Nel 1960 il Museo Irpino recuperò sul castello di Avellino una notevole epigrafe funeraria, incisa su un blocco di pietra locale in breccia calcarea, a forma di parallelepipedo con alcune scheggiature e abrasioni, di altezza di 100 centimetri, 143 di larghezza per uno spessore di 35. Il testo riportato fa riferimento ad un membro dell'aristocrazia locale, Lucio Pinario Natta, appartenente alla tribù Galeria, attestata nella I Regione augustea della colonia di Abellinum, al quale i decurioni per la sua operosità e per il suo modo di vita decoroso, terminata alla giovane età di venditue anni, gli dedicarono il funerale. La madre Bivella Firma ne decretò il luogo della sepoltura e fece costruire la tomba per sé e per suo "figlio pio". Questo giovane personaggio dell'epigrafe del castello, era un degno discendente di un suo illustre omonimo, forse suo nonno, che svolse nel periodo della sua vita uno splendido cursus honorum, coprendo le cariche di edile duoviro quinquennale, tribunus militum della III legione romana e prefetto di Bernicide, città dell'Egitto romanizzato. L'epigrafe del castello di Lucio Pinario Natta, a suo tempo collocata nel giardino del Museo Irpino, progettato come parco archeologico dall'architetto Fariello, è ora nel cortile del carcere borbonico in pessime condizioni insieme a tutta la raccolta epigrafica del Museo stesso, egualmente in uno stato di incuria e di riprovevole abbandono e, per giunta, distribuita in maniera anomala, essendo stato trascurato l'ordine di provenienza che è la regola fondamentale di ogni silloge. L'epigrafe del castello, per il tipo di pietra su cui è inciso il testo e per il termine cronologico in cui si inquadra (fine I secolo a.C. - I decennio I secolo d.C.) richiama il leone funerario, rinvenuto di recente nello stesso luogo del castello, durante i lavori di scavo, diretti dalla dottoressa Maria Fariello, ora in mostra provvisoria in una saletta dell'ex carcere borbonico. Questo felino funerario, infatti, è realizzato con lo stesso tipo di pietra dell'epigrafe e la sua cronologia concorda con quella dell'epigrafe medesima. Pertanto, i due pezzi archeologici devono considerarsi appartenenti alla medesima tomba che doveva essere a forma di dado, o meglio di ara, come quella di S. Guglielmo a Goleto e di M. Paccius o quella di P. Numisius Ligus a Sepino. Il leone, in atteggiamento aggressivo, posto alla base della tomba, nell'ideologia funeraria dell'epoca voleva rappresentare il custode della tomba stessa ed assicurare la pace eterna del defunto. ex direttore Museo Irpino
AVELLINO - Nel Museo un'epigrafe abbinata al leone
Nel 1960 il Museo Irpino recuperò un'epigrafe funeraria su un blocco di pietra locale in breccia calcarea, alta 100 cm, larga 143 cm e spessa 35 cm, proveniente dal castello di Avellino. L'epigrafe descrive Lucio Pinario Natta, un membro dell'aristocrazia locale, che morì a 25 anni. La madre di Lucio, Bivella Firma, decise il suo luogo di sepoltura e costruì la tomba. L'epigrafe menziona anche un illustre antenato di Lucio, che aveva svolto cariche importanti, come edile, tribunus militum e prefetto di Bernicide.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo