Via libera invece ad attività e centri socio-culturali Intorno alla città stanno sorgendo ovunque piccoli quartieri satellite, che spesso si ricavano da aree industriali dismesse. Le fabbriche abbandonate, censite dall'Assindustriali e oggetto di convegni, sono un centinaio. È pensabile che tutte possano accogliere altre abitazioni, negozi e uffici che andrebbero ad aggiungersi a quelli dei colossi previsti dai piani norma non solo a S. Anna, ma più ancora tra la stazione e Pulia? Non c'è altro modo di recuperare gli scheletri fatiscenti dei capannoni fatiscenti, ricavandone ad esempio impianti sportivi, spazi culturali e per lo spettacolo, ambienti per attività socio-sanitarie di cui la città difetta? Per il sindaco, Mauro Favilla, occorre in qualche modo limitare i danni al territorio che rischia di portare il nuovo regolamento urbanistico, che di fatto lascia possibilità di realizzare di tutto negli stabilimenti abbandonati. «Mi preoccupa più l'aspetto della residenza che quello del terziario - spiega Favilla -. Mi pare sinceramente che l'esigenza di nuove abitazioni sia superata, mentre vedo spazio per la realizzazione uffici e attività. «Tante aziende e strutture di servizio si sono trasferite o hanno aperto nella zona di Guamo, quando più opportunamente sarebbero potute rimanere a due passi dalle Mura. E credo anche che nelle industrie dismesse ci possa essere spazio per centri socio sanitari e assistenziali, per laboratori artistici e culturali, per impianti sportivi. Servono insomma attività che creino occasioni di lavoro, più che nuova residenza». È sulla base di questa convinzione che potrebbe quindi essere proposta una variante al regolamento urbanistico che limiti, se non addirittura cancelli, la possibilità di costruire nuovi appartamenti nei capannoni abbandonati a due passi dalle Mura. Anche perché si temono le conseguenze si una eccessiva presenza di offerta sul mercato della casa, che già si avvertono. «In ogni caso tenteremo di riequilibrare la presenza di attività e residenza tra le zone ad est e ad ovest della città - aggiunge il sindaco -. Oggi si lavora fuori Porta Elisa, verso la Piana, e si dorme a S. Anna. Una situazione che crea tra l'altro evidenti problemi di mobilità». M.I. Preoccupa soprattutto la zona sud-est Edificabilità quasi esaurita LUCCA. Gli uffici comunali stanno verificando quanto si è realmente costruito dall'entrata in vigore del nuovo regolamento urbanistico. Cosa accadrà se si verificherà che sono stati superati i limiti previsti? Il sindaco attende di conoscere i dati con precisione, ma non crede che, al momento, siano state superate le volumetrie consentite nelle singole unità territoriali (quartieri) del Comune. Il sindaco attende di conoscere i dati con precisione, ma non crede che siano state superate le volumetrie consentite nelle singole unità territoriali (quartieri) del Comune. «Ho qualche timore per la parte sud est della città, verso S. Concordio e Pulia - dice Mauro Favilla - ma non ritengo che si sia già costruito tutto il costruibile. La norma provvidenziale che ci consente di sospendere l'edificabilità nel parco est (S. Pietro a Vico-Tempagnano-Antraccoli) ci permette di respirare». Se però la verifica individuasse quartieri in cui si è sforato si porrebbero problemi seri. «In questo caso, ammette il sindaco, avremmo due possibilità: o provvedere a un riequilibrio considerando unità territoriali diverse, o annullare le previsioni di nuove costruzioni laddove si è superato il tetto. Ma non possiamo trascurare il fatto che il nuovo regolamento urbanistico ha creato grandi aspettative e costituito diritti. C'è tanta gente che paga l'Ici su terreni diventati edificabili: come si fa a dirgli ora che non ci si può più costruire? Dopo aver ascoltato tecnici ed esperti, credo che l'unica soluzione sarebbe sospendere il diritto all'edificabilità, ma al tempo stesso rinunciare anche all'Ici». M.I.