Dipinti, arredi, lettere, documenti d'archivio, oggetti di uso quoditiano per raccontare la vita pubblica e privata di una principessa, Elisa Bonaparte. «La giornata di Elisa» in mostra nelle sale del Palazzo Ducale di Lucca fino al 1 febbraio Collocata dalla proterva immaginazione poetica dannunziana tra le città del silenzio, Lucca costituisce a tutti gli effetti un prodigioso esempio, molto understatement, di intelligente tutela del patrimonio artistico. Un territorio miracolosamente integro quello lucchese, e che in epoca di sciagurata cartolarizzazione nazional-predatoria fa ancora di più risaltare gli sforzi provinciali compiuti nel tempo da sovrintendenza e autorità locali per proteggere l'intatto contesto urbano racchiuso entro le mura e preservare i suoi preziosi monumenti. A cominciare dalla peculiarità distintiva che lega Lucca e il suo patrimonio artistico alla storia: l'epoca medievale e rinascimentale della signoria e della repubblica da un lato, e quella ottocentesca apertasi con i fasti napoleonici e culminata con la Restaurazione, dall'altro. Un passato che si declina attraverso il destino e la celebrità di altrettante figure femminili che fungono da contrappunto quasi romanzesco alle pagine artistiche cittadine. Ilaria, consorte del signore Paolo Giunigi, ragazzina sospesa e silente nel sepolcro marmoreo di Jacopo della Quercia, Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone e principessa di Lucca e Piombino, scelta da Canova inizialmente per la statua di Polimnia ora al Palazzo Imperiale di Vienna, e Maria Luisa di Borbone, Minerva autoritaria scolpita da Lorenzo Bartolini per il Palazzo Ducale. Dei tre capolavori quello che più curiosamente intreccia il destino dell'opera con le vicende del suo illustre modello è certo il marmo canoviano. Polimnia musa della Storia che nelle intenzioni dello scultore di Possagno doveva celebrare l'Impero napoleonico prima della sua caduta «sopravvive» oggi soltanto in uno dei suoi rari bozzetti. Alle fattezze più seducenti della celebre Venere-Paolina, Canova preferisce quelle movimentiste e pragmantiche della Storia per ritrarre Elisa, il personaggio più indomito della saga familiare napoleonica. Alla figura di Elisa, alla sua vicenda privata e pubblica, a quelle che legarono Lucca alla sua principessa, la cittadina toscana dedica una mostra, «La giornata di Elisa», ospitata nelle rinnovate sale monumentali di Palazzo Ducale (fino al 1 febbraio). Frutto di intense ricerche archivistiche e di una raccolta certosina di documenti che si inseriscono in un progetto portato avanti ormai da alcuni anni («Napoleone ed Elisa. Segni della presenza in Toscana»), l'esposizione curata da Roberta Martinelli, direttrice dei musei nazionali delle residenze di Napoleone, scruta sotto l'oleografia di un personaggio storico affascinante, rivelando i tratti meno conosciuti di una biografia a cui l'anno scorso Ernesto Ferrero aveva dedicato un piccolo delizioso libro uscito per Sellerio. «Da quando la Granduchessa è qui, e con lei ogni pompa e piacere, si succedono senza posa parate, messe, corse, concerti...» nel sottobosco della memorialistica del tempo, il ritratto affilato di questa donna al potere, secca e allampanata e così fuori dalle grazie della bellezza corrente, si stagliano con una certa originalità, illuminando semmai un po' meno gli aspetti inconsueti e riformisti della sua reggenza. Perché la sovrana promotrice delle arti che in un batter d'occhio, dal 1809 e in poco meno di cinque anni, a Firenze riuscì a ridisegnare gli interni di Palazzo Pitti introducendo il gusto impero, «teocratico» e «dirigista», fu una dama di ferro capace di dar vita a un'autentica riforma sociale. Vaccinazioni a tappeto, istruzione, confisca di beni ecclesiastici, aiuto alle famiglie numerose. Riuscendo sempre a coniugare gli affari di stato con una vita privata degna dell'illustre fratello, al quale i capitolati delle crescenti spese sostenute da Elisa in Toscana andavano poco a genio. Nella mostra lucchese pubblico e privato vengono messi allo specchio (l'allestimento scenico è di Massimo Luconi, regista e direttore del Metastasio di Prato), mediante un percorso espositivo scandito in due momenti distinti: lo spazio domestico dell'intimità della Sala Staffieri e quello «governativo» e principesco della Sala Ademollo. Tra gli arredi prestigiosi, l'argenteria, le arti decorative di pregevole ed eccezionale fattura, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e francesi, accanto ai ritratti d'ordinanza suoi e del consorte Felice Baiocchi, alle lettere premurose alla piccola Napoleona Elisa, al bidet portatile di argento massiccio, alle sete favolose, spicca su tutti quell'autentico capolavoro di ebanistica neoclassica che è lo scrittoio personale della principessa. Realizzato in più versioni, una persino per Napoleone, la scrivania da viaggio con poltroncina a scomparsa, fu l'inseparabile strumento di lavoro della principessa-manager. Da esso Elisa non si separerà fino alla morte, accompagnandola nell'ultimo capitolo della sua vita all'insorgere dei primi rovesci imperiali. Quando, spodestata dal trono, con la sorella Carolina Murat riparerà tra Trieste e Gorizia. Nell'esilio di Villa vicentina, circondata da duchi, ex generali, dame di compagnia, ospitando personaggi ormai infrequentabili come Fouchè e Madame Recanier, o amanti della prima ora come Paganini, Elisa riuscirà a trovare il tempo e le ultime energie per sedersi al suo tavolo di lavoro: dalle ultime minute di pagamento per le forniture di corte, a quelle per i primi indispensabili scavi archeologici della non lontana Aquileia.
Uno scrittoio per il potere - La giornata di Elisa
La mostra "La giornata di Elisa" si tiene al Palazzo Ducale di Lucca fino al 1 febbraio. L'esposizione, curata da Roberta Martinelli, esplora la vita pubblica e privata della principessa Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone. La mostra raccoglie dipinti, arredi, lettere e documenti d'archivio che raccontano la vita di Elisa. La principessa è stata una figura importante nella storia di Lucca, con un impatto significativo sulla città e sul suo patrimonio artistico. La mostra mette in luce la sua vita privata e pubblica, tra cui la sua reggenza e le sue riforme sociali. La principessa è stata anche una donna di ferro, capace di dare vita a un'autentica riforma sociale.
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