di una grottesca guerra istituzionale, iniziata da quando il centrodestra ha vinto le elezioni». Per Verdini «la secessione culturale invocata dal Governatore toscano rappresenta un insensato tentativo di stravolgere le regole e di piegare perfino l'arte e la cultura, che sono un inestimabile patrimonio nazionale e universale, agli interessi di meschine logiche politiche. Lo stesso sovrintendente al Polo museale fiorentino, Antonio Paolucci, ha detto in più di un'occasione che, se questo avvenisse, non esiterebbe a dimettersi un minuto dopo, perché sentirebbe vacillare quella preziosa autonomia che lo Stato evidentemente gli garantisce». Dal coordinatore toscano di Forza Italia arriva l'invito allo «"studio legale MartiniCo.", che ormai lavora a tempo pieno per aprire contenziosi contro il Governo su tutto lo scibile umano, a pensare a governare la Toscana, ammesso che ci riesca -conclude Verdini - e a smettere di baloccarsi con il federalismo, che è una cosa seria e molto più grande di lui». Evidentemente, però, le tentazioni di ricorrere alle vie legali da parte del governatore toscano anche sulla gestione dei beni culturali sono troppo forti e, a congegno concluso, Martini si lascia andare a un'ultima riflessione: «È stato segnalato da alcuni giuristi che l'uso del silenzio-assenso per la tutela dei beni culturali è incostituzionale, perché viola i presupposti della riforma del titolo V della Costituzione». L'ennesimo ricorso in arrivo?
Secessione culturale: duello Martini-Verdini
Il governatore toscano, Alessandro Martini, e l'assessore alla cultura, Mariella Zoppi, hanno presentato una proposta per la regionalizzazione della gestione e della tutela dei beni culturali in Toscana. Il soprintendente al Polo museale fiorentino, Antonio Paolucci, ha espresso preoccupazioni per l'ipotesi, affermando che le soprintendenze rischiano di perdere la loro autonomia. Paolucci ha anche fatto l'esempio del Giardino di Boboli, sottolineando che se fosse stato condizionato dal potere politico locale, non avrebbe potuto mettere il biglietto a pagamento al monumentale giardino.
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