Essendo rimasta sconcertata, come gran parte dei cittadini sassaresi, dallo stravagante parere espresso da una funzionaria - credo romana - della sovrintendenza dei Beni ambientali circa il particolare valore culturale del rudere dell'ex Hotel Turritana - ho tentato di risalire alle ragioni di un tale provvedimemnto. Premesso che l'obbligo di un tale parere da parte del sovrintendente è ancora previsto dalla nuova normativa sull'ambiente (art. 146 del D. Lgs. 422004), nonostante la presenza di una Commissione per il paesaggio che dovrebbe garantire, già di per sé, in sede locale, la giusta valutazione dell'impatto paesaggistico di edifici (da costruire o da abbattere), e quindi la loro tutelabilità mediante vincolo, il parere in questione è comunque soggetto a regole, stabilite con decreto, che richiedono sostanzialmente il confronto del progetto con la realtà preesistente; infatti il decreto 12 dicembre 2005 richiede che siano valutati gli interventi collocati in punti di particolare visibilità, quali i pendii, nonché la conoscenza dei colori, dei materiali esistenti e prevalenti nelle zone più visibili, con studio di soluzione «adatte al loro inserimento sia nel piano paesaggistico che nell'area di intervento»; nella specie, la valutazione riguarda, come è noto, l'apertura, con l'abbattimento del «tappo» costituito dall'ex Turritana, di una grande prospettiva dall'alto del corso Vittorio Emanuele, in discesa verso la campagna e il mare non lontano. Una prospettiva di cui Cagliari gode naturalmente, da Largo Carlo Felice al mare, e di cui Sassari godeva un tempo, anche se più modestamente, dall'altro della collina ove c'è ora piazza Azuni fino al mare verde di oliveti e di campi che la circondavano nella pianura. L'Hotel Turritana, costruito nell'immediato dopoguerra a ridosso di un'antica chiesa, oltre le mura - da tempo abbattute - che davano accesso alla città da Porta Sant' Antonio, era, già al tempo della sua costruzione, un «corpo estraneo» sia rispetto alla prospettiva che Sassari si era data con l'eliminazione della «muraglia», sia rispetto alle costruzioni del Corso e della piazza Sant'Antonio, tutte di molto precedenti. Ora di questo contrasto fra un cubo di cemento, anche se con le volte a «botte», brutto fin dall'origine (come brutti sono altri fabbricati dello stesso periodo, cito per tutti l'ex Grand Hotel di Alghero che deturpa la piazza Sulis) e i modesti ma sereni edifici (per lo più di fine Ottocento o primo Novecento) visibili dalla piazza Sant'Antonio, la funzionaria romana non sembra si sia accorta; anzi sembra abbia ritenuto - per quanto leggo sulla «Nuova Sardegna» - che quel «tappo di cemento» eviti a chi arriva a Sassari di vedere il «degrado» della città vecchia, che ci è invece cara, proprio perché vecchia, e nostra da sempre. Nel condividere le opinioni e le proteste del sindaco Ganau e dell'architetto che ha redatto il Puc di Sassari, in ordine a tale solitario parere - non una voce si è levata infatti a condividerlo - vorrei ricordare la Sovrintendenza nazionale ai Beni culturali che ben altri sarebbero i campi di intervento in cui dovrebbe cimentarsi, prima di obbligare un'intera città - che la pensa diversamente - a mettere in piedi una struttura così brutta, degradata ed estranea al contesto in cui si è fatto a suo tempo l'errore di inserirla. Ricordo in proposito che, trovandomi qualche anno fa a Palermo e avendo letto il libro della Maraini sul «sacco» edilizio di Bagheria, chiesi a una collega siciliana di accompagnarmi a visitare qualcuna delle ville settecentesche ancora lì esistenti. Mi ritrovai fra edifici gressi, addossati gli uni agli altri, con i panni stesi, mal costruiti, degradati: ma ebbi la fortuna di ritrovare integra una villa con grande scalinata di accesso, stanze lussuosamente arredate, un parco. Notai tuttavia che alcune finestre erano sconnesse, alcuni cornicioni sbeccati: dissi alla proprietaria, che curava personalmente la tenuta della casa, e non appariva ricca, che avrebbe potuto ricevere un sostegno finanziario se avesse chiesto alla locale Sovrintendenza l'apposizione di un vincolo. Mi rispose sconsolata che il vincolo lo aveva richiesto inutilmente a Palermo. Le dissi allora che doveva rivolgersi al competente ministero a Roma. Mi rispose ancora più sconsolata: «È inutile, "loro" (leggi: "i mafiosi") sono dappertutto, anche a Roma, prima o poi mi costringeranno a vendere, come hanno fatto con tutti gli altri proprietari». Non so come sia andata a finire, credo però che «loro» abbiano vinto. E il ministero romano? E i solerti funzionari che esprimono i pareri? Perché non si occupano delle ville settecentesche di Bagheria invece che di una bruttura postbellica quale l'ex Turritana? A Sassari non ci sono mafiosi, che io sappia; vicino all'ex Hotel c'è una bella chiesa, che sarebbe soltanto valorizzata se un edificio così contrastante e dissimile fosse abbattuto. Né posso pensare che qualcuno voglia utilizzare per usi civili un immobile, attualmente adiacente a una benemerita comunità di recupero, quale quella che è insediata dietro la chiesa, e che godrebbe anche'essa di un maggior respiro e prospettiva, con ulteriore salvaguardia della «continuità paesaggistica» che il fine ultimo di tutela ambientale che la normativa richiede, e alla quale Roma, sorda non solo alle istanze locali, ma al buon gusto, sembra stranamente opporsi. Consigliere di Cassazione
SARDEGNA - Ma perché si deve mantenere in piedi una bruttura come l'Hotel Turritania?
Un cittadino sassarese si è sceso a pelle e ossa contro il parere della funzionaria romana della Sovrintendenza dei Beni ambientali, che ha valutato il valore culturale del rudere dell'ex Hotel Turritana come "bruttezza postbellica". Il cittadino sostiene che il parere è stato espresso senza aver considerato il contesto storico e paesaggistico della città, e che il tappo di cemento che copre la prospettiva è un elemento di degrado della città vecchia. Il cittadino ha anche ricordato che la Sovrintendenza nazionale ai Beni culturali dovrebbe concentrarsi su interventi più significativi, come la valorizzazione delle ville settecentesche di Bagheria, piuttosto che su una struttura come l'ex Turritana.
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