Da Giacomo Maranesi, studente di restauro dei beni culturali, riceviamo e pubblichiamo il seguente contributo. Gentile redazione, mi vedo costretto a scrivere una lettera al Vostro giornale per segnalare la costante, ripetuta e ignorata distruzione del nostro patrimonio storico-archeologico. Lo scorso maggio segnalai il degrado dell'area di via del Teatro Antico ed in particolare dei resti del teatro romano di Fermo. Per tutta risposta, l'assessore ai lavori pubblici Scendoni disse che era già stata stanziata la somma di 80 mila euro, addirittura inserita come priorità nell'assetto di bilancio del 2006. L'articolo uscì il 3 maggio 2007, i soldi furono stanziati già per l'anno precedente e i lavori... non sono ancora iniziati. Peggio: il muro appartenente ad un cunicolo fognario annesso al teatro - visibile sezionato all'inizio di via Ognissanti - è crollato qualche mese fa, con evidenti rischi per le automobili che sostavano nel parcheggio ai piedi del muro stesso. Alla vergognosa situazione di quell'area fa da pendant il criminale scavo nell'area dell'ex Orto Vallesi per la costruzione di... palazzine. Infatti, mentre nel resto dell'Italia, ormai da anni, non si costruisce più nei centri storici, a Fermo la situazione è inversa; il centro storico, che si era - tranne alcune eccezioni - salvato dalla cementificazione degli anni '60-'70, ora si va a costruire un'opera faraonica quanto inutile proprio all'interno del centro storico, a ridosso delle mura medievali e in posizione panoramica. Bella immagine di Fermo! Può andare peggio! Ebbene sì! Nel colossale scavo per le fondazioni di questo edificio sono venuti alla luce - come prevedibile - strutture murarie antiche. La più bella, proprio sopra l'arco di S. Antonio, è sicuramente medievale con più fasi costruttive ed è stata danneggiata mentre le altre più a monte, forse più antiche, sono state deliberatamente distrutte o inglobate nei piloni di cemento armato. Voglio ricordare che nella vicinissima Via Corsica furono scoperti in passato i resti di una domus romana, a riprova della prevedibile scoperta di resti archeologici in quell'area. Spero almeno che questa criminale situazione dell'Orto Vallesi venga quanto prima chiarita. Vorrei inoltre segnalare un altro problema che dovrebbe far riflettere sulla situazione dei beni archeologici a Fermo. Si tratta delle piccole cisterne romane in largo Calzecchi Onesti - erroneamente indicate nella targa come Magazzini romani -, ex sede dell'Antiquarium comunale e tuttora in parte adibito a deposito dei reperti archeologici, stipati nell'ultima sala. Nelle altre sale, aperte al pubblico, vi sono ancora esposti i reperti più "ingombranti" tra i quali una statua di togato di epoca giulio-claudia proveniente dal foro di Firmum, un grande do lium (anfora per derrate alimentari) e numerosi cippi funerari, sempre di epoca romana. Ora, in occasione dell'ultimo carnevale in queste cisterne è stata organizzata la festa della birra. Nulla in contrario se, come ho già detto, non sia in parte adibito a deposito archeologico. Un edificio che dovrebbe essere custode del nostro patrimonio, viene usato come sede della festa della birra senza alcuna misura precauzionale per i reperti depositativi. E già, perchè la sala adibita a deposito è separata dal resto delle cisterne con delle semplici transenne metalliche fissate alla meglio e da una tenda che li nasconde alla vista. Lascio giudicare a voi quanto sarebbe difficile portarsi a casa un souvenir... E in quanto studente di restauro dei beni culturali posso assicurarvi che, viste le condizioni ambientali e termoigrometriche dell'ambiente in cui sono depositati - il più interno e umido, in quanto sotterraneo - quegli oggetti corrono seri rischi per la loro conservazione. Spero sinceramente che questa squallida situazione termini quanto prima, se non per vero interesse delle autorità competenti (che evidentemente manca) almeno per una questione di "faccia". Ciò che mi rammarica di più, però, è che né la popolazione fermana, né le eventuali associazioni culturali (come l'Archeoclub locale) sembrano interessarsi della questione. A coloro che dovrebbero provvedere alla conservazione dei beni culturali e non alla loro distruzione: svegliatevi