«Quello che si vede nelle teche è soltanto luno per cento del lavoro fatto». Questo il commento del ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli durante linaugurazione a Palazzo Poli della seconda edizione, dopo quella del Quirinale, della mostra «Nostoi. Capolavori ritrovati», che presenta per la prima volta dieci magnifici reperti della Collezione Shelby White di New York, restituiti allItalia dopo una lunga trattativa. Soddisfatto della soluzione positiva raggiunta con la collezionista americana, Rutelli ha annunciato che durante lo svolgimento della mostra, aperta fino al 9 settembre, arriveranno dagli Usa e dallEuropa altre opere trafugate, come quelle in mostra, e quindi recuperate «grazie allattività incessante della diplomazia culturale del nostro paese». La parola greca Nostoi, legata ai poemi omerici che raccontavano il ritorno in patria degli eroi greci dopo la distruzione di Troia, si riferisce a lunghi e faticosi viaggi affrontati per tornare a casa. Nostoi è la parola scelta da Louis Godart, larcheologo che aveva curato la mostra al Quirinale e ora anche questa a Palazzo Poli, per testimoniare la tenace volontà dellItalia nel recuperare alcuni dei pezzi più importanti del patrimonio nazionale, trafugati nel trentennio che va dal 1970 ai primi del Duemila, unepoca che vine definita la «Grande Razzia». In questo periodo un numero incredibile di opere darte di valore inestimbile sono state scavate clandestinamente, soprattuto nel Centro e nel Sud Italia, e poi vendute da spregiudicati mercanti a collezionisti privati e a grandi musei internazionali. Una prima svolta avviene nel 1995, quando gli investigatori italiani sequestrano, in un deposito nel porto franco di Ginevra, tremila pezzi archeologici strappati illegalmente dal territorio italiano. Poi inizia la dura battaglia di Rutelli per la collaborazione tra il governo italiano e le istituzioni museali private americane: o si riconsegnano le opere «palesemente trafugate» oppure ci sarà un embargo artistico culturale, che in parole povere avrebbe significato la fine dei prestiti. Sono i capolavori recuperati grazie a queste iniziative che oggi si ammirano a Palazzo Poli. In parte sono gli stessi già visti al Quirinale: una sessantina di pezzi strepitosi, come il celebre cratere a calice con la rappresentazione del cosiddetto «ratto di Europa», proveniente dallantica città sannitica Saticula, oggi SantAgata dei Goti, in provincia di Benevento. Tra i nuovi dieci reperti di maggior rilievo, uno straordinario affresco pompeiano della collezione White che si ricongiunge con laltro frammento restituito dal Getty Museum. Manca tuttavia a sorpresa il cratere di Eufronio della White, di dimensioni più piccole rispetto a quello del Metropolitan (attualmente esposto alla mostra «La forza del Bello» di Mantova), che, ha detto il direttore generale dei Beni archeologici Stefano De Caro, è stato giuridicamente consegnato e giungerà in Italia tra un paio di anni.