La metà, custode più custode meno. Tra personale effettivo ed organico necessario per le Soprintendenze, l'Archivio di Stato e il Polo museale veneziano, oggi mancano 415 dipendenti su un totale di 890 richiesti dagli uffici. Mettendo a rischio la possibilità di aprire nuove sedi e con un'età media attorno ai cinquant'anni che, se non verranno fatte assunzioni, nel giro di qualche anno assottiglierà ulteriormente gli organici. In dieci anni il solo Polo museale veneziano ha perso un quarto dei dipendenti, passando dai 197 del 1997 ai 149 del 2006, a fronte dei 295 lavoratori (tra commessi di "area A", custodi e amministrativi di "area B" e funzionari direttivi e tecnici di "area C") che erano stati chiesti nei mesi scorsi al Ministero dei Beni culturali. «Una richiesta che non ha avuto alcun seguito, ma che comunque dimostra le difficoltà che gli uffici e le sedi museali stanno attraversando da anni - afferma Edoardo Radolovich, coordinatore provinciale della Uil Beni culturali -. E così bisogna incaricare cooperative esterne o fare contratti Co.Co.Co. per garantire l'apertura delle sale, specialmente d'estate o nei fine settimana, anche se nella Finanziaria del 2008 sono previste 500 nuove assunzioni». Già, ma 500 assunzioni su tutto il territorio nazionale (400 assistenti all'accoglienza e alla vigilanza, e 100 tra architetti, archeologi, archivisti e storici dell'arte), sperando che almeno un terzo del totale sia riservato a uffici, musei e gallerie del nord Italia. «Per le sedi veneziane sarebbe necessario subito un centinaio di persone - riprende Radolovich -, ma ancora non si vedono i bandi per i concorsi pubblici che il Ministero si era impegnato a predisporre entro il mese di marzo. E, senza personale, sarà davvero difficile riuscire ad aprire un'altra sede dell'Archivio di Stato alla Giudecca e, per quanto riguarda i musei, quello di Palazzo Grimani. Gli organici attuali faticano già con l'Accademia, la Ca' d'Oro, il Museo orientale e quello archeologico, senza contare che le Gallerie dell'Accademia, al termine dei lavori di restauro, raddoppieranno la loro superficie espositiva. Ma come si fa ad aprire le sale se non c'è personale addetto alla sorveglianza?». Altro tasto dolente è quello dei finanziamenti per il restauro dei monumenti gestito dalla Soprintendenza ai Beni architettonici. Dal 2000 ad oggi è stato come andare sulle montagne russe, finendo però sempre più giù: 2 milioni 272mila euro nel 2000, 4 milioni 580mila nel 2003, 2 milioni 866 mila nel 2004, 1 milione 947mila nel 2005, 1 milione 220mila nel 2006 e 1 milione 832mila l'anno scorso. «Ciò significa che non si possono recuperare i palazzi e il patrimonio storico, mettendo contemporaneamente in crisi professionisti, artigiani e imprese del territorio alle quali viene a mancare il lavoro - aggiunge il sindacalista della Uil -. Tutto ciò a fronte di una crescita esponenziale dei contributi concessi ai privati che riescono a farsi finanziare anche il 30, o addirittura il 50 per cento, dei recuperi degli immobili di loro proprietà». Intanto la Uil, attraverso il segretario generale per i Beni culturali Gianfranco Cerasoli, ha lanciato un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispetto agli incarichi dei nuovi dirigenti (oggi dovrebbero arrivare le ultime nomine): «Dalla capacità dei singoli dirigenti dipende non solo la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, ma anche sviluppo, occupazione e crescita dell'economia - scrive Cerasoli -. Questa scelta riguarda le sorti per almeno tre-cinque anni del nostro patrimonio. Credo sia dovere di chi ha la responsabilità di effettuare le nomine, di pensare agli interessi generali e non a quelli dei singoli».