Utensili di quindicimila anni fa e reperti della seconda guerra mondiale. Ossa di elefanti antichi e bottoni. Pezzi di bombe del 1900 e frammenti di ceramica, monili, ancore antichissime. Pezzi di storia e soprattutto di storie lontane e diverse tra loro che attraverso il mare sbarcano per caso su un pezzo di sabbia tra Barletta e Trani, località Ariscianne, dove è vietato fare il bagno per colpa del mare zozzo, ma la spiaggia è una spiaggia del tesoro. «Questo è il luogo dove cè la storia che viene dal mare» lha definita il professor Giuseppe Savasta, storico locale, che per primo ha cominciato a scoprire, segnalare la stranezza e limportanza dei ritrovamenti ad Ariscianne. Ora gli esperti gli stanno dando ragione: i geologi, per esempio, che stanno studiando il perché di questo strano fenomeno ma anche gli archeologi che hanno contribuito in questi anni al ritrovamento e alla catalogazione dei reperti che arrivavano dal mare. Lultimo lavoro è di Alfredo De Giovanni, un geologo pugliese che ha pubblicato una sua ricerca su una rivista specializzata nella quale si cerca di ricostruire cosa è stato ritrovato in questi anni ad Ariscianne e soprattutto perché esiste questo concentramento di storia in quella particolare zona. Le ipotesi sono due: la prima è quella che la presenza di particolari correnti - nella zona ci sono delle sorgenti, ma anche lo scarico della fogna che rende non balneabile quel tratto di mare - farebbe in modo che i reperti che si trovano in quel tratto del Mediterraneo facessero rotta verso il pezzo di spiaggia tra Barletta e Trani. La seconda ipotesi - più probabile - vorrebbe invece che ad Ariscianne ci sarebbe stato un insediamento preistorico. Insediamento che oggi non sarebbe visibile perché ancora in parte sommerso: nel corso degli anni la linea della costa avrebbe arretrato di almeno quattrocento metri e quindi per capirci qualcosa sarebbe necessario andare a scavare al largo, sotto la sabbia. Un lavoro di ricognizione era stato anche fatto dalla Soprintendenza nellambito di un progetto messo a punto dal Comune. A seguito di una convenzione, erano stati fatti una serie di interventi di scavo che riguardarono una serie di strutture scavate nella roccia e messe in luce dallerosione marina lungo la fascia costiera, sia nellimmediato entroterra per verificare la presenza di siti archeologici lungo i margini dellantica laguna. Furono poi rilevati anche i fondali sottomarini al fine di meglio comprendere la provenienza di una serie di reperti archeologici (dalle selci preistoriche ad anfore di età romana) recuperate nellarea di Ariscianne e conservate ora dalla Curia. In circa 40 anni - seppur non esista una catalogazione precisa di tutto quello che è stato ritrovato ad Ariscianne - sono arrivati a riva manufatti in pietra di età preistorica: si tratta di più di cinquantamila utensili, prevalentemente in selce, tra cui raschiatoi, punte, lame, asce. Ci sono poi centinaia di ciotoli e figure antropomorfe, sempre preistorici, e diversi frammenti di ceramica, amuleti, oggetti devozionali, monili. Sono arrivati anche alcuni reperti ossei, tra cui quella che dovrebbe essere una vertebra di un elefante antico (Palaeoloxodon aniquus). E molto frequente poi recuperare anche altri tipi di oggetti storici: ci sono monete antiche, medaglie, crocifissi, armi e acciarini. La difficoltà maggiore arriva però nella catalogazione dei reperti più antichi vista la modalità in cui vengono rinvenuti. Il professor Arturo Palma, delluniversità di Siena, ha attribuito gran parte dei manufatti litici ritrovati ad Ariscianne a unetà compresa tra il Paleolitico medio e il Neolitico finale. La maggior parte dei reperti devono però essere ancora datati. «Per questo - spiega il sindaco di Barletta, Nicola Maffei - sfruttando i prossimi fondi Por vorremmo realizzare un museo permanente mettendo insieme tutti i reperti che in questi anni sono stati ritrovati ad Ariscianne. Esporre i reperti significherebbe studiarli e soprattutto rendere fruibile una piccola magia di questa città».