- BOLOGNA ARCHEOLOGIA, la ricerca, il mondo cambiano in continuazione e intanto noi continuiamo a muoverci secondo la Legge del 1939 e il regolamento provvisorio del 1913. Questo mi pare spieghi molte cose». Luigi Malnati è dal 2002 soprintendente archeologico dellEmilia-Romagna. Una carica che assume sempre maggiore importanza, vista anche la massa di opere pubbliche che si sta svolgendo sulla nostra terra. Opere pubbliche che hanno non solo bisogno del placet della Soprintendenza ma che vanno accompagnate, quando serve, dal lavoro degli archeologi. Il fatto curioso è che questa è una grande stagione per larcheologia bolognese e dellintera regione. Una grande stagione di scoperte, studi, novità. Una grande stagione portata avanti con organici incompleti, mai proporzionati ai lavori da compiere. Malnati, bergamasco, è bolognese dadozione. «Vinsi nell81 il concorso per ispettore in Soprintendenza, e arrivai a Bologna dove sono rimasto per 14 anni». Già allora Malnati cercò la collaborazione di altre forze: musei civici, università, associazioni. Un modo di operare che caratterizza da sempre la sua regola di lavoro. Nel 1994 vince il concorso da soprintendente e va in altre regioni: a Bologna tornerà solo nel 2002, «a riprendere il lavoro interrotto». E a far fronte ai soliti problemi. Lorganico della Soprintendenza per tutto il territorio emiliano-romagnolo è fissato a 148 persone. In realtà ce ne sono solo 108. Una cifra ridicolmente bassa, se si considera che le Marche dispongono di oltre 200 persone. Ma il Ministero continua a privilegiare i monumenti e a considerare poco le necessità di chi scava, di chi trova cose scientificamente importanti anche se non eclatanti dal punto di vista del pezzo. «Già, fino agli anni 60, contava il pezzo poi, piano piano, latteggiamento ha iniziato a cambiare. Ma che fatica». Fatica aumentata perché nel 2006 a Malnati è toccato anche linterim di Milano. Questo delle soprintendenze multiple e ad interim è un problema di tutto il Nord, dove Malnati è il solo soprintendente titolare. Oltretutto qui si continuano a non fare i concorsi per ispettori. E la media di età è sopra i 50 anni. Ma anche un ricambio non si può fare in un giorno, né in un mese. Bisogna che i nuovi quando e se arriveranno siano addestrati dai loro predecessori. E per questo ci vuole al minimo un anno. MA INTANTO le cose non si fermano, nuovi scavi hanno portato a grandi scoperte in tutta la regione, a Bologna in particolare. Sono ripresi gli scavi in quel gioiello poco conosciuto che è Velleia, una città romana nellAppennino parmigiano. E a Bologna gli scavi vanno dalla Fiera, a via Belle Arti, dalla Manifattura Tabacchi, a via Saffi, fino a Castenaso dove sono emerse alcune straordinarie stele. «Devo moltissimo - spiega Malnati - al soprintendente della Basilicata, Dino Adamesteanu, a lui devo laver imparato il modello aperto, il modo dir cercare, di studiare, di pubblicare». Malnati lo fa capire, trova Bologna un po autoreferenziale. Però è orgoglioso degli scavi in corso in collaborazione con le varie università: con Bologna per Marzabotto, Classe, Galeata, Solarolo. Con Venezia, Modena, Parma, Ferrara, con Milano. E per il futuro? «Bisogna che il Ministero capisca limportanza del Nord Italia. Noi stiamo gestendo e gestiremo le grandi opere dellItalia settentrionale: Tav, strade, ferrovie, autostrade. Bisogna che siamo in condizione di farlo. Ci manca anche il personale di custodia. Ma manca soprattutto la regolamentazione professionale del mestiere di archeologo. Ormai il lavoro si fa anche al di fuori delle università, dei musei, delle soprintendenze. E siccome non è possibile aprire cantieri di qualsiasi tipo senza archeologi, e università e soprintendenze ce la faranno mai da sole, si ricorre a esterni. E tempo che il loro lavoro venga riconosciuto a livello istituzionale. Gli archeologi sono professionisti capaci, è ora di dar loro uno status, bisogna che Ministero e università si diano una mossa. Se ne parla da 25 anni, senza venirne a capo e intanto i grandi progetti sono lì che arrivano. Le forze ci sono, ci vorrebbe la volontà politica. Oltretutto il privato deve avere garanzie. Bisogna fare qualcosa, a meno che non si vogliano degli istituti di archeologia circoscritti solo a pochi figli di papà».
BOLOGNA - "Rischio TAV per l'archeologia"
Luigi Malnati, soprintendente archeologico dell'Emilia-Romagna, parla delle difficoltà che affronta nel suo lavoro. La Soprintendenza per l'Emilia-Romagna ha un organico di 148 persone, ma in realtà ne hanno solo 108. Malnati cerca di collaborare con altri enti, come musei civici, università e associazioni, per affrontare i problemi. Ha vinto il concorso per ispettore in Soprintendenza nel 1981 e ha lavorato a Bologna per 14 anni prima di tornare nel 2002. Malnati è orgoglioso degli scavi in corso in collaborazione con le università e gli enti locali.
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