DAL NOSTRO INVIATO CATANZARO - La sfida passa dalla Calabria, regione «in bilico» e i toni si fanno sempre più accesi. Veltroni lancia alla 'ndrangheta lammonimento a non votare per il Partito democratico. Berlusconi replica sparando a zero contro il suo avversario politico: «Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso. Nessuno ci dia lezioni su come combattere la criminalità», e per dimostrare di avere le carte in regola cita un suo vecchio intervento in un comizio di quattordici anni fa a Palermo: «Ogni vostro voto è un voto contro la mafia». Berlusconi arriva a Catanzaro dopo una tappa a Taormina, dove al convegno della Confagricoltura rilancia un suo cavallo di battaglia della campagna elettorale: dalla dismissione del patrimonio demaniale inutilizzato «si potrà recuperare un punto di Pil ogni anno. In questo modo si potrebbe portare in cinque anni il debito pubblico sotto il 5 del Pil». Poi un suo intervento telefonico a una assemblea di immigrati sulla possibilità di istituire il voto amministrativo per gli stranieri suscita la dura reazione della Lega. Calderoli parla di «stramberie» che non sono previste nel programma del Pdl. Quando laereo della flotta Mediaset atterra a Lamezia ad accogliere il leader del Pdl cè il segretario repubblicano Nucara che gli illustra il programma per la Calabria, e un corteo di una ventina di Tir strombazzanti tappezzati da megamanifesti elettorali, organizzati dal deputato Pino Galati, ex Udc passato al Pdl. Una giornata che si conclude a tarda sera a Cosenza: «Abbiamo la vittoria in tasca - proclama in piazza - Mi sarebbe agevole mettere sotto Veltroni in un confronto, ma voi non maltrattatelo perché ha la mission impossible di far dimenticare il comunismo e il governo Prodi». Parole di fuoco a proposito della sua frase su una ipotetica contrarietà di Ruini sulla dispersione dei voti: «Non lho mai detto, Casini non sa più a cosa attaccarsi». Ma il tema del giorno, dopo la sfida di Veltroni, è la legalità. Berlusconi lo affronta con un duro attacco al centrosinistra. «Il primo dovere di uno Stato è quello di garantire la legalità, senza la quale non cè la libertà. Una questione che il governo Prodi ha totalmente dimenticato», accusa il leader del Pdl alzando il livello della polemica e dello scontro. «E assolutamente intollerabile - aggiunge - che non vengano garantite le condizioni di sicurezza ai cittadini e soprattutto alle imprese che, sotto questo aspetto, devono poter contare su uno Stato che dia le massime garanzie». Ma chi ha ragione tra la Confindustria siciliana che caccia chi paga il pizzo e quella calabrese che sostiene che le imprese non possono essere «avamposto della legalità»? «Hanno ragione tutte e due» non si sbilancia il Cavaliere che sferra un altro attacco: «Le imprese, per avere comportamenti coraggiosi, devono avere al loro fianco uno Stato. Cosa che finora non è accaduta». Nel mirino di Berlusconi non cè solo il governo Prodi ma anche le Regioni Campania e Calabria. «Tra i primi atti che saranno adottati dal nostro governo ci sarà la valutazione se sussistono gli estremi per arrivare a uno scioglimento del Consiglio regionale della Calabria», perché «non è tollerabile che la maggioranza dei consiglieri regionali, i due terzi, siano o arrestati o indagati. E una situazione che non ho avuto ancora modo di approfondire, ma che mi riprometto di valutare con molta attenzione». Sulle pensioni lultima stoccata allavversario: «Veltroni ha detto che avrebbe aumentato di 400 euro le pensioni minime. In tanti hanno pensato che si trattasse di un dato mensile, invece è annuale: vuol dire 30 euro al mese, un euro al giorno. Un po poco, mi sembra...».